Il 60% dei posti disponibili come medico di famiglia non è stato coperto: un dato senza precedenti nella storia sanitaria della provincia di Reggio Calabria, che si inserisce in un quadro già segnato dalla carenza di personale nella continuità assistenziale e sui mezzi di emergenza del 118. A richiamare l’attenzione sulla situazione è la FIMMG, che sottolinea la presenza e il ruolo della medicina generale sul territorio, spesso chiamata in causa nel dibattito sull’affollamento dei pronto soccorso e sul funzionamento della sanità territoriale.
I medici di medicina generale operano sul territorio sia individualmente, attraverso i propri studi professionali, sia all’interno delle AFT, le aggregazioni funzionali territoriali. Le AFT sono costituite da raggruppamenti di medici di medicina generale incaricati di garantire, dal lunedì al venerdì e per l’intera giornata dalle ore 8 alle 20, la tutela della salute della popolazione di riferimento. L’assistenza è rivolta ai pazienti dei professionisti che partecipano alla stessa aggregazione e riguarda le prestazioni mediche non differibili.
Perché i cittadini si rivolgono al pronto soccorso
Secondo la FIMMG, molti accessi al pronto soccorso avvengono nelle fasce orarie in cui il medico di fiducia non è disponibile. In altri casi, i cittadini si recano nelle strutture di emergenza per tentare di accedere più velocemente a prestazioni sanitarie come Tac o visite specialistiche. Tra le cause vengono indicate anche l’assenza di un medico curante e la convinzione che il pronto soccorso rappresenti, in ogni circostanza, il luogo più sicuro dal punto di vista sanitario. Nel valutare l’affollamento delle strutture occorre inoltre considerare periodi particolarmente complessi, come le ondate di caldo di questi giorni, che mettono a dura prova sia i pazienti sia i medici.
Alle difficoltà determinate dalle condizioni climatiche si aggiungono le carenze di sanitari, particolarmente evidenti nella continuità assistenziale e a bordo dei mezzi del servizio di emergenza 118. Il dato più preoccupante riguarda però la medicina di famiglia: per la prima volta nella storia sanitaria della provincia, il 60% dei posti disponibili non è stato coperto.
La FIMMG evidenzia la necessità di ripensare il ruolo della medicina generale, che non può essere limitato alla produzione quotidiana di migliaia di prescrizioni necessarie ad alimentare il sistema della farmaceutica, della specialistica ambulatoriale e dei ricoveri. Ai medici di famiglia deve essere invece garantito più tempo per tornare a svolgere pienamente la propria funzione clinica, riprendendo il fonendoscopio in mano e visitando i pazienti.
La FIMMG conferma la propria disponibilità al dialogo per offrire una risposta sanitaria sempre più efficace ai cittadini e invita la dottoressa Berardi e la dottoressa Frittelli a istituire tavoli tecnici dedicati alle criticità della sanità territoriale. L’obiettivo è individuare soluzioni condivise alle difficoltà del sistema, ribadendo che la sanità del territorio, nonostante le problematiche esistenti, non è seconda a nessuno in Italia.
