Guardiola ha detto no. C’era da aspettarselo, anche se ci ha riflettuto parecchio. La panchina dell’Italia parlerà ancora italiano, non che Pep non lo parlasse, avendo anche giocato in Serie A. Diciamo che l’accento più che essere spagnolo sarà… bresciano. Secondo “La Gazzetta dello Sport” sarà Andrea Pirlo il nuovo CT dell’Italia. Accordo raggiunto con l’eroe di Berlino 2006 che potrebbe essere ufficializzato prossima settimana (martedì c’è il Consiglio federale, che formalmente non deve essere coinvolto nella scelta, ma potrebbe ospitare l’annuncio).
Pirlo è un nome divisivo. Da calciatore ha vinto tutto con il Milan e la Juventus, ha in bacheca il Mondiale 2026, è stato universalmente riconosciuto come il regista più forte della sua epoca, un giocatore dal grande acume tattico, un maestro del centrocampo. Da allenatore però, fin qui, ha raccolto ben poco: un esonero in corsa alla Juventus come prima esperienza, dimissioni in Turchia al Fatih Karagumruk a 3 giornate dal termine con la squadra a centro classifica, un’esperienza fra luci e ombre alla Sampdoria con 7° posto al primo anno ed esonero al secondo; una promozione nella massima serie degli Emirati Arabi.
Ma Maldini in lui ha visto del potenziale. Soprattutto, ha visto l’identikit del profilo richiesto, qualcuno che “ragioni come ragioniamo noi, con cui ci sia armonia, che condivida le nostre idee“. Probabilmente, Conte e Mancini, allenatori fatti e finiti, con esperienza e anche un carattere con il quale non è sempre facile negoziare, avrebbero avuto difficoltà a ragionare dovendo mettere da parte la loro visione delle cose. Pirlo, sotto questo punto di vista, è più malleabile, anche più vicino all’idea di un calcio propositivo e moderno.
L’ingaggio, secondo la “Rosea”, dovrebbe essere vicino o inferiore ai 2 milioni. Maldini e Leonardo dovranno accompagnarlo in un’esperienza non di certo facile nella quale, da un lato deve riportare la Nazionale ai Mondiali 2030 (termine presunto del suo contratto e obiettivo principale), dall’altro deve contribuire a rifondare il calcio italiano dalle giovanili dando inizio a un progetto che si prospetta almeno decennale e che, in caso di mancata riconferma, verrà ereditato dal suo sostituto.
