Il 38° report dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Calabria stima una crescita dello 0,8% e un aumento dell’8% delle entrate previste. La disoccupazione scende all’8,6%, ma l’inflazione è la più alta d’Italia e l’export manifatturiero arretra del 4,5%. Fragomeni: “Servono politiche per sostenere competitività e investimenti”. Quasi 46mila assunzioni previste durante l’estate, un Pil in crescita più della media nazionale e una disoccupazione in sensibile diminuzione. La Calabria mostra segnali concreti di ripresa, ma continua a fare i conti con un’inflazione da record, con il costo elevato del credito e con il rallentamento delle esportazioni.
È il quadro tracciato dal 38° report dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Calabria, dedicato all’andamento dell’economia regionale nell’estate 2026. Un’analisi che restituisce l’immagine di un sistema produttivo vitale e capace di reagire alle difficoltà, ma ancora condizionato da alcune criticità strutturali che rischiano di frenare gli investimenti e la competitività delle imprese.
Quasi 46mila assunzioni previste in Calabria
La notizia più significativa riguarda il mercato del lavoro. Tra giugno e agosto le imprese calabresi prevedono infatti 45.980 assunzioni, con un incremento dell’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta dell’aumento più elevato registrato tra tutte le regioni italiane. Le performance migliori si rilevano nelle province di Crotone, con un aumento del 15,5%, e Reggio Calabria, con una crescita del 14,1%. Il turismo continua a rappresentare il principale motore dell’occupazione stagionale, concentrando il 41% delle entrate complessivamente previste. Alla crescita della domanda di lavoro si accompagna, tuttavia, una difficoltà sempre più evidente nel reperimento delle competenze necessarie. Il 42,2% delle figure professionali ricercate dalle imprese risulta infatti difficile da trovare.
Secondo le stime contenute nel report, il Pil della Calabria crescerà dello 0,8%, un risultato superiore sia alla media italiana, ferma allo 0,5%, sia a quella del Mezzogiorno, pari allo 0,7%. Il dato rappresenta un segnale positivo per l’economia regionale, anche se la crescita continua a convivere con fattori strutturali che incidono sulla capacità delle imprese di programmare nuovi investimenti, innovare e rafforzare la propria presenza sui mercati.
Disoccupazione in calo e occupazione in aumento
Segnali incoraggianti arrivano anche dagli indicatori generali sul lavoro. La disoccupazione scende all’8,6%, facendo registrare una riduzione di 3,3 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2025, mentre il numero degli occupati aumenta dello 0,7%. A sostenere la crescita sono soprattutto il lavoro autonomo, che registra un incremento del 18,1%, e l’occupazione femminile, in aumento del 4,3%. Resta invece particolarmente basso il tasso di attività, fermo al 51,7%, il valore più contenuto tra tutte le regioni italiane.
La principale criticità evidenziata dall’Osservatorio riguarda l’aumento dei prezzi. A maggio l’inflazione in Calabria ha raggiunto il 3,9%, il valore più elevato tra tutte le regioni italiane e nettamente superiore alla media nazionale del 3,2%. Nei mesi segnati dalla crisi dello Stretto di Hormuz, inoltre, energia elettrica e gas hanno registrato rincari del 5,7%, con conseguenze dirette sui costi di produzione sostenuti dalle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie calabresi.
Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato dall’accesso al credito. A marzo 2026 i finanziamenti concessi alle piccole imprese calabresi risultano diminuiti del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il costo del denaro continua inoltre a essere tra i più elevati del Paese. I tassi applicati alle micro e piccole imprese raggiungono il 10,5%, il secondo dato più alto in Italia, mentre per le imprese medio-grandi arrivano al 6,6%, il valore più elevato registrato a livello nazionale.
Il report mette in evidenza anche le difficoltà del commercio con l’estero. Nel primo trimestre del 2026 l’export manifatturiero calabrese è diminuito del 4,5%. La contrazione diventa ancora più marcata nei comparti caratterizzati da una maggiore presenza di micro e piccole imprese, dove la flessione raggiunge il 10,9%. A pesare sono soprattutto la riduzione delle esportazioni dirette verso il Medio Oriente e la Germania.
Fragomeni: “la Calabria dimostra capacità di reazione”
Per il presidente provinciale di Confartigianato, Antonello Fragomeni, il report restituisce “l’immagine di una Calabria che, nonostante un contesto economico internazionale ancora incerto, continua a dimostrare capacità di reazione e una significativa vitalità del proprio sistema produttivo. La crescita del Pil superiore alla media nazionale, l’aumento della domanda di lavoro e il calo della disoccupazione sono segnali incoraggianti – afferma Fragomeni – ma non possiamo ignorare le difficoltà che continuano a gravare sulle nostre imprese. L’inflazione resta la più alta d’Italia, il costo del credito è ancora troppo elevato e la riduzione dei finanziamenti rischia di frenare gli investimenti proprio nel momento in cui le aziende avrebbero bisogno di innovare e crescere”.
Il presidente di Confartigianato richiama anche l’attenzione sul tema delle competenze: “Le imprese cercano personale, ma nel 42,2% dei casi non riescono a trovare le figure professionali richieste. È indispensabile rafforzare il collegamento tra scuola, formazione e mondo produttivo, così come servono strumenti più efficaci per facilitare l’accesso al credito e sostenere gli investimenti. Le micro e piccole imprese – conclude Fragomeni – continuano a rappresentare l’ossatura dell’economia calabrese. Hanno dimostrato resilienza anche nei momenti più difficili; adesso è il momento di accompagnarle con politiche che favoriscano competitività, innovazione e crescita stabile”.
