La Rivolta di Reggio Calabria, il 14 luglio 1970 iniziava la sommossa contro le istituzioni repubblicane. Storia e dettagli

Il 14 luglio 1970 esplose la protesta contro lo “scippo” del capoluogo assegnato a Catanzaro e si trasformò nella più imponente sommossa popolare dell’Italia repubblicana, con sei morti, centinaia di feriti e tantissimi arresti

Il 14 luglio 1970 iniziava a Reggio Calabria la protesta destinata a trasformarsi in una vera e propria sommossa popolare contro lo “scippo” del capoluogo regionale, che proprio in quei giorni il Governo aveva deciso di assegnare a Catanzaro. A 56 anni di distanza, la Rivolta di Reggio Calabria resta una delle pagine più drammatiche e controverse della storia cittadina e regionale, oltre che la più imponente mobilitazione popolare registrata nell’Italia repubblicana. La protesta non rimase confinata al capoluogo dello Stretto. La popolazione dell’intera provincia reggina aderì alla battaglia di Reggio, partecipando alle manifestazioni e sostenendo una mobilitazione caratterizzata da momenti di fortissima tensione, ma anche da una profonda coesione sociale e da una determinazione diffusa nel portare avanti lo scontro con lo Stato italiano.

Rivolta di Reggio Calabria, il 14 luglio 1970 l’inizio della protesta

La data simbolo dell’inizio dei Moti di Reggio è il 14 luglio 1970. Quel giorno il sindaco di Reggio Calabria, Piero Battaglia, tenne un discorso in Piazza Italia, nel cuore politico e istituzionale della città. Erano trascorsi nove giorni dal famoso “rapporto alla città”, con il quale lo stesso sindaco aveva preso posizione contro il proprio partito, la Democrazia Cristiana, contestando apertamente la decisione del Governo di assegnare a Catanzaro il ruolo di capoluogo della Calabria. La scelta aveva provocato una reazione immediata nella popolazione reggina, che interpretò la decisione come una sottrazione del ruolo storico e politico rivendicato dalla città. Il discorso del sindaco rappresentò uno dei passaggi decisivi di una tensione già molto alta e contribuì a trasformare il malcontento in una protesta organizzata e sempre più partecipata.

Gli arresti alla Stazione Lido e lo scoppio dei Moti di Reggio

Nella stessa sera del 14 luglio, alcuni giovani furono arrestati dalle forze dell’ordine con l’accusa di avere bloccato il traffico nei pressi della Stazione Lido. Fu da quell’episodio che esplosero i “Moti di Reggio”. Gli arresti alimentarono ulteriormente la rabbia e segnarono l’inizio di una fase di protesta durissima, destinata a protrarsi per mesi. Le manifestazioni contro l’assegnazione del capoluogo a Catanzaro coinvolsero ampi settori della popolazione. La mobilitazione assunse dimensioni tali da trasformare Reggio Calabria in una città sottoposta a un eccezionale apparato di sicurezza. Le strade divennero il teatro di scontri, blocchi e proteste, mentre il confronto con lo Stato si faceva sempre più aspro.

Reggio Calabria blindata da polizia, carabinieri ed Esercito

Per contenere e sedare la protesta, a Reggio Calabria furono inviati migliaia di carabinieri, poliziotti e militari dell’Esercito. La città venne letteralmente blindata. La massiccia presenza delle forze dell’ordine segnò una fase particolarmente dura della rivolta, caratterizzata da scontri e tensioni continue. Il conflitto non coinvolse soltanto i manifestanti e le istituzioni, ma finì per attraversare l’intera comunità reggina. La protesta contro lo “scippo” del capoluogo divenne una battaglia identitaria, politica e territoriale condivisa dalla popolazione della provincia. Il senso di appartenenza e la convinzione di avere subito un torto alimentarono una mobilitazione che superò le tradizionali appartenenze politiche, trasformandosi in una rivendicazione collettiva.

Il bilancio della Rivolta di Reggio: sei morti e centinaia di feriti

Il bilancio finale della Rivolta di Reggio Calabria fu terribile. I moti provocarono sei morti, centinaia di feriti e tantissimi arresti. Dietro i numeri rimase la ferita profonda lasciata nella città da mesi di scontri, repressione e tensione sociale. La durezza della risposta dello Stato e la determinazione della popolazione reggina trasformarono la protesta per il capoluogo in uno dei più gravi conflitti interni vissuti dall’Italia repubblicana. Reggio Calabria si trovò al centro dell’attenzione nazionale, mentre il Governo cercava una soluzione politica in grado di riportare la situazione sotto controllo.

Il “pacchetto Colombo” dopo mesi di trattative

Dopo mesi di trattative, il Governo varò “Il pacchetto Colombo”, una serie di misure pensate per compensare lo “scippo” di città capoluogo subito da Reggio Calabria. L’intervento prendeva il nome dal Governo guidato da Emilio Colombo e prevedeva una serie di iniziative economiche e industriali destinate al territorio reggino. Tra le principali misure figurava inizialmente la costruzione di un centro siderurgico. Successivamente si optò per il porto nella Piana di Gioia Tauro e per la realizzazione della Liquichimica di Saline Ioniche. Il pacchetto rappresentò il tentativo di offrire a Reggio e alla sua provincia una compensazione sul piano economico e infrastrutturale, pur senza modificare la decisione sull’assegnazione del capoluogo regionale.

Reggio Calabria sede del Consiglio regionale

Pur non avendo ottenuto il titolo di capoluogo regionale, Reggio Calabria divenne sede del Consiglio regionale della Calabria. La scelta rappresentò un elemento di equilibrio istituzionale tra Reggio e Catanzaro. A Catanzaro rimase il ruolo di capoluogo, mentre Reggio ospitò l’assemblea legislativa regionale. La sede del Consiglio regionale costituì uno dei riconoscimenti attribuiti alla città dopo il lungo conflitto politico e sociale. Il compromesso non cancellò tuttavia le conseguenze della rivolta né la percezione dello “scippo”, rimasta profondamente radicata nella memoria collettiva reggina.