Negli ultimi giorni è tornato a circolare con insistenza sui social network, specialmente su Facebook, un lunghissimo post firmato da un presunto ex insegnante di lettere del Premier Giorgia Meloni. Questo testo, firmato con il nome di Mario De Dominicis, si presenta come una calorosa difesa della studentessa Meloni e punta a smentire alcune voci ricorrenti sul suo percorso scolastico. Nella testimonianza si legge che la giovane frequentava l’istituto linguistico Amerigo Vespucci in via dell’Olmata a Roma, dove avrebbe conseguito la maturità con il massimo dei voti. L’autore descrive una ragazza straordinariamente studiosa, capace di parlare correttamente quattro lingue, impegnata nei pomeriggi lavorativi per aiutare la famiglia e dotata fin da adolescente di una spiccata leadership politica. Il post si conclude con una dichiarazione di affetto e sostegno incondizionato da parte del suo vecchio professore, un contenuto che ha collezionato migliaia di interazioni e condivisioni.
Chi è il Professor Mario De Dominicis
La prima fondamentale verifica da compiere in ottica di fact-checking riguarda proprio l’autore di questa appassionante difesa pubblica. Attraverso approfondite indagini digitali e verifiche incrociate sui registri scolastici dell’epoca, i principali analisti ed esperti di informazione hanno rilevato che il nome di Mario De Dominicis non corrisponde a nessun docente di lettere che abbia realmente avuto in classe il Premier nei primi anni Novanta. Il profilo social che per primo ha condiviso questo contenuto mostra i tratti tipici di un account fittizio o di una identità creata appositamente per generare propaganda politica ed empatia digitale. La figura del vecchio e saggio professore di lettere è un classico espediente della narrazione social utilizzato per dare autorevolezza e un tocco emotivo a una serie di informazioni. Di conseguenza, la cornice narrativa della lettera è da considerarsi falsa, poiché non esiste alcun vecchio professore con questo nome pronto a giurare sulla giovinezza della leader di Fratelli d’Italia. Al contrario, gli unici docenti reali dell’istituto ad aver rilasciato interviste pubbliche, come il professore di economia politica Carlo Turchetti, hanno confermato le ottime doti della studentessa senza però essere gli autori del testo virale in questione.
L’enigma della scuola alberghiera e l’Istituto Vespucci
Il nucleo centrale del post virale affronta una delle leggende metropolitane più diffuse sul web, ovvero quella secondo cui il Premier avrebbe frequentato la scuola alberghiera. Su questo specifico punto, il testo esamina una realtà storica corretta ma lo fa con qualche imprecisione terminologica che merita un approfondimento. Il Premier non ha mai frequentato un istituto alberghiero, bensì l’Istituto Professionale per il Turismo Amerigo Vespucci situato in via dell’Olmata a Roma. All’epoca della sua frequenza, questa scuola offriva un percorso sperimentale che consentiva di ottenere una maturità linguistica, rilasciando il titolo ufficiale di perito aziendale e corrispondente in lingue estere. L’equivoco di massa nasce dal fatto che, a causa di successive riforme scolastiche e accorpamenti, l’attuale istituto che porta il nome di Amerigo Vespucci a Roma è diventato un istituto professionale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera. Chi oggi cerca informazioni online sulla scuola si imbatte quindi nella dicitura di istituto alberghiero, ma negli anni Novanta la struttura frequentata da Meloni era focalizzata sul turismo e sullo studio approfondito delle lingue straniere, come specificato dallo stesso Premier nella sua autobiografia intitolata Io sono Giorgia.
Il voto di maturità, il lavoro e il mito delle quattro lingue
Un altro aspetto sollevato dalla finta lettera del professore riguarda le reali performance scolastiche e personali della giovane studentessa. Il post afferma che la ragazza si diplomò con il massimo dei voti, un dettaglio che trova pieno riscontro nella realtà storica delle biografie ufficiali. Nel 1996 la studentessa ha superato l’esame di Stato ottenendo la votazione di 60/60, il massimo dei voti previsto dal vecchio ordinamento scolastico prima delle riforme successive. È altrettanto vero e ampiamente documentato che durante gli anni dell’adolescenza la giovane alternava lo studio a diversi impieghi pomeridiani e serali, lavorando come babysitter e come barista presso lo storico locale romano Piper per supportare economicamente la propria famiglia. Il post scivola invece nella retorica e nell’esagerazione quando menziona la conoscenza approfondita di ben quattro lingue straniere scritte e parlate correttamente fin dai tempi delle superiori. I programmi ministeriali dell’indirizzo turistico dell’epoca prevedevano lo studio di tre lingue straniere e lo stesso Premier ha dimostrato nel corso della sua carriera internazionale di padroneggiare con ottimi risultati l’inglese e il francese, possedendo una buona base di spagnolo, ma la narrazione del prodigio quadrilingue fin dal liceo appartiene alla sfera del mito politico ed è stata gonfiata sui social.
Conclusioni sulla natura del post virale su Facebook
In conclusione, l’analisi di questa testimonianza social ci permette di definire il testo come un classico esempio di disinformazione stratificata o, più precisamente, come una narrazione romanzata costruita attorno a fatti biografici reali. L’autore anonimo del post ha raccolto dati oggettivi e verificabili sul passato scolastico di Giorgia Meloni, come il voto di maturità eccellente e il nome dell’istituto di via dell’Olmata, utilizzandoli strategicamente per smentire la bufala della scuola alberghiera. Tuttavia, per amplificare la portata emotiva e favorire la condivisione virale, ha preferito inventare di sana pianta il personaggio del Professor Mario De Dominicis, arricchendo il racconto con dettagli iperbolici sulle competenze linguistiche e sulla condotta scolastica. Questo genere di contenuti dimostra come le notizie parzialmente vere siano le più difficili da eradicare sul web, poiché la presenza di elementi storici inconfutabili spinge l’utente comune a considerare autentico l’intero pacchetto informativo, inclusa la firma falsa posta in calce al testo.
