Dalla memoria di Carolina Picchio alla costruzione di un progetto nazionale capace di coinvolgere direttamente i giovani nella prevenzione della violenza digitale. È questo il filo che ha unito l’intervento di Fulvio Scarpino, presidente del Co.Re.Com. Calabria, al Marateale e il successivo confronto sul futuro del Cybercrime Film Festival – Premio Lucia Abiuso. L’incontro con i ragazzi non ha assunto il tono di una lezione tradizionale. Scarpino ha scelto di partire dalla vicenda della quattordicenne Carolina Picchio, morta dopo essere stata travolta dalla diffusione di immagini umilianti e dalla violenza delle parole, per porre interrogativi diretti sulla responsabilità di chi filma, condivide, commenta, ride o rimane in silenzio davanti all’umiliazione di un’altra persona.
Al centro dell’intervento è emersa la capacità della rete di amplificare e rendere permanente la crudeltà. Un’offesa pronunciata in una stanza può esaurirsi, mentre un’immagine condivisa in una chat può raggiungere un pubblico senza confini e continuare a inseguire la vittima per anni. “Le parole fanno più male delle botte”, scrisse Carolina. Da questa frase Scarpino ha tratto un messaggio rivolto ai più giovani: dietro ogni profilo, fotografia o video si trova una persona e la leggerezza con cui viene compiuto un gesto online non elimina la gravità delle sue conseguenze.
La prevenzione comincia prima delle sanzioni
Il cyberbullismo non può essere contrastato esclusivamente nelle aule giudiziarie. Quando arriva una sanzione, infatti, il danno può essere già stato compiuto. La prevenzione inizia prima, nel momento in cui qualcuno decide di non filmare un’umiliazione, di non condividere un contenuto, di interrompere la catena della diffusione e di non lasciare sola la vittima. È in questa prospettiva che si inserisce la media education, intesa non soltanto come conoscenza del funzionamento dei social network, ma come educazione allo sguardo, al linguaggio e alla responsabilità. I giovani non vengono considerati semplici destinatari di divieti, ma protagonisti attivi della cittadinanza digitale.
La presenza di Scarpino al Marateale si è intrecciata con l’incontro “Umani nell’algoritmo – Diritti, informazione e media education nell’era dell’IA”, ospitato all’Hotel Santavenere. A margine dei lavori, il presidente del Co.Re.Com. Calabria si è confrontato con la nuova direttrice del Comitato, Maria Stefania Lauria, e con Nicola Sansalone, del Servizio rapporti con i Co.Re.Com. e coordinamento ispettivo di AGCOM. Al centro della conversazione è stato posto il futuro del Cybercrime Film Festival – Premio Lucia Abiuso, un’iniziativa che punta a trasformare la denuncia in un percorso di costruzione culturale e formativa.
I giovani diventano autori della prevenzione
Il Festival non propone una nuova conferenza nella quale gli adulti indicano ai ragazzi soltanto ciò che non devono fare. Il progetto affida invece ai giovani un ruolo centrale, rendendoli autori, sceneggiatori, interpreti e registi della prevenzione. Scuole, università e accademie saranno chiamate a raccontare attraverso cortometraggi originali il cyberbullismo, il revenge porn, l’adescamento, l’odio online, la manipolazione delle immagini e le nuove forme di violenza digitale. Il cinema diventa così uno strumento di conoscenza, denuncia e responsabilità, capace di parlare ai ragazzi attraverso un linguaggio vicino alla loro esperienza quotidiana.
Il Cybercrime Film Festival non si configura soltanto come un concorso cinematografico, ma come un percorso formativo nazionale, un laboratorio di cittadinanza digitale e un presidio culturale. L’obiettivo è intervenire prima del reato, prima dell’isolamento della vittima e prima che una forma di violenza venga percepita come normale. Questa impostazione ha richiamato l’attenzione di AGCOM, che guarda al Festival non come a un’iniziativa limitata a un singolo territorio, ma come a un modello capace di tradurre la media education in un’esperienza concreta, nazionale e replicabile.
L’Autorità ha scelto di sostenere l’ambizione del progetto, nel quale i giovani non sono soltanto soggetti da proteggere, ma diventano direttamente costruttori della prevenzione. Sansalone ha manifestato interesse per un’iniziativa che unisce istituzioni, scuola, cinema e comunicazione e che affida ai ragazzi il compito di parlare ai propri coetanei con un linguaggio capace di arrivare dove spesso non riescono ad arrivare circolari, ammonimenti e sanzioni.
Dal dolore di un video alla possibilità di cambiare la rete
La giornata di Maratea ha seguito così un unico percorso: dalla memoria di Carolina Picchio alla nascita di un progetto nazionale, dal dolore provocato dalla diffusione di un video alla possibilità di utilizzare il cinema per impedire che la stessa violenza si ripeta, dall’ascolto dei giovani al confronto istituzionale con AGCOM. La repressione rimane necessaria, ma interviene dopo. La sfida del Cybercrime Film Festival è invece arrivare prima, offrendo ai giovani gli strumenti per raccontare, comprendere e cambiare il mondo digitale.
