“Viviamo dall’ottobre dello scorso anno tra gli ospedali di Padova, Siena, Firenze, Roma. Qualche mese fa dopo un mio appello, il presidente della regione Renato Schifani ha promesso un aiuto per la mia famiglia. Ma non ho saputo più nulla. Non chiedo niente e non pretendo niente, ma se mia figlia non può essere curata in Sicilia ed una intera famiglia è costretta a vivere i disagi che stiamo vivendo credo che lo Stato dovrebbe farsene carico. Perché sennò è solo propaganda elettorale” . Lo dice Gaetano Franzone, padre della piccola Nora 7 anni, 11 chili ed un solo occhio. L’altro se l’è portato il retinoblastoma, un tumore molto aggressivo che si manifesta quasi sempre in tenerissima età. In quasi 6 anni la famiglia Franzone ha speso 60 mila euro per curare la bambina in una struttura che potesse darle speranza mentre il padre Tano, imbianchino, ha smesso di lavorare impegnato ad accompagnare la figlia nelle varie associazioni e centri che si occupano di riabilitazione.
“E’ ingiusto che per curare nostra figlia dobbiamo fare oltre mille chilometri esponendoci a spese esose oltre che disagi per noi e principalmente per la bimba” dice il padre di Noemi. La famiglia, di tanto in tanto, ha richiesto il contributo economico previsto dalla legge della regione Sicilia 202/79 che prevede un rimborso spese per chi è costretto ad andare a curarsi fuori. Ma il rimborso, solo una parte, è previsto in caso di intervento chirurgico mentre per le visite, quelle di routine, non è previsto alcun rimborso. “Questa legge va rivista in toto – dice Franzone – Perché è inaudito che ti rimborsino solo un forfait del giorno della visita. Io ho una scatola piena di scontrini di spesa e non per lo shopping“.
