La transizione ecologica in Sicilia rischia di trasformarsi, secondo BCsicilia, in una vera e propria “colonizzazione energetica”. È questo il cuore del documento diffuso dall’associazione, che interviene con una presa di posizione netta contro la proliferazione di grandi impianti fotovoltaici ed eolici sul territorio regionale, chiedendo alla Regione Siciliana uno stop alle autorizzazioni definite “selvagge” e l’approvazione di una pianificazione capace di tutelare paesaggio, suolo agricolo, aree marine e comunità locali. Il documento pone al centro una questione sempre più discussa nell’Isola: come conciliare la necessità di produrre energia da fonti rinnovabili con la salvaguardia dell’identità paesaggistica, culturale e agricola della Sicilia. BCsicilia non contesta la transizione energetica in sé, ma il modello che si starebbe affermando, giudicato sbilanciato a favore dei grandi operatori e poco rispettoso dei territori. L’associazione afferma: “Negli ultimi anni la Sicilia è stata oggetto di una vera e propria colonizzazione energetica. Sotto il vessillo della tanto invocata transizione ecologica, stiamo assistendo all’assalto sistematico delle nostre colline, delle pianure e delle aree marine ad alta sensibilità ecologica da parte di multinazionali dell’energia”.
La denuncia: pale eoliche e pannelli fotovoltaici cambiano il volto dell’Isola
Nel documento, BCsicilia descrive un processo di trasformazione del territorio che, a suo giudizio, sta incidendo in modo profondo sull’immagine e sulla vocazione della regione. L’associazione richiama la presenza di grandi pale eoliche e vaste estensioni di pannelli fotovoltaici, sottolineando il rischio di una perdita progressiva dell’identità paesaggistica e agricola siciliana. Il testo denuncia infatti la realizzazione di “Gigantesche pale eoliche che superano i 200 m. di altezza e sterminate distese di pannelli fotovoltaici, estese per centinaia di ettari”, che secondo l’associazione “stanno progressivamente cancellando l’identità paesaggistica, culturale e agricola della nostra Isola”.
Il punto sollevato non riguarda soltanto l’impatto visivo degli impianti, ma anche il consumo di terreni agricoli, la pressione sulle comunità locali e la possibile compromissione del patrimonio turistico. La critica di BCsicilia si concentra su un modello di sviluppo energetico ritenuto troppo aggressivo, nel quale le aree rurali, collinari e marine diventano luoghi di insediamento per impianti di dimensioni sempre maggiori.
Il caso Fenix tra Paternò, Belpasso e Centuripe
Tra gli esempi indicati nel documento c’è l’impianto Fenix, attualmente in costruzione tra Paternò, Belpasso e Centuripe. Secondo quanto riportato da BCsicilia, l’impianto occuperà circa 400 ettari di terreno e prevede l’installazione di 424.000 moduli fotovoltaici. Si tratta, come evidenziato dall’associazione, di un’opera destinata a diventare “il più grande d’Italia”. Il progetto viene richiamato come simbolo della trasformazione in atto, in cui grandi superfici di territorio vengono destinate alla produzione energetica da fonte solare. Il riferimento all’impianto Fenix serve a BCsicilia per porre una domanda di fondo sulla direzione della politica energetica regionale: se sia davvero necessario utilizzare suolo agricolo e aree di valore territoriale per raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili, oppure se esistano alternative meno invasive e più coerenti con la tutela del paesaggio.
Med Wind, il progetto eolico offshore nel mare della Sicilia occidentale
Accanto al caso Fenix, il documento richiama anche il progetto Med Wind, considerato particolarmente preoccupante per il possibile impatto su uno dei tratti di mare più preziosi del Mediterraneo. La previsione riguarda un grande impianto eolico offshore al largo della Sicilia occidentale.
Secondo il documento, il progetto prevede “la realizzazione di un mega-impianto eolico offshore composto da quattro installazioni integrate con circa 190 turbine galleggianti, alte fino a 300 metri, distribuite su una superficie di circa 18 milioni di metri quadrati”. Per BCsicilia, il mare non può essere considerato uno spazio neutro da destinare automaticamente alla produzione energetica. La preoccupazione riguarda l’equilibrio tra produzione da fonti rinnovabili, tutela degli ecosistemi marini, paesaggio costiero e valore naturalistico delle aree interessate.
“Speculazione vorace e predatoria”: la critica al modello energetico
Il documento usa parole nette per descrivere ciò che starebbe accadendo in Sicilia. Secondo BCsicilia, il processo in corso non può più essere definito una transizione equilibrata. L’associazione parla apertamente di speculazione e denuncia il rischio che l’Isola paghi il prezzo ambientale e paesaggistico della produzione energetica senza ottenere benefici diretti proporzionati. La frase centrale del documento è chiara: “Non si tratta più di una transizione equilibrata, ma di una speculazione vorace e predatoria”. BCsicilia sottolinea che la Sicilia produce molta più energia elettrica di quanta ne consumi, ma questa condizione, secondo l’associazione, non si traduce in vantaggi concreti per i cittadini. Il documento afferma che “questa ricchezza non si traduce in bollette più leggere per i siciliani” e che, al contrario, l’energia viene esportata “verso il Nord Italia e il resto d’Europa”.
Il nodo politico e sociale è proprio questo: l’associazione sostiene che al territorio restino soprattutto gli effetti negativi, dalle “macerie paesaggistiche” ai “terreni agricoli espropriati o svenduti da agricoltori “presi alla gola””, fino alla “drastica svalutazione del patrimonio turistico”.
Il riferimento al Sicily Solar Report e alle aree alternative
Nel documento, BCsicilia richiama anche il contributo degli studiosi del CNR e il “Sicily Solar Report”, sostenendo che l’autonomia energetica potrebbe essere perseguita senza consumare nuovo suolo agricolo. Secondo quanto riportato dall’associazione, da tempo studiosi del CNR hanno evidenziato come l’obiettivo dell’autonomia possa essere raggiunto “utilizzando unicamente cave dismesse, miniere abbandonate ed aree industriali inutilizzate, evitando così il consumo di nuovo suolo agricolo”.
Questa parte del documento è decisiva perché propone una strada alternativa alla diffusione indiscriminata di impianti su terreni produttivi o aree di pregio. La richiesta è quella di concentrare gli interventi sulle superfici già compromesse, come cave dismesse, miniere abbandonate e aree industriali inutilizzate, evitando di sacrificare paesaggi agricoli e zone naturalistiche. BCsicilia richiama anche “numerosi studi internazionali” secondo cui impianti eolici di media dimensione, se collocati in aree a bassa sensibilità ambientale, possono garantire “un equilibrio più sostenibile tra produzione energetica, tutela del paesaggio e accettabilità sociale”.
La domanda di BCsicilia: perché sacrificare territori agricoli e mare?
Il documento pone una domanda diretta alla politica regionale e ai decisori pubblici: “Perché, allora, continuare a sacrificare terreni agricoli fertili, crinali collinari e tratti di mare di straordinario valore naturalistico?”. È una domanda che riassume il senso dell’intervento di BCsicilia. L’associazione non rifiuta la produzione di energia rinnovabile, ma contesta la localizzazione degli impianti e la mancanza di una pianificazione ritenuta adeguata. La questione non è soltanto tecnica, ma riguarda il modello di sviluppo che si vuole costruire per la Sicilia.
Il contrasto indicato è tra una transizione ecologica democratica e un’espansione energetica guidata da grandi interessi industriali. Da una parte, secondo BCsicilia, ci sarebbe la possibilità di un sistema diffuso, partecipato e rispettoso del territorio; dall’altra, una crescita accelerata di grandi impianti che rischiano di cambiare in modo irreversibile paesaggi, campagne e aree marine.
Le responsabilità attribuite alla Regione Siciliana
Nel documento viene chiamata direttamente in causa la Regione Siciliana. BCsicilia ritiene che una parte rilevante delle responsabilità ricada sull’ente regionale, accusato di avere favorito l’espansione degli impianti attraverso il progressivo snellimento delle procedure autorizzative, senza accompagnare questo processo con una pianificazione territoriale rigorosa. L’associazione scrive: “Una parte rilevante delle responsabilità ricade sulla Regione Siciliana, che negli ultimi anni ha favorito l’espansione di questi impianti attraverso il progressivo snellimento delle procedure autorizzative, senza una contestuale e rigorosa pianificazione territoriale”.
Il riferimento è alla necessità di individuare con precisione le aree idonee e le aree non idonee all’installazione degli impianti. Secondo BCsicilia, l’assenza per molti anni di criteri chiari e vincolanti avrebbe aperto la strada a una proliferazione di progetti privati, spesso in territori sensibili o comunque non adeguatamente tutelati.
Obiettivi energetici al 2030 e rischio “motore verde” d’Italia
Il documento affronta anche il tema degli obiettivi energetici assegnati alla Sicilia. Secondo BCsicilia, lo Stato ha assegnato alla Regione l’obiettivo di oltre 10,7 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. Di questa quota, circa 3 GW risultano già installati e una parte consistente della restante capacità sarebbe già autorizzata.
Nonostante ciò, l’associazione sottolinea che la Regione ha dichiarato l’intenzione di puntare a un obiettivo di circa 30 GW complessivi, comprendendo anche numerosi progetti ancora in fase istruttoria.
È in questo quadro che BCsicilia definisce la Sicilia, per la sua costante esposizione al sole e al vento, come il possibile “motore verde” d’Italia. Nel documento si legge che l’Isola “verrà usata nei fatti come il “motore verde” d’Italia, chiamata a sostenere gli obiettivi energetici nazionali per raggiungere i parametri europei”. La critica si concentra anche sul ruolo del governo regionale, che secondo l’associazione “si piega passivamente a questi diktat calati dall’alto, senza un’adeguata valutazione delle ricadute ambientali, paesaggistiche e sociali sul proprio territorio”.
Il vuoto normativo sulle aree non idonee e il ruolo dei Tar
Uno dei passaggi più duri del documento riguarda il ritardo nella definizione delle aree non idonee. BCsicilia sostiene che, per molti anni, la Regione non abbia stabilito in modo chiaro e vincolante dove gli impianti non potessero essere realizzati. Il documento afferma che “Questo vuoto normativo ha spalancato le porte alla speculazione selvaggia, dove i privati propongono progetti ovunque e i tribunali amministrativi, come dimostrano recenti sentenze del TAR, finiscono per sbloccare la realizzazione di parchi eolici e di giganteschi impianti agrivoltaici a causa delle lacune nei piani regolatori regionali”.
Sindaci, comunità locali e agricoltori lasciati soli
La denuncia dell’associazione si estende anche al rapporto tra grandi società energetiche e territori. Secondo BCsicilia, sindaci, comunità locali e agricoltori si trovano spesso in una posizione di grande debolezza di fronte a operatori economici molto strutturati. Nel documento si legge che “I sindaci e le comunità locali, insieme agli agricoltori che vedono le proprie colture devastate, sono lasciati soli a combattere contro colossi societari imbattibili”.
La proposta: fotovoltaico sui tetti, aree dismesse e comunità energetiche
BCsicilia indica anche un percorso alternativo. La transizione energetica viene definita necessaria, ma deve essere “democratica, diffusa e rispettosa dell’ambiente”. L’associazione chiede di incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di edifici pubblici, industriali, commerciali e residenziali.
Nel documento vengono richiamati anche il recupero delle aree industriali dismesse, delle cave e delle miniere abbandonate, la tutela integrale dei paesaggi agricoli storici, delle aree protette e dei contesti di elevato valore culturale, oltre a una pianificazione regionale chiara e definitiva delle aree idonee e non idonee.
Un altro punto centrale riguarda il pieno coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali e il sostegno alle comunità energetiche rinnovabili e ai sistemi di autoconsumo diffuso. È questa, per BCsicilia, la via per rendere la transizione meno invasiva e più equa, distribuendo benefici e responsabilità sul territorio.
La richiesta alla Regione Siciliana: stop alle autorizzazioni selvagge
La conclusione del documento contiene la richiesta politica più esplicita. BCsicilia chiede alla Regione Siciliana un intervento immediato per fermare quella che definisce una fase di autorizzazioni selvagge e per approvare un piano di tutela del territorio.
L’associazione scrive: “Alla luce di quanto sopra esposto chiediamo alla Regione Siciliana un immediato stop alle autorizzazioni selvagge e l’approvazione di un piano che tuteli il paesaggio, tutelato dalla Costituzione, il suolo agricolo e la dignità dei siciliani”. La richiesta punta a riportare al centro il principio della tutela del paesaggio, richiamato anche come valore costituzionale, insieme alla difesa del suolo agricolo e della dignità delle comunità locali. Per BCsicilia, la pianificazione energetica non può procedere senza una valutazione piena delle conseguenze ambientali, sociali e culturali.
“La Sicilia è la nostra terra, non la centrale elettrica d’Europa”
Il documento si chiude con un appello rivolto al futuro dell’Isola e alle prossime generazioni. Il timore espresso da BCsicilia è che una pianificazione sbilanciata possa consegnare ai siciliani di domani un patrimonio naturalistico profondamente alterato. La frase conclusiva sintetizza il senso dell’intervento: “Se non vogliamo consegnare alle future generazioni un patrimonio naturalistico irriconoscibile, dobbiamo opporci a una pianificazione che sacrifica il territorio e il mare. La Sicilia è la nostra terra, non la centrale elettrica d’Europa”. Con questo documento, BCsicilia inserisce nel dibattito pubblico regionale una critica frontale al modello di sviluppo delle energie rinnovabili in Sicilia. L’associazione chiede una transizione ecologica che non diventi consumo indiscriminato di territorio, ma che sappia conciliare produzione energetica, tutela del paesaggio, difesa dell’agricoltura, protezione del mare e partecipazione delle comunità locali.
