Avviate le attività per la valorizzazione del patrimonio dello Stretto: la procedura UNESCO e il progetto di Parco Nazionale | DETTAGLI

Il Laboratorio promosso dalla Rete COPATSS, con le Università Mediterranea di Reggio Calabria e di Messina, punta alla valorizzazione del patrimonio ecopaesaggistico e territoriale dell’area dello Stretto

Si è tenuta martedì 30 giugno, online, l’assemblea di avvio delle attività dei due gruppi di lavoro dedicati rispettivamente alla Procedura di Riconoscimento UNESCO e al Progetto di Parco Nazionale. I due gruppi costituiscono il Laboratorio per la valorizzazione del patrimonio ecopaesaggistico e territoriale dello Stretto di Messina, promosso dalla Rete COPATSS, Comunità di Patrimonio del Territorio dello Stretto Sostenibile, con le organizzazioni aderenti, comprese le due Università: la Mediterranea di Reggio Calabria e quella di Messina.

Il Laboratorio intende promuovere e rilanciare studi, ricerche e tesi attorno a due tematiche su cui da tempo sono stati avviati elaborazioni e dibattito: la realizzazione del Parco Nazionale dello Stretto, Costa Viola e Ganzirri e la ripresa della procedura per il riconoscimento UNESCO dello Stretto ” Patrimonio Mondiale dell’umanità”.

Il coordinamento del Laboratorio e i primi obiettivi

Il Laboratorio è coordinato dal professor Domenico Marino dell’UNIRC, che opera in entrambi i gruppi di lavoro. Marino ha aperto i lavori dell’assemblea ricordando il valore anche economico della tutela e della valorizzazione ecopaesaggistica e le enormi potenzialità che ciò può assumere nel caso dello Stretto di Messina.

Alberto Ziparo, del coordinamento della Rete, ha illustrato i lavori della giornata, finalizzati a focalizzare i primi passi e i compiti che i due gruppi dovranno affrontare. È stata evidenziata la consapevolezza di un lavoro lungo e complesso, che necessita di pazienza e tenacia, accompagnate però dalle gratificazioni che possono derivare dalle nuove acquisizioni e dagli studi. Ove interessanti, questi potranno essere comunicati al pubblico e contribuire così alla crescita di una coscienza anche collettiva sull’importanza e sulle valenze del patrimonio dello Stretto.

Gaetano Benedetto, presidente nazionale del WWF, una delle organizzazioni nazionali che hanno promosso la Rete COPATSS, nonché studioso dello Stretto anche per aver partecipato e coordinato le ultime versioni delle osservazioni delle associazioni ambientaliste alla VIA del progetto del Ponte, ha sottolineato l’importanza del lavoro intrapreso, purché accompagnato dalla coscienza della complessità e della lunghezza delle elaborazioni che si avviano. A questo proposito ha ricordato le difficoltà riscontrate nelle ultime programmazioni di parchi nazionali, dalle proposte progettuali fino alle istituzionalizzazioni, di cui è utile che siano ben edotti soprattutto i componenti del gruppo di lavoro sulla proposta di Parco dello Stretto.

Il progetto di Parco nazionale dello Stretto

Gerardo Pontecorvo, di VerdEuropa, esperto di patrimonio naturale e forestale, nonché promotore del recente rilancio del Progetto di Parco nazionale dello Stretto, ha ricordato come tale idea oggi rappresenti non solo il consolidamento del quadro di tutele esistenti e cogenti dell’area, ma l’unica forma di sviluppo sostenibile oggi praticabile. Anche per le ricadute della crisi ecoclimatica globale, secondo quanto emerso, non si può infatti pensare ad attività sociali che non siano rigorosamente rispettose delle regole dettate dai valori presenti e dagli statuti dei luoghi, come avviene nel caso dei parchi.

Francesco Suraci, ingegnere e urbanista, delegato INU per la provincia di Reggio Calabria, ha ricordato come oggi non possa esserci riqualificazione ecologica di città e territori senza un rafforzamento delle tutele, specie per aree speciali quali lo Stretto di Messina, come propugnano i due programmi attivati.

Pino Romeo, urbanista e planner, tra i coordinatori del progetto Parco, ha sottolineato come il lavoro di tale gruppo debba muovere dall’individuazione e ricomposizione dell’ampio quadro di tutele esistenti nell’area, nonché dall’acquisizione delle modalità procedurali che hanno contrassegnato l’istituzione degli ultimi parchi nazionali, con analisi delle lungaggini e delle difficoltà da superare.

Il percorso UNESCO e la selezione dei beni patrimoniali

Patrizia Nardi, esperta UNESCO di livello internazionale e coordinatrice insieme ad altre esperte del gruppo operante sulla stessa procedura UNESCO, ha ribadito la necessità di acquisire forte consapevolezza sulla complessità e sulla vastità dei problemi da affrontare in un iter oggi assai più lungo e impegnativo rispetto al passato. Come nei migliori casi di esito positivo, tutto il periodo di preparazione e adempimenti procedurali può costituire un importante momento di ampliamento e ulteriore diffusione del valore dei beni storico-culturali, artistici e paesaggistici dello Stretto di Messina. Tra i primi compiti del relativo gruppo di lavoro c’è quindi l’informazione aggiornata sulle modalità da seguire per approcciare e proseguire correttamente nello svolgimento della procedura.

Giuseppe Fera, urbanista e docente universitario, ha sottolineato come, oltre alla necessità di acquisire e aggiornare caratteri e modalità da seguire nella procedura UNESCO, sia necessario selezionare alcuni beni patrimoniali culturali e ambientali, tra cui individuare e selezionare poi ciò che è candidabile per l’eventuale titolo. Come già emerso nelle riunioni preliminari e confermato dai contatti ministeriali, è praticamente impossibile candidare lo Stretto nella sua interezza. Quindi, oltre ad acquisire presto le conoscenze necessarie sulle nuove procedure da seguire, va intrapreso tale specifico lavoro di selezione tra le innumerevoli risorse presenti nel patrimonio strettese.

Maria Cristina Schiavone, già componente della Direzione Regionale Beni Culturali della Calabria e del coordinamento del gruppo di lavoro UNESCO, ha ribadito la necessità di acquisire subito le conoscenze necessarie circa gli aggiornamenti procedurali, che costituirà uno dei primi compiti del gruppo, con utilissime diffusioni e divulgazioni anche pubbliche appena possibile.

Rossella Agostino, già dirigente della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Reggio Calabria e oggi responsabile della sezione reggina di Italia Nostra, ha sottolineato la necessità di coordinare le specificità del programma “proceduraUNESCO” con l’ampliamento generale del quadro di tutele e della fruizione corretta del patrimonio ecopaesaggistico e storico-culturale dello Stretto.

Patrimonio culturale, ambientale e identità dello Stretto

Amilcare Mollica, esperto di cultura calabrese e grande conoscitore dell’area jonica reggina e dell’area grecanica, ha ricordato il peso dei beni immateriali e dei valori storici e archeologici presenti, tra l’altro, nella stessa Area Grecanica, oltre che in tutta l’Area dello Stretto, che possono significativamente marcare i due programmi in questione.

Francesca Polimeni, esperta di culture, tradizioni, simboli e icone locali, ha ricordato il peso socioculturale, passato ma anche attuale, di attività risalenti ai tempi antichi ma tuttora importanti, come i mercati all’aperto dei prodotti della terra e del pescato dello Stretto, fino ad attività considerate tuttora eccellenze storico-socioculturali, come le Feluche dello Stretto, che è anche il nome di un’associazione aderente alla Rete, per “il rispetto delle regole nella pesca del Pesce Spada”.

Clelia Ligotti, esperta e studiosa di beni storico-culturali, ha sottolineato come tra le risorse patrimoniali considerate “eccellenze e meraviglie” dell’Area dello Stretto siano da annoverare i reperti e i tesori oggi ospitati non solo nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio, ma anche negli altri istituti di storia e conservazione, anche privati e religiosi, presenti nell’area.

Alessia Stellitano, architetta ambientalista, ha sottolineato l’eccezionale interesse storico-culturale ed ecopaesaggistico dei territori dello Stretto e il merito dei programmi in questione nell’approfondirne gli aspetti peculiari e diffonderne valenze e pregi.

Coordinamento, legalità ambientale e comunità di patrimonio

Rocco Alberto Gioffrè, architetto, responsabile di Kronos 1991 e Club Unesco, ha sottolineato la necessità di coordinare le azioni che saranno via via effettuate non solo all’interno dei singoli gruppi, ma anche tra i gruppi stessi e con l’attività dell’intera Rete COPATSS di sostenibilità nell’area. È importante, infatti, proiettare il consolidamento generale della tutela patrimoniale promosso dai due programmi sulle molte azioni che le organizzazioni aderenti alla Rete, insieme ad altre con cui si collabora, stanno svolgendo in tutta l’area.

Simona Lanzoni, responsabile locale del Programma del Consiglio d’Europa “Comunità di Patrimonio per la cura dei beni culturali e ambientali” ex Protocollo di Faro, a cui pure la Rete si è ispirata per scegliere la propria denominazione, ha ricordato l’importanza che un numero maggiore della decina di organizzazioni che lo hanno già fatto incrementi le adesioni anche formali al Protocollo e alla Piattaforma. Tra le altre attività è utile ricordare quella in avvio, insieme tra gli altri ai Club Unesco locali e alla stessa Rete, con alcuni istituti scolastici reggini e messinesi aderenti al progetto “Scuola blu Unesco” per l’educazione ambientale e alla tutela delle fasce costiere, in questo caso dello Stretto. La Rete COPATSS ha già confermato l’adesione a tale progetto.

Aurora Notarianni, coordinatrice del gruppo di legali che affiancano la Rete per i problemi giuridici ed esperta di diritto e normativa ambientale, ha confermato la propria disponibilità a collaborare con il programma focalizzando sui problemi giuridico-normativi. Ha anche sottolineato la necessità del rispetto generalizzato delle regole, non solo quelle esplicitate in codici e leggi, ma anche quelle insite nei caratteri e nei valori dell’enorme patrimonio dello Stretto.

Beatrice Barillaro, responsabile WWF per l’area del reggino, ha ricordato le numerose attività e azioni di tutela e valorizzazione del patrimonio dello Stretto in corso da parte di molte associazioni culturali e ambientaliste. Tra queste si annoverano le giornate di educazione e informazione ecologica dedicate anche ai turisti, come la giornata di Osservazione dell’Avifauna del Pantano di Saline Joniche, che si svolge ogni anno nel periodo immediatamente postferragostano presso l’Osservatorio WWF omonimo e che costituisce occasione per un’assemblea con le altre organizzazioni della costa jonica e dell’Area Grecanica sui problemi, ma anche sulle acquisizioni positive nel contesto interessato.

Le prossime tappe

Nelle prossime settimane si terranno ulteriori contatti intra e intergruppi di lavoro. Si procederà già all’avvio a fornire a tutti i collaboratori notizie dettagliate con diffusione, oltre che della mailing list già esistente, dei numeri di cellulare e WhatsApp di tutti i componenti.

Con tali interlocuzioni brevi si metteranno a fuoco le prime elaborazioni da effettuare nelle due procedure in questione: per la procedura UNESCO, la diffusione delle modalità di procedura aggiornata, con possibili workshop aperti al pubblico, nonché la selezione dei primi beni patrimoniali elegibili per l’avvio dell’iter, con il coordinamento di Nardi, Schiavone e Fera; per il progetto Parco, la ricomposizione del quadro di tutele esistenti nell’area e la ricostruzione degli iter procedurali degli ultimi parchi nazionali istituiti, con il coordinamento di Pontecorvo, Romeo, Gangemi e Valbruzzi, con l’auspicato supporto di Gaetano Benedetto soprattutto su quest’ultimo punto.

Il coordinamento giuridico è formato dagli avvocati Aurora Notarianni, Angelo Calzone e Giuseppe Vitarelli. I coordinatori già indicati potranno essere affiancati da eventuali altri esperti che intendessero assumere anche compiti di coordinamento.

Le prossime riunioni dei gruppi dovrebbero svolgersi, dopo la pausa agostana, preferibilmente in presenza presso la sede UNIRC di Palazzo Zani o in altre sedi proposte da organizzazioni aderenti alla Rete, fino a fine anno. Dai primi mesi del 2027 sarà infatti a disposizione della Rete la nuova sede dell’associazione teatrale “MANACHUMA”, aderente a COPATSS, sita presso il Porto di Reggio e facilmente raggiungibile dai diversi contesti dell’Area dello Stretto.