Il Codacons di Reggio Calabria ha depositato le proprie osservazioni preliminari nell’ambito della Conferenza dei servizi decisoria relativa al progetto denominato “Autoporto Verde a servizio della Città di Villa San Giovanni e dei mezzi in transito verso la Sicilia”. L’associazione contesta diversi aspetti del procedimento avviato dal Comune il 13 luglio 2026, chiedendo l’acquisizione di documenti ritenuti essenziali, l’ampliamento delle amministrazioni coinvolte e il differimento di ogni decisione sul Progetto di fattibilità tecnico-economica, indicato con l’acronimo PFTE.
Nel documento trasmesso al Comune e agli enti convocati, il Codacons sostiene che il fascicolo attualmente sottoposto alla Conferenza presenti lacune documentali, contraddizioni progettuali e criticità amministrative che non consentirebbero, allo stato, una valutazione completa sotto il profilo finanziario, trasportistico, ambientale e della sicurezza. Le osservazioni sono state presentate ai sensi degli articoli 9 e 10 della legge 241 del 1990, che consentono ai portatori di interessi diffusi di intervenire nei procedimenti dai quali possa derivare un pregiudizio agli interessi rappresentati.
Autoporto Verde, il Codacons contesta il nuovo indirizzo del progetto
Uno dei nodi principali sollevati riguarda il ruolo assunto dal Comune di Villa San Giovanni dopo la conclusione della gestione commissariale. L’opera trae origine dallo stato di emergenza dichiarato nel 2002 per affrontare la situazione determinata dall’attraversamento del centro cittadino da parte dei mezzi pesanti diretti agli imbarchi. L’ordinanza del 2003 aveva affidato al Prefetto di Reggio Calabria, nella qualità di commissario delegato, la realizzazione di interventi urgenti finalizzati a separare il traffico portuale dalla viabilità urbana.
Secondo la ricostruzione del Codacons, il successivo subentro del Comune avrebbe avuto natura esclusivamente attuativa. L’ente locale sarebbe stato incaricato di coordinare e completare le attività già programmate, senza ricevere un autonomo potere per sostituire, ridimensionare o riprogrammare l’opera originaria.
L’associazione evidenzia, invece, che il nuovo PFTE descrive un “nuovo percorso progettuale” e una riorganizzazione complessiva dell’area, introducendo funzioni sociali, culturali, sportive, turistiche e commerciali. Negli elaborati l’Autoporto viene presentato anche come “parco infrastrutturale” e spazio destinato a eventi, manifestazioni, aggregazione sociale e attività ricreative. Per il Codacons, non si tratterebbe quindi di un semplice aggiornamento tecnico, ma della sostituzione del programma emergenziale con un progetto diverso, senza che negli atti sia stato indicato il provvedimento che avrebbe attribuito al Comune il potere di modificare la destinazione originaria dell’intervento.
Il progetto definitivo del 2012 non sarebbe stato allegato agli atti
Un altro punto centrale riguarda il progetto definitivo dell’Autoporto elaborato nel 2012. Il Codacons ricorda che, dopo un indirizzo del Dipartimento della Protezione civile del 2010, il Prefetto-Commissario aveva costituito un gruppo di progettazione composto da funzionari dell’Anas e del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche di Calabria e Sicilia. Il progetto definitivo sarebbe stato consegnato al Prefetto-Commissario il 13 marzo 2012, ma non risulterebbe allegato al fascicolo della Conferenza dei servizi. La sua acquisizione viene considerata indispensabile per verificare quali funzioni siano state mantenute, eliminate o ridotte dal nuovo progetto.
Il Codacons chiede pertanto la pubblicazione integrale delle tavole, delle relazioni, degli atti di trasmissione e dei provvedimenti relativi al progetto del 2012, insieme a una comparazione analitica tra quell’intervento, le opere nel frattempo realizzate e il PFTE attuale. Secondo l’associazione, il Documento di indirizzo alla progettazione definirebbe il precedente elaborato come “preliminare”, pur ricordando nello stesso tempo che il gruppo tecnico istituito dal Prefetto aveva sviluppato e consegnato un progetto definitivo. La prima progettazione, sostiene il Codacons nel comunicato, sarebbe stata realizzata per circa l’80%, mentre il nuovo intervento ne prevederebbe in parte la demolizione senza una motivazione tecnica sufficientemente documentata.
Fondi dell’emergenza e vincolo di destinazione delle risorse
La contestazione investe anche la provenienza e la destinazione dei finanziamenti. Nell’atto di indizione della Conferenza si fa riferimento a residui pari a 8.275.519,66 euro, trasferiti al bilancio comunale per completare le opere previste dall’ordinanza di Protezione civile del 2003. Il Codacons sottolinea che tali risorse non potrebbero essere considerate liberamente utilizzabili dal Comune, poiché deriverebbero da una gestione emergenziale e resterebbero vincolate al completamento degli interventi già programmati. Soltanto dopo la conclusione di quelle opere, eventuali somme residue potrebbero essere impiegate per altri interventi, purché strettamente finalizzati al superamento della situazione di criticità e inseriti in un Piano preventivamente approvato dal Dipartimento della Protezione civile.
Nel fascicolo della Conferenza, secondo l’associazione, non risulterebbe depositato alcun Piano autorizzato che comprenda le nuove componenti del progetto, come il percorso benessere, l’anfiteatro, la passerella panoramica, il parcheggio urbano e le attività sportive, sociali o commerciali. Viene inoltre contestata l’attribuzione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del trasferimento di oltre 21,5 milioni di euro sulla contabilità speciale. Il Codacons chiede di acquisire il relativo provvedimento, i capitoli di provenienza, i mandati di pagamento e la ricostruzione cronologica di tutti i trasferimenti, distinguendo le somme secondo l’amministrazione erogatrice e l’effettivo vincolo di destinazione.
Chiesta l’integrazione della Conferenza dei servizi
Il Codacons ritiene incompleta anche la composizione della Conferenza dei servizi. Tra i soggetti che, secondo l’associazione, avrebbero dovuto essere coinvolti figurano il Ministro per la Protezione civile, il Dipartimento della Protezione civile, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Rete Ferroviaria Italiana, l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto e la Capitaneria di porto competente. La presenza della Protezione civile viene ritenuta necessaria per verificare il rispetto delle finalità dell’emergenza e il corretto impiego delle risorse. Il Mase dovrebbe invece pronunciarsi sulla compatibilità del nuovo progetto con il decreto di Valutazione di impatto ambientale del 2000, mentre RFI, Autorità portuale e Capitaneria sarebbero chiamate a valutare il coordinamento tra il polmone di stoccaggio a monte, gli approdi, i piazzali a valle, i servizi ferroviari marittimi e la gestione delle merci pericolose.
L’associazione chiede inoltre che il procedimento venga trasformato da Conferenza semplificata e asincrona in una Conferenza simultanea e sincrona, con un confronto diretto tra tutte le amministrazioni coinvolte. La complessità dell’intervento, secondo il Codacons, non sarebbe compatibile con una raccolta separata dei singoli pareri.
Mancano studi aggiornati su traffico, code e capacità degli imbarchi
Tra le criticità più rilevanti indicate nelle osservazioni figura l’assenza di uno studio trasportistico aggiornato. Il PFTE, secondo il Codacons, farebbe riferimento a nuove esigenze funzionali senza produrre dati in grado di dimostrare come siano cambiati i flussi di traffico rispetto al progetto precedente. Non risulterebbero allegati dati sul traffico medio giornaliero, sui picchi stagionali, sulla lunghezza e la durata delle code, sulla capacità degli approdi e delle navi, sui periodi di esodo e controesodo o sulle conseguenze di eventuali sospensioni del servizio di traghettamento.
Il progetto prevede una capacità teorica di 50 mezzi pesanti e 258 autovetture, ma il Codacons sostiene che non sia stato illustrato il metodo utilizzato per determinare questi numeri, né effettuato un confronto con la capacità del progetto definitivo del 2012. L’associazione chiede quindi simulazioni sul funzionamento dell’area durante i periodi ordinari e quelli di massima congestione, una valutazione delle interferenze tra attività logistiche ed eventi pubblici e la dimostrazione dell’effettiva capacità dell’infrastruttura di liberare il centro urbano dalle code dei mezzi diretti agli imbarchi.
Inquinamento, rumore e funzione ambientale dell’Autoporto
Il progetto originario dell’Autoporto, ricorda il Codacons, non era stato concepito soltanto come un’infrastruttura trasportistica, ma come uno strumento di risanamento ambientale. Il decreto VIA del 2000 aveva preso in esame una situazione caratterizzata da elevati livelli di pressione sonora e da concentrazioni di inquinanti atmosferici prossime ai valori limite. Lo studio ambientale originario avrebbe stimato che il parcheggio-tampone a monte e la regolazione dei flussi fuori dal tessuto cittadino potessero ridurre mediamente l’inquinamento del 50%. Nel nuovo progetto, però, non risulterebbero presenti campagne aggiornate sulla qualità dell’aria e sul rumore, né una comparazione tra gli effetti della configurazione del 2012 e quelli del nuovo assetto.
Il Codacons riconosce la presenza negli elaborati di misure quali pannelli fotovoltaici, pavimentazioni drenanti, piantumazioni e sistemi per il recupero dell’acqua. Tali interventi, tuttavia, non dimostrerebbero da soli la capacità del progetto di ridurre il traffico e le emissioni nel centro di Villa San Giovanni. Viene chiesta anche una valutazione dell’esposizione alle emissioni e al rumore delle persone che utilizzerebbero il percorso fitness, l’anfiteatro, il punto ristoro e le aree di aggregazione previste accanto agli spazi destinati alla sosta e alla manovra dei mezzi pesanti.
Merci pericolose, contestata la scomparsa dei cinque stalli dedicati
Particolare attenzione viene riservata alla gestione dei veicoli che trasportano merci nocive, infiammabili o pericolose. Il progetto originario prevedeva cinque stalli specifici, dotati di presidi di sicurezza, oltre a un edificio destinato a Polizia stradale, Anas e Protezione civile. Nel nuovo PFTE, secondo il Codacons, non sarebbe individuata un’area separata equivalente. La lettura elettronica dei pannelli ADR permetterebbe di riconoscere i mezzi, ma non chiarirebbe dove debbano sostare, quali distanze di sicurezza debbano essere rispettate, quali dispositivi antincendio siano previsti e quali procedure debbano essere attivate in caso di perdita o incidente.
La questione viene collegata all’uso promiscuo dell’area. Accanto ai corselli per i mezzi pesanti sono infatti previsti un percorso fitness lungo circa 420 metri, un anfiteatro da 200 posti, un punto ristoro e una passerella panoramica. Il Codacons chiede uno studio di rischio, un piano di emergenza e una valutazione espressa da parte di Vigili del fuoco, Ministero delle Infrastrutture, RFI, Autorità portuale, Capitaneria e Protezione civile. In mancanza della dimostrazione della compatibilità tra queste funzioni, l’associazione chiede l’eliminazione dell’uso promiscuo e il ripristino delle dotazioni specialistiche previste dal progetto originario.
La richiesta finale: sospendere ogni decisione sul PFTE
Nelle conclusioni, il Codacons chiede che tutte le osservazioni vengano acquisite al fascicolo, trasmesse alle amministrazioni interessate e valutate espressamente nel provvedimento conclusivo. L’associazione domanda inoltre il deposito del progetto definitivo del 2012, la ricostruzione dell’utilizzo dei fondi, la produzione degli studi trasportistici e ambientali, la separazione finanziaria tra opere emergenziali e funzioni ricreative e una pronuncia del Mase sulla necessità di una nuova procedura ambientale. Il Codacons chiede che i termini della Conferenza vengano sospesi o differiti fino all’acquisizione dei documenti e dei pareri mancanti e che, dopo il completamento dell’istruttoria, sia assegnato un nuovo termine per presentare osservazioni di merito.
Secondo l’associazione, proseguire sulla base dell’attuale documentazione comporterebbe il rischio di approvare una modifica sostanziale dell’Autoporto senza avere dimostrato la legittimità del potere esercitato dal Comune, il rispetto del vincolo finanziario, l’utilità trasportistica del nuovo assetto, l’equivalenza delle prestazioni ambientali e la sicurezza delle funzioni previste. Il Codacons annuncia infine la possibilità di ulteriori iniziative, paventando una lunga battaglia giudiziaria e una mobilitazione pubblica «a difesa della città».
