Strage di Amendolara, UIL Calabria: “una forma contemporanea di tratta degli schiavi”

Strage di Amendolara, il segretario generale Mariaelena Senese: "non c’è più spazio per l’indignazione e non servono altre analisi, le proposte sono già tutte sul tavolo: è ora di agire"

Il caporalato e lo sfruttamento indegno dei braccianti agricoli sono la forma contemporanea della tratta degli schiavi. Non c’è un altro modo per definire un fenomeno i cui contorni sono tanto ampi quanto noti e i cui effetti sono drammatici sotto il profilo umano, sociale ed economico“. È quanto afferma Mariaelena Senese, segretario generale UIL Calabria, con riferimento all’eccidio di Amendolara. “Abbiamo scelto di esprimerci sui fatti di Amendolara solo dopo aver ascoltato le parole ufficiali degli inquirenti per conoscere meglio il reale contesto e le implicazioni sottese. Spesso, in queste occasioni, nel commentare a caldo si rischia di perdere di vista elementi di riflessione importanti. La UIL Calabria muove da una ferma consapevolezza: il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei braccianti stranieri non è affatto una novità in Calabria e anzi ha più volte presentato all’opinione pubblica il suo volto più drammatico, triste, feroce. Per questo motivo, non c’è più spazio per la semplice indignazione”, evidenzia.

“Troppe volte, infatti, all’indignazione pubblica non hanno fatto seguito azioni concrete, misurabili e specifiche perché si togliesse ossigeno a chi quel sistema di sfruttamento lo ha creato e lo utilizza quotidianamente per lucrare sulla pelle dei braccianti affamati dal bisogno. Per essere chiari: quel sistema è criminalità organizzata. Negli ultimi anni, in Calabria, abbiamo registrato diverse notizie di cronaca e fatti di sangue maturati nel contesto dei braccianti stranieri sfruttati. Così come abbiamo registrato tentativi di interventi amministrativi e normativi, protocolli d’intesa e progetti indirizzati dall’Europa che avrebbero dovuto in qualche modo avviare iniziative di contrasto reali al fenomeno. I fatti di Amendolara, più di ogni altra testimonianza, ci dicono che ciò che è stato fatto finora non basta neanche a scalfire il problema”, evidenzia.

Non servono altre analisi: le proposte sono già tutte sul tavolo, a partire dalla necessità di rafforzare sensibilmente la dotazione organica delle Forze dell’Ordine sul territorio affinché i controlli si svolgano sotto l’egida diretta dello Stato. E poi: monitoraggio dei fabbisogni in agricoltura e gestione dei flussi di braccianti, controlli a tappeto, investimento nella mediazione culturale e nei corsi di formazione linguistica e sui diritti dei lavoratori, incentivi e tutele per le cooperative di braccianti e sgravi fiscali alle aziende agricole che impiegano lavoratori con regolare contratto sono gli unici strumenti concretamente utili a togliere ai caporali e a chi li arma gli elementi con cui ricattano e sfruttano il bisogno dei migranti”, sottolinea. “L’ennesimo fatto di sangue, la morte violenta di persone che speravano solo di lavorare per migliorare la propria condizione di vita, non sia la solita occasione in cui l’opinione pubblica accende, per pochi istanti, i riflettori sulla condizione dei braccianti agricoli. Da questa tragedia si abbia finalmente il coraggio di far nascere un sistema di tutela e controllo che la dignità umana richiede”, conclude.