La recente approvazione della Legge 7 maggio 2026, n. 70, nota come “Valorizzazione della risorsa mare”, ha sollevato numerose critiche da parte degli operatori del settore marittimo. Se da un lato il provvedimento introduce novità su digitalizzazione, procedure di imbarco e accesso alle matricole della Gente di Mare, dall’altro sembra ignorare le problematiche più urgenti legate alla condizione concreta dei lavoratori marittimi. A sollevare la questione è Alessandro Bongiorno, referente messinese di Azione per i Trasporti ed il Lavoro Marittimo, da tempo impegnato nella difesa dei diritti della categoria.
L’Italia invisibile dei marittimi
“C’è un’Italia che vive sul mare ma non viene quasi mai raccontata. Non è quella delle crociere, dei porti turistici o delle conferenze sulla blue economy. È l’Italia dei marittimi, lavoratori indispensabili quando una nave carica di merci o passeggeri deve partire, invisibili quando bisogna riconoscere un minimo di diritti costituzionali”. Con queste parole, Bongiorno descrive l’Italia spesso dimenticata dalla politica e dai media. Il focus è sui marittimi a 78 giorni, impiegati con contratti brevi e ricorrenti che, pur non essendo occasionali, rimangono privi di tutele adeguate.
Un Codice della Navigazione datato e inadeguato
Secondo Bongiorno, uno dei problemi principali deriva dalla normativa di base: “i problemi nascono già dalla normativa di base, il Codice della Navigazione è stato approvato nel 1942 e pretendere di regolare ancora oggi la condizione dei marittimi con una norma pensata oltre ottant’anni fa significa ignorare quanto siano cambiati il lavoro, la società e il trasporto marittimo”. Questa evidenza mette in luce come le innovazioni introdotte dalla Legge 70 non siano sufficienti a risolvere le criticità strutturali di un settore essenziale per l’economia nazionale.
La riforma del mare tra luci e ombre
Il provvedimento, secondo Bongiorno, avrebbe potuto rappresentare un passo avanti nella tutela dei lavoratori: “Dal Governo ci saremmo aspettati una mano. Anche perché, grazie alle interrogazioni mirate presentate da Azione, il Ministro Salvini è stato costretto a mettere nero su bianco ciò che i marittimi denunciano da anni. Eppure, nel provvedimento “risorsa mare” appena varato, presentato come una grande riforma del settore, non si affrontano neanche lontanamente i problemi veri lavoratori marittimi. Evidentemente questo Governo non è interessato al consenso della Gente di Mare perchè chi si dimentica dei marittimi oggi, non può poi pretendere il loro voto domani”. Bongiorno sottolinea come, pur essendo un atto legislativo importante, la legge non tocchi le questioni fondamentali relative a diritti, sicurezza e stabilità del lavoro.
L’impegno di Azione per i marittimi
Nonostante le lacune legislative, Bongiorno conferma che Azione continuerà a lavorare per portare i problemi dei marittimi al centro del dibattito politico: “il nostro impegno, come Azione, sarà quello di non lasciare questa battaglia nel recinto delle lamentele di categoria. I problemi dei marittimi devono entrare nell’agenda politica nazionale: dalla revisione dell’articolo 326 del Codice della Navigazione, al contrasto dell’abuso dei contratti brevi, fino alla verifica della coerenza dei CCNL marittimi con i principi generali del diritto del lavoro”. Il referente messinese annuncia che l’attività proseguirà insieme ai parlamentari di Azione già impegnati sul tema, con l’obiettivo di ottenere riforme concrete e durature.
Una riforma incompleta che lascia spazio a nuove battaglie
La Legge “Valorizzazione della risorsa mare” rappresenta quindi un tentativo di modernizzazione delle procedure e della gestione burocratica della Gente di Mare, ma non affronta le questioni centrali del lavoro marittimo. La denuncia di Alessandro Bongiorno mette in evidenza una realtà spesso invisibile, quella dei marittimi, la cui condizione necessita di un intervento legislativo concreto e mirato, capace di garantire diritti, sicurezza e stabilità lavorativa.
