Reggio Calabria, Ventura: “la ‘ndrangheta recluta i Rom e li arma contro i clan tradizionali”

Dalle indagini “Antibes” e “Garden” agli arresti dell’operazione “Lauro”, cresce il ruolo dei clan zingari nel narcotraffico, tra subappalti, violenza e autonomie crescenti rispetto alle cosche tradizionali

“La settimana scorsa, nella conferenza stampa tenutasi in Questura a seguito della maxi operazione al Rione Marconi è emerso come dalle ricostruzioni degli inquirenti vi sia il vanto di alcuni dei rom arrestati per l’essere affiliati alla cosca Libri e di operare nel narcotraffico sul mandato o col placet di quest’ultimi. L’ipotesi che la ndrangheta assoldi ed affili zingari è ora forse più che una mera ipotesi”. Lo afferma Francesco Ventura, il quale dal 2013 è da solo ed in prima linea al Rione Marconi contro l’occupazione e le angherie incentrate proprio nell’alloggio oggi al centro della maxi operazione.

“Sebbene questa alleanza sembri essersi già delineata nella prima metà degli anni Novanta, all’indomani di quella seconda guerra di mafia che specie nel reggino ha assottigliato la manovalanza a disposizione delle cosche tradizionali, ancora oggi ci si sorprende e si stenta a credere che ciò sia possibile. Eppure quanto emerge dalle indagini, specie nel corso dell’ultimo quinquennio sembra portare più di qualche indizio su come si sia ormai innanzi a formazioni autonome, forse non più sotto il controllo neanche di quei clan ritenuti egemoni”.

“Basti pensare a quanto emerso dai filoni di inchiesta scaturiti dalle indagini “Antibes” nel 2016 e “Garden” nel 2023. Nella prima sono emerse intercettazioni in cui delle personalità ritenute di rilievo all’interno delle cosche si lamentavano di come vi sia carenza di nuove leve adeguate da schierare sul campo. Infatti, tra emigrazioni e spopolamento, mutamento sull’attrattività del mondo mafioso e parzialmente anche per effetto di politiche sociali e di welfare, pare che sempre meno giovani trovi conveniente ingrossare le fila degli utili idioti che portano acqua al mulino dei boss consolidatisi”.

“E quindi è legittimo credere che le cosche abbiano iniziato sempre più a subappaltare, delegare ed al tempo stesso infiacchirsi, potenziando sempre più i propri ausiliari: gli zingari. Clan divenuti sempre più organizzati, armati e violenti. Un quadro tutt’altro che ipotetico, visto che proprio con l’inchiesta “Garden” sono emerse ulteriori intercettazioni attribuite a ndranghetisti in cui apertamente ammettono come con gli zingari si debba oramai scendere a patti, perché una guerra le cosche tradizionali non se la possono permettere. E forse si è consapevoli del rischio di non poterla vincere. A tal proposito, nel cosentino dei precedenti già ci sarebbero, ossia quelli relativi alla faida di Cassano a cavallo tra il 2002 ed il 2003. Il quadro emerso dell’operazione “Lauro” descrive come sostanzialmente a salvare gli ndranghetisti da una mattanza per mano degli zingari loro rivoltatisi dovettero intervenire i Carabinieri”.