Reggio Calabria, un ex giornalista Rai scrive a Cannizzaro: “12 anni con un Sindaco del nulla, lei inauguri una nuova era”

Un cittadino tornato a vivere in città dopo anni fuori racconta delusione, speranze e richieste concrete: servizi essenziali, cultura, turismo e competenze per rilanciare Reggio Calabria

È la voce di un cittadino, Paolo Bolano, ex giornalista Rai, che si definisce “ex emigrato” e “tornante”, tornato a vivere a Reggio Calabria dopo anni trascorsi fuori. Una voce dura, appassionata, a tratti amara, ma attraversata da un sentimento chiaro: l’amore per la propria città e il desiderio che Reggio possa finalmente diventare “una città normale”. Nella lettera indirizzata al nuovo sindaco, il cittadino ripercorre gli anni di governo cittadino, denuncia il degrado delle periferie e invita la nuova amministrazione a non ripetere gli errori del passato. Il messaggio è diretto: partire dai bisogni essenziali, dalle fogne alle strade, dall’acqua ai servizi culturali, senza dimenticare il patrimonio storico e identitario della Magna Grecia.

Centrale anche il tema della cultura come leva di riscatto. Secondo l’autore, Reggio e la Calabria devono smettere di acquistare cultura prodotta altrove e iniziare a valorizzare la propria storia, i propri luoghi, le proprie risorse. Un appello che diventa anche una proposta politica: puntare su professionalità, competenze e capacità, lasciando da parte logiche clientelari e figure improvvisate.Di seguito la lettera integrale.

“Sono un ex emigrato. Sono un tornante. Amo Reggio e vorrei che diventasse una città normale. Come tante altre. Lavoravo ancora a Roma, ma frequentavo spesso la città per motivi famigliari. Ho visto all’opera sia il centro destra, che il centro sinistra. Fino qui, una vera tragedia. Oggi in città è tornato lei con una formazione di centro destra. Ha fatto una volata. Sappia però che noi negli ultimi 12 anni siamo stati governati dal “sindaco del nulla”. È stato facile per lei vincere. Non continui anche lei a penalizzarci, non ce lo meritiamo. Spero che lei faccia il sindaco di tutti. Lei sa bene che siamo gli ultimi in tutte le classifiche. Bisogna fare un grosso lavoro per risalire la china.

Mi permetterò da cittadino che vive in periferia (San Sperato-Cataforio) di darle alcuni suggerimenti. Lei non potrà in 5 anni cambiare le sorti della città, ma se vuole potrà dare un grosso contributo alla rinascita di Reggio. Cominci dalle periferie. Mancano spesso le fogne. I depuratori scaricano dove possono. Siamo in Africa o in Europa? Veda lei. Mancano le strade, la spazzatura spesso invade le nostre contrade. Manca l’acqua, le biblioteche, i centri culturali e per anziani. I cinema, I teatri. Ci sono almeno 30 incompiute. Lavori iniziati e mai portati a termine. Faccia subito qualcosa se vuole essere amato dai reggini, Signor Sindaco, i cittadini di Reggio oggi lo osannano, domani lo abbandoneranno se non fa nulla, o se vuole imitare i suoi predecessori. Stia in campana, a Reggio sanno fischiare bene. Secondo suggerimento legato alla cultura e al turismo. Noi, egregio sindaco, siamo I figli della Magna Grecia.

Qui, quasi tremila anni fa, è nata la filosofia, la medicina, la scultura, la pittura, il teatro e il bello, che poi valicando i monti della regione ha raggiunto il mondo intero allora conosciuto. Di questa nostra eredità parlano in pochi. Ci descrivono mafiosi, terun e “palla al piede”. Non è così. Ci aiuti a farli ricredere. In primis, serve la cultura. Ho detto che da noi è nato il teatro, la tragedia. Nessuno lo sa. Deve essere scritto all’entrata della città, come In Sicilia. Dobbiamo produrla noi la nostra cultura. AL teatro Greco di Siracusa lo fanno tutti gli anni. Glielo ricordano al mondo intero. Facciamolo anche noi. Con la produzione di due-tre tragedie, a Siracusa, in due mesi arrivano più di duecento mila turisti-spettatori DA TUTTO IL MONDO e portano non meno di trecento mila euro. Mi sono spiegato bene signor sindaco? Lo sa che noi abbiamo un bellissimo teatro Greco, a Locri? Cade a pezzi e NON produce un fico secco. Come la mettiamo? Noi Calabresi, noi reggini, in 80 anni di Repubblica abbiamo speso miliardi per comprare la cultura che producono i polentoni.

La nostra è stata tenuta nel cassetto, nascosta. Basta. Dobbiamo imparare a produrre la nostra storia. Gli altri se ne fottono di noi. Lo dica anche lei, che io sono stanco di affermarlo: bisogna produrre. Noi siamo abituati a non fare nulla. Abbiamo il bergamotto e i profumi li fanno i francesi, loro si sono arricchiti. Abbiamo arance, mandarini e I succhi e le marmellate li producono al nord. Vuole che continui a elencare prodotti? Continui lei. Faccia qualcosa, come ultimo arrivato. Ha visto che in poche righe le ho indicato un percorso da seguire. Se ama veramente Reggio come da mesi sostiene si metta all’opera. Ultimissima cosa. A Reggio vivono migliaia e migliaia di persone perbene: intellettuali, professionisti di ogni genere.

Ci governano spesso “carrialandi”. Espressione che usava il mio amico Otello Profazio. Non si sbagliava. La politica spesso chiede aiuto a questi figuri. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non faccia la stessa cosa lei che è arrivato adesso e ha molte idee che vuole realizzare. Li realizzi subito. Dia un colpo di reni inaugurando una nuova era. Quella della capacità, della professionalità. Prenda gli amici come aiutanti dei professionisti. Non faccia il contrario. Faccia così, non si pentirà. Auguri di buon lavoro”.