Il semaforo di Ribergo, lungo la SS106 tra Reggio Calabria e l’area jonica, torna al centro del dibattito pubblico. A sollevare nuovamente la questione è Antonio Sergi, presidente dell’Associazione con e per i giovani “Neda Kairos”, che propone una riflessione concreta su uno dei nodi viari più critici del territorio. Secondo Sergi, i lunghi tempi di percorrenza registrati soprattutto nelle ore di punta e nel periodo estivo non possono essere considerati una fatalità, ma un problema da affrontare con pragmatismo e dati alla mano. Da qui la richiesta alla nuova Amministrazione comunale guidata dal sindaco Cannizzaro di avviare una sperimentazione sulla rimodulazione dei tempi semaforici, valutando anche eventuali soluzioni più strutturali qualora l’attuale configurazione non risulti più efficiente.
Il problema del semaforo di Ribergo
“Chi percorre quotidianamente la SS106 tra Reggio Calabria e l’area jonica conosce bene il problema. Bastano pochi chilometri, soprattutto nelle ore di punta e nel periodo estivo, per impiegare tempi di percorrenza del tutto sproporzionati. Uno dei punti più critici è rappresentato dal semaforo di Ribergo, che finisce per funzionare come un vero e proprio collo di bottiglia per il traffico proveniente sia da Reggio Calabria sia dalla fascia jonica.
Già lo scorso anno avevo proposto pubblicamente una soluzione semplice, immediata e praticamente priva di costi: una rimodulazione dei tempi semaforici che privilegi maggiormente il flusso lungo la direttrice principale della SS106 nelle fasce orarie caratterizzate da maggiore intensità di traffico.
La proposta non ha ricevuto alcun riscontro
Oggi ritengo opportuno riproporla alla nuova Amministrazione comunale guidata dal sindaco Ciccio Cannizzaro, nella convinzione che i problemi concreti dei cittadini meritino sempre attenzione, indipendentemente da chi governa.
La richiesta è semplice: avviare una sperimentazione temporanea di alcune settimane, monitorando in modo oggettivo i tempi di percorrenza e i flussi di traffico prima e dopo la modifica.
Se i risultati dovessero rivelarsi positivi, la soluzione potrebbe essere adottata stabilmente. Se invece i benefici dovessero rivelarsi limitati, si avrebbero comunque dati concreti su cui basare ulteriori interventi.
Vi è però un altro aspetto che merita una riflessione tecnica.
A breve distanza dal semaforo è presente una rotatoria. Normalmente le rotatorie vengono realizzate per fluidificare il traffico, ridurre i tempi di attesa e limitare le interruzioni del flusso veicolare. Un impianto semaforico posto poco dopo produce inevitabilmente l’effetto opposto, generando arresti, accumuli di veicoli e code che spesso si propagano a ritroso.
In altre parole, il rischio è che una parte dei benefici ottenuti con la rotatoria venga annullata dalla presenza del semaforo precedente o successivo.
Per questo motivo sarebbe opportuno verificare se l’attuale configurazione rappresenti ancora la soluzione più efficiente oppure se esistano alternative migliori.
Qualora la semplice rimodulazione dei tempi non producesse risultati significativi, si potrebbe valutare un intervento più strutturale: sistemi semaforici intelligenti, corsie dedicate alle svolte o, se tecnicamente possibile, una revisione complessiva dell’intersezione finalizzata a eliminare le principali cause di congestione.
L’obiettivo non è criticare scelte compiute in passato, ma migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Perché impiegare trenta minuti per percorrere cinque o sei chilometri non è una fatalità. Sicuramente non è un bel biglietto da visita neppure per gli eventuali turisti.
È un problema che merita attenzione e che può essere affrontato con pragmatismo, dati alla mano e un minimo di volontà amministrativa.
A volte non servono grandi opere.
Può bastare la volontà di verificare se un semaforo possa essere gestito meglio“.
