“Morire è nulla, non vivere è più spaventoso” è una delle frasi più forti de “La teoria della settima onda”, romanzo d’esordio di Gaetano Messineo, presentato ieri presso la sede del Circolo Reggio Sud di via Sbarre Inferiori. La frase, lasciata come un testamento morale su uno specchio nella casa di Carmelo – personaggio che si ribella all’oppressione e combatte per la libertà fino a pagarne il prezzo più alto – ha segnato uno dei passaggi più intensi dell’incontro con l’autore. Lo scrittore, reggino d’origine e romano d’adozione, ha dialogato con la giornalista Marcella Giustra davanti a un pubblico numeroso e partecipe, che ha seguito il confronto ponendo numerose domande su un’opera che racconta non solo una storia individuale, ma anche le contraddizioni e le speranze di un intero territorio.
“La teoria della settima onda” è ambientato nella Calabria degli anni Novanta, in un piccolo centro della costa ionica segnato da paura, silenzio e dalla presenza della ‘ndrangheta. In questo contesto si muovono quattro amici d’infanzia, legati da sogni, ideali e affetti profondi, ma destinati a compiere scelte diverse davanti alle difficoltà della vita. Carmelo, detto Scimmia, decide di opporsi a un sistema di potere fondato sulla sopraffazione. La sua ribellione lo conduce alla morte, assassinato da un killer professionista.
Gabriele, il protagonista, sceglie invece di partire: lascia la Calabria, si trasferisce a Roma, costruisce una carriera da avvocato e una nuova famiglia, apparentemente riuscendo a lasciarsi alle spalle il passato. Il funerale di Carmelo spezza però quell’equilibrio: il ritorno in Calabria costringe Gabriele a confrontarsi con ciò che aveva cercato di dimenticare, tra rimorsi, domande irrisolte e sensi di colpa.
Il confronto con l’autore
Durante l’incontro si è sviluppato un ampio dibattito sui temi centrali del romanzo: partenza, radici, responsabilità e futuro del Sud. Tra le domande poste dalla giornalista Marcella Giustra, una ha attraversato l’intero confronto: “È più difficile partire o restare?”. Messineo ha affrontato il tema senza contrapporre le due scelte, sottolineando come entrambe comportino sacrifici e responsabilità: partire significa cercare opportunità altrove, mentre restare implica il coraggio di confrontarsi ogni giorno con problemi complessi senza cedere alla rassegnazione. Nel dibattito è emersa anche un’ulteriore riflessione: è più semplice per chi è andato via osservare da lontano e proporre soluzioni, oppure il cambiamento richiede il coinvolgimento diretto di chi vive il territorio?
Al centro della narrazione emerge il valore dell’amicizia, che lega i quattro protagonisti nonostante le diverse scelte di vita, diventando metafora di una comunità segnata da ferite ma ancora alla ricerca di riscatto. Particolarmente significativa la riflessione sulla libertà, intesa non solo come assenza di oppressione, ma come possibilità di vivere senza paura e senza violenza. Carmelo rappresenta questa tensione morale, incarnando il rifiuto dell’indifferenza e la scelta della dignità anche a costo della vita.
Letteratura e consapevolezza
Alla domanda sul ruolo della letteratura nel cambiamento delle coscienze, l’incontro ha restituito una risposta indiretta ma chiara: i libri non cambiano il mondo da soli, ma possono accendere interrogativi, rompere il silenzio e generare consapevolezza. Il romanzo trova nella metafora della “settima onda” la sua chiave simbolica: ogni cambiamento nasce da piccoli gesti che si sommano nel tempo, fino a generare trasformazioni più grandi.
L’incontro con Gaetano Messineo si è così trasformato in un momento di riflessione collettiva sulla Calabria, tra ferite ancora aperte e segnali di rinascita. In chiusura resta la domanda aperta sul futuro del territorio: il cambiamento è davvero iniziato? La risposta, suggerisce il romanzo, potrebbe essere nelle onde che continuano a propagarsi: nella scelta di chi resta e lotta, di chi parte ma non dimentica e nella memoria di chi ha avuto il coraggio di ribellarsi. Perché, come si legge nel romanzo, “il contrario della morte non è semplicemente vivere. È scegliere ogni giorno da che parte stare”.
