“Quello che sappiamo finora dell’inchiesta sugli “impicci” relativi al Ponte sullo Stretto conferma tutte le nostre previsioni su questa opera inutile e costosa: un vero e proprio verminaio, fatto di pressioni, interferenze, favori se non peggio. Naturalmente siamo rispettosi del lavoro della magistratura e delle garanzie per gli indagati, e terremo conto degli ulteriori sviluppi. Tuttavia è necessario e urgente dare un taglio netto al malaffare, serve trasparenza e rispetto delle regole: i vertici della società dello Stretto, che peraltro in questi decenni è stata una vera e propria mangiatoia, siano immediatamente rimossi“. Lo afferma il deputato e leader di Avs Nicola Fratoianni.
Ponte sullo Stretto, Bonelli: “progetto vecchio e senza gara europea”
“Stiamo parlando di un’opera il cui progetto, come emerge anche dalle carte della Società Stretto di Messina trasmesse alla Corte dei Conti, risale al 1997. Un progetto vecchio, che presenta criticità molto serie, già segnalate da diversi comitati scientifici. C’è un dato gravissimo: il pilone di Cannitello insiste su una faglia sismica attiva, come risulta dagli stessi documenti dell’Ispra e della Società Stretto di Messina. La domanda è semplice: perché non è stato riformulato un progetto alla luce delle nuove evidenze scientifiche, sismiche e ambientali?”. Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, intervenendo ad Agorà su Rai3.
“C’è poi un altro punto politico enorme. Quando Silvio Berlusconi propose la gara per realizzare il Ponte sullo Stretto, almeno prevedeva un project financing con il 60% dei costi a carico dei privati. Poi è arrivato Matteo Salvini e ha deciso che a pagare dovesse essere interamente lo Stato, cioè i cittadini italiani. Siamo di fronte a un’opera senza una nuova gara europea, con evidenti forzature sulle procedure ambientali e con numerose criticità ancora aperte. Da parlamentare ho chiesto a Palazzo Chigi la documentazione trasmessa alla Corte dei Conti e gli atti relativi alle interlocuzioni con l’Unione europea, ma mi sono stati negati. L’unica cosa certa, oggi, è che la Società Stretto di Messina è diventata una grande macchina mangiasoldi: 114 dipendenti, 21 dirigenti e una spesa per il personale di circa 6 milioni di euro, con stipendi che superano i 300mila euro e violano i tetti previsti. Mentre il Sud ha bisogno di sanità, ferrovie, scuole, sicurezza del territorio e infrastrutture vere, il governo continua a buttare miliardi in un’opera sbagliata”.
