Il dibattito sul Ponte sullo Stretto continua a dividere l’opinione pubblica italiana. Enzo Siviero, professore, ingegnere civile e rettore dell’Università E-Campus, in un’intervista a Il Giornale del 11 giugno 2026, offre una lettura chiara e diretta delle opposizioni all’opera, smontando le critiche politiche, tecniche e ambientali che hanno accompagnato il progetto negli ultimi decenni. Secondo Siviero, chi si oppone al Ponte sullo Stretto lo fa “solo per motivi politici”. Il professore sottolinea come l’opera abbia assunto una dimensione politica che ha diviso il Paese: “Purtroppo l’opera ha assunto una dimensione politica che divide. Eppure ci si dimentica che l’idea era partita da un deputato del partito comunista, ma siccome poi lo ha detto anche Berlusconi allora bisognava dire di no. Ma erano favorevoli in passato anche Prodi e Rutelli. A sinistra e nel Pd io credo che molti siano d’accordo ma non possono dirlo, perché chi dissente dalla linea viene messo fuori”. Questa affermazione evidenzia come la politicizzazione dell’opera sia stata determinante nel generare opposizione ideologica, più che un effettivo dissenso tecnico o economico.
La questione dei costi
Uno dei principali argomenti dell’opposizione riguarda la spesa prevista per la realizzazione del ponte. Siviero commenta: “Sono 50 anni che sento che prima del ponte bisogna fare altre cose ma poi non sono mai state fatte. Ora si sta facendo un investimento che genererà un indotto da 3 a 5 volte il suo valore. Togliere i soldi al ponte per fare altro significa impedire una rivalutazione di quei territori. La costruzione in sé vale 4 miliardi, il resto sono opere complementari che vanno dalla messa in sicurezza del territorio alla metropolitana di superficie. Lei pensi cosa potrebbero diventare le due Regioni con un’opera simile, non solo dal punto di vista del turismo ma anche industriale”. Con queste parole, Siviero sottolinea come il ritorno economico dell’investimento sia superiore al semplice costo della costruzione, trasformando l’opera in una leva strategica per lo sviluppo del Sud Italia.
Investimento per il Mezzogiorno
L’intervistato affronta anche la questione dei sussidi e degli investimenti pubblici: “Io dico che il Meridione non ha bisogno di sussidi ma di rigenerarsi e per farlo è necessario fare arrivare investimenti”. Siviero propone una visione a lungo termine, evidenziando come il ponte possa contribuire alla crescita infrastrutturale e industriale del territorio.
Sicurezza e qualità tecnica dell’opera
Tra le obiezioni più diffuse vi sono dubbi di carattere tecnico. Siviero li respinge con forza: “Spetta allo Stato controllare che i costi non aumentino. Sulle obiezioni tecniche questa è un’opera studiata dai migliori progettisti al mondo con un livello di approfondimento assoluto. I coefficienti di sicurezza sono ampiamente superiori agli standard previsti dalle norme. È un progetto eccezionale trattato in modo eccezionale e non ha falle, nonostante quello che dicono anche miei illustri colleghi. Forse più di qualcuno obietta dal punto di vista tecnico perché ne è rimasto fuori”. In questo modo, Siviero rafforza l’idea che l’opera sia tecnicamente sicura e affidabile, sfidando le critiche basate su supposizioni o interessi politici.
Impatto ambientale e polemiche
Non mancano le preoccupazioni sull’impatto ambientale. Anche qui, Siviero risponde con decisione: “Ci sono gli estremismi degli ambientalisti, gli stessi che dicevano 30 anni fa no al Mose e no alla Tav. Ma non hanno alcuna giustificazione. E poi i ponti caratterizzano i luoghi, pensate al Golden gate o a Brooklyn”. L’ingegnere evidenzia come il ponte possa diventare un elemento distintivo del paesaggio, integrando sviluppo infrastrutturale e valorizzazione territoriale. In sintesi, l’intervista di Enzo Siviero mette in luce come il Ponte sullo Stretto non sia solo un’opera ingegneristica, ma anche un investimento strategico per il Sud Italia, capace di generare crescita economica, sviluppo industriale e valorizzazione del territorio, contrastando le critiche politiche, economiche e ambientali. La notizia più rilevante per i lettori rimane la sua affermazione chiave: “Togliere i soldi al ponte per fare altro significa impedire una rivalutazione di quei territori”, che sintetizza l’importanza dell’opera per la ripresa infrastrutturale e socio-economica del Mezzogiorno.
