“Perché alle elezioni di Reggio Calabria ne esce sconfitta la cultura”

Le riflessioni dell'Ingegnere Oreste Maria Dito sulle ultime elezioni a Reggio Calabria e su quella che definisce "sconfitta" della cultura

Lunga riflessione dell’Ingegnere Oreste Maria Dito sulla situazione culturale di Reggio Calabria, scritta a seguito delle recenti elezioni comunali e delle osservazioni sullo stato dei beni culturali, musei, monumenti e iniziative artistiche in città. Il testo analizza criticamente le scelte amministrative, gli eventi culturali, la valorizzazione del patrimonio e propone azioni concrete per promuovere una vera politica culturale.

“Volendosi parlare degli esiti delle elezioni comunali è doveroso complimentarsi con il nuovo Sindaco on. Francesco Cannizzaro per la brillante e inconfutabile vittoria, ma ci sentiamo anche di estendere le congratulazioni a tutti i candidati, vincitori e sconfitti, perché con la loro partecipazione hanno contribuito a scrivere una pagina della storia democratica della nostra bellissima Reggio. Analizzando il voto ci viene da constatare che da questa competizione elettorale, vissuta da tutti gli schieramenti con gran rispetto e lealtà, esce sconfitta una componente essenziale ed unica della vita sociale di una comunità, anzi potremmo affermare senza ombra di dubbio che essa ne costituisce l’albero portante del progresso e della civiltà rappresentando il volano dello sviluppo intellettuale e razionale della società: La Cultura”.

“Molti si chiederanno in base a quale parametro, a quale indizio si giunge ad asserire una simile affermazione. Dal fatto che tra i tanti candidati che in qualche modo, diretto o indiretto, quale professione o diletto, quali esperti o amatori nessuno di essi è riuscito ad assurgere alla carica di Consigliere comunale, rimanendone abbastanza lontani. Tale assunto non significa che si voglia addossare agli stessi delle colpe o negligenze, anzi bisogna dar loro merito ed atto di essersi messi in gioco in prima persona in una competizione elettorale che presentava solo rischi e nessuna certezza. Il problema è molto più ampio ed ha radici profonde nella città e, a nostro personale parere, da molti anni, tra le tante tematiche cittadine, si è messa in secondo ordine la “Cultura” considerando che con la “Cultura” non si “campa”, trascurando invece l’alto valore che essa dà alla società tutta, non tralasciando alcun ambito”.

Stato dei beni culturali e patrimonio cittadino

“Mi si potrebbe obiettare che negli ultimi anni si è riaperto il Castello Aragonese, si valorizzato il museo con la ristrutturazione edilizia e con il restauro dei Bronzi, si è rivalutata la Pinacoteca, si è arricchito il lungomare di statue Rabarama, e altre opere e monumenti, ma questo non è assolutamente sufficiente per consentire ad una città di promuovere e sviluppare una società in cui la Cultura sia la linea guida di ogni attività. La vera Cultura viene fatta con le attività che la promuovono nella società e che coinvolgono la stessa società che partecipando attivamente ne percepisce gli insegnamenti ed a sua volta li propaganda facendo dell’eventi culturale un circuito virtuoso che parte dalla società l’attraversa e ritorna all’origine per ricominciare con nuove idee”.

“In questa città non si è vista una mostra di grande livello non solo culturale, ma neanche di immagine, e quando si è proposto un evento esso è stato bloccato dalla Guardia di Finanza per probabile esposizioni di opere false; in questa città si celebra la genialità artistica di Boccioni autore della più bella scultura del futurismo e del novecento “Forme Uniche della Continuità nello Spazio” (dim. 112-40-90) con un insieme di Acciaio Cor-Ten di dimensione sproporzionate mentre al museo di Cosenza espongono una delle copie originali in bronzo; in questa città nessuno si preoccupa dello stato in cui sono ridotte le statue di Rabarama ed altri monumenti, tutto tace anche la soprintendenza che dovrebbe tutelare la conservazione delle opere d’arte; in questa città non ci si preoccupa di imbrattare le mura dei principali monumenti con pubblicità luminose e di tenere chiusa da oltre un anno la Biblioteca Comunale; in questa città è normale tenere in stato di abbandono la Tomba Ellenistica e relativo parco; è normale in questa città che da oltre due anni l’illuminazione esterna del castello sia fuori uso per un guasto; è normale in questa città tenere chiusi ed abbandonati le mura greche ed il parco al trabocchetto; è normale in questa città rendere l’Ipogeo un forno crematoio per assenza di aerazione naturale o almeno meccanica e privo di una via di uscita di sicurezza: da lì sotto in caso di emergenza non si esce!; è normale in questa città che la statua della Fata Morgana danneggiata nel 2007 fa anziché essere restaurata sia stata demolita compreso il piedistallo; e si potrebbe continuare ad oltranza anche elencando opere di valenza culturale intraprese e sospese ed abbandonate, una su tutte l’“Arena Lido”.

Critica agli eventi culturali e alla politica locale

“Tutto ciò avviene nell’assoluto silenzio della città, perché di fatto più che la cultura alla gente ed anche ai tanti operatori piace una cultura dell’effimero, della passerella e del vivacchiare. Ed allora ci si chiede come sarebbe potuto accadere che l’elettore premiasse nelle cabine elettorali la cultura quando è un argomento che non è oggetto del comune parlare tra i cittadini? È pur vero che l’elettore non è stato neanche sollecitato a porsi domande di carattere culturale e quindi poter scegliere tra candidati che proponevano tali argomenti in quanto non ho letto o ascoltato programmi elettorali che avessero tra i loro punti la cultura. Ed infatti nessun personaggio legato alla cultura è stato eletto nel consiglio comunale, anzi si leggono casi di risultati imbarazzanti, e, se non vado errato, lo stesso dicasi per le elezioni alle circoscrizioni”.

“A sostegno di quanto scritto si evidenzia che era richiesto, in periodo elettorale, ai candidati di esprimere un interesse su un tema di rilevante importanza per la città quale il prospettato trasferimento in altra sede, fuori regione, dell’Archivio di Stato.
Ebbene su circa 700 candidati soltanto due o tre, per quanto ci risulta, hanno fatto menzione di questo grave problema, ed allora cosa ci si può attendere quale risposta elettorale che possa essere interloquire con il tema “Cultura”: il disinteresse.
Queste brevi considerazioni non vogliono essere un j’e accuse, non vogliono cercare colpevoli perché ciò non avrebbe significato e non servirebbe a trovare soluzioni, vogliono essere soltanto un invito ad intraprendere in città un vero percorso che valorizza la stessa nei sui aspetti culturali”.

Proposte e azioni concrete per il settore cultura

“Ed adesso? Il problema è complesso e di non facile soluzione, ma il primo passo è iniziare a programmare un percorso culturale che valorizzi al massimo i beni in dotazione alla città e quindi si possano intraprendere le giuste iniziative per organizzare eventi di valenza nazionale che siano da volano al movimento turistico e anche d’incentivo alle associazioni e comitati per investire delle somme in attività che siano divulgative di cultura ed anche remunerative puntando sulla qualità e non sui premi”.

“È necessario un breve inciso riguardo un fatto accaduto di recente, ovvero il prestito di alcune opere di valore inestimabile da parte del MARC ad altre strutture museali estere: operazione che è consuetudine avvenga tra i musei di valenza internazionale, ma sempre con una compensazione e non ci riferiamo al denaro ma al fatto che si ricambia il prestito con altre opere di pari valore ed interesse.
Una operazione, taciuta sino all’ultimo alla città, messa in atto senza contropartita è soltanto un depauperamento del nostro museo che certamente avrà una offerta penalizzata. E non si dica “ma ci sono i Bronzi” perché un museo non si può incentrare su un’opera ma deve offrire una grande e varia esposizione di opere che sia sempre da richiamo non solo per i semplici utenti ma anche per gli studiosi e ricercatori ed aggiungiamo che l’assenza di queste cinque opere prestate non sarà certamente compensata dalle probabili decine di piccoli eventi e seminari che si terrano al museo per soddisfare “la visibilità del fabbisogno culturale” locale”.