“I padroni della ’ndrangheta – Malacarne”, il nuovo romanzo del reggino Claudio Cordova in uscita tra qualche giorno

Dal giornalista reggino autore di inchieste su criminalità organizzata e corruzione arriva una saga criminale sulla trasformazione della ’ndrangheta in multinazionale del crimine

Arriva in libreria il 26 giugno “I padroni della ’ndrangheta – Malacarne. Una saga criminale”, il nuovo libro di Claudio Cordova, giornalista reggino, fondatore del quotidiano online “Il Dispaccio” e autore di inchieste su corruzione e criminalità organizzata. Il volume, pubblicato da Newton Compton, si presenta come una narrazione intensa e corale sul sistema criminale che ha segnato la storia recente dell’Italia, raccontando dall’interno le logiche, i riti, le alleanze e le faide che hanno accompagnato l’ascesa della ’ndrangheta fino alla sua trasformazione in una vera e propria multinazionale del crimine.

Un romanzo sulla ’ndrangheta come sistema di potere

“I padroni della ’ndrangheta – Malacarne” racconta la criminalità organizzata non soltanto come fenomeno violento, ma come sistema di potere radicato, capace di adattarsi ai cambiamenti della società e dell’economia. Al centro della narrazione c’è la crescita della ’ndrangheta, da organizzazione territoriale fondata su regole antiche, silenzi e gerarchie familiari, a struttura criminale internazionale in grado di controllare traffici, alleanze e relazioni occulte.

Il comunicato presenta il libro come “una narrazione tragica e vertiginosa del sistema criminale che attanaglia l’Italia”. Una definizione che indica il tono dell’opera: non un semplice racconto di clan, ma una ricostruzione romanzesca di un universo in cui il confine tra tradizione criminale, affari, politica e poteri opachi diventa sempre più sottile.

L’elemento centrale è la capacità della ’ndrangheta di trasformarsi, mantenendo però intatti i propri codici originari. Le storie dei boss raccontate nel volume diventano così la chiave per comprendere come un’organizzazione nata in un territorio specifico sia riuscita a proiettarsi ben oltre la Calabria, fino a diventare una potenza criminale con interessi in Europa e nel resto del mondo.

La storia di Giovanni Borruto e l’iniziazione al silenzio

La vicenda prende avvio con un’immagine apparentemente semplice, ma carica di significato. Giovanni Borruto è ancora un bambino quando il pallone gli sfugge e rotola ai piedi di don Nuccio Borrello. È nella piazza di Archi che il vecchio gli racconta la storia antica di tre cavalieri: Osso, Mastrosso e Carcagnosso.

Da quel momento, per Giovanni si apre una forma di apprendistato silenzioso. Il racconto dei tre cavalieri non è soltanto una leggenda, ma una porta d’ingresso in un mondo regolato da codici non scritti, vendette, obbedienza e appartenenza. È la storia di un potere che si trasmette attraverso le parole degli anziani, ma soprattutto attraverso ciò che non viene detto.

Nel comunicato si legge che quella è “Una storia di vendetta e regole non scritte. Una storia di uomini d’onore.” La formazione di Giovanni passa dunque attraverso la scoperta di una verità essenziale: in certi luoghi il silenzio non è assenza di voce, ma una forma di forza, protezione e controllo. “Da quel momento, Giovanni impara ad ascoltare e a tacere: il silenzio, in certi posti, è già una forma di potere.”

La Calabria e l’Organizzazione che cambia pelle

La Calabria raccontata da Claudio Cordova è un territorio in trasformazione. Accanto a Giovanni Borruto ci sono i fratelli Temi, descritti come spavaldi e affamati di futuro. Sono anni in cui il contesto sociale e criminale cambia rapidamente, e con esso cambia anche l’Organizzazione. Il romanzo segue questa mutazione, mostrando come la vecchia struttura criminale venga progressivamente attraversata da nuove ambizioni e nuovi traffici. Il potere non si misura più soltanto nel controllo del territorio, ma nella capacità di inserirsi nei grandi circuiti dell’economia illegale internazionale. La saga criminale descritta in “I padroni della ’ndrangheta – Malacarne” si muove così tra tradizione e modernità, tra piazze di paese e rotte globali, tra famiglie radicate nei territori e nuove gerarchie costruite intorno al denaro, alla droga e alla capacità di infiltrazione.

Gioia Tauro e la polvere bianca che riscrive le gerarchie

Uno dei luoghi chiave del romanzo è il porto di Gioia Tauro, snodo fondamentale nella narrazione della crescita della ’ndrangheta. È da lì che “la polvere bianca riscrive le gerarchie e accorcia le distanze con l’Europa e il resto del mondo, sotto il controllo dei Pisano.” Il riferimento al traffico di droga diventa centrale per comprendere la trasformazione dell’Organizzazione. La cocaina non è soltanto una merce illegale, ma il motore economico che consente ai clan di accumulare ricchezze enormi, stringere rapporti internazionali e aumentare la propria capacità di condizionamento. Nel libro, il porto diventa simbolo di una Calabria che non è più periferia, ma crocevia globale. Le rotte criminali passano attraverso container, logistica, alleanze e complicità. In questo scenario, i Pisano assumono il controllo di un settore decisivo, contribuendo a ridefinire gli equilibri interni al sistema criminale.

Gli Scarcella e il potere dell’Aspromonte

Se Gioia Tauro rappresenta la proiezione internazionale della ’ndrangheta, l’entroterra racconta un’altra dimensione del potere criminale. Nell’Aspromonte comandano gli Scarcella, definiti “uomini d’Aspromonte, padroni di una geografia fatta di boschi e sentieri invisibili.” Il controllo del territorio resta uno degli elementi fondanti della forza mafiosa. Boschi, montagne, strade secondarie e sentieri nascosti diventano parte di una geografia del potere, in cui la conoscenza dei luoghi coincide con la capacità di governare traffici, latitanze, incontri e fughe. Nel romanzo di Cordova, l’Aspromonte non è soltanto uno sfondo paesaggistico, ma un personaggio collettivo. È il luogo in cui il potere antico della ’ndrangheta conserva la propria radice più profonda, fatta di famiglie, appartenenze, intimidazione e controllo sociale.

Logge, politica e servizi deviati nel racconto del potere occulto

La dimensione criminale raccontata in “I padroni della ’ndrangheta – Malacarne” non si limita ai clan e alle famiglie. Il comunicato sottolinea infatti come il potere delle famiglie si intrecci presto con “quello più occulto delle logge, della politica, dei servizi deviati”. È questo uno degli aspetti più significativi del libro: la rappresentazione della ’ndrangheta come sistema capace di dialogare con mondi esterni alla criminalità tradizionale. Le relazioni con ambienti opachi, istituzioni deviate e centri di influenza permettono all’Organizzazione di crescere, proteggersi e consolidare il proprio potere. Ne nasce “un’entità dalle molte teste e da un solo imperativo: tutti devono mangiare.” La frase restituisce la logica spartitoria del sistema, in cui il potere si mantiene distribuendo benefici, garantendo complicità e alimentando un equilibrio fondato sull’interesse reciproco.

Alleanze fragili e vendette senza appello

Nel mondo narrato da Claudio Cordova, il potere non è mai stabile. Le alleanze sono necessarie, ma restano fragili. Ogni patto può rompersi, ogni errore può avere conseguenze definitive. Il comunicato lo sintetizza con una formula netta: “Ma le alleanze sono fragili, e chi sbaglia paga senza appello.” Questa tensione attraversa l’intera struttura del romanzo. La saga criminale si costruisce intorno a rapporti di forza, tradimenti, ambizioni e paure. Il rispetto non è un valore astratto, ma una moneta di scambio che si misura con la violenza e con la capacità di incutere timore. Il libro viene descritto come “Un romanzo corale, duro e magnetico, dove il rispetto si misura con il sangue e l’innocenza è un lusso che nessuno può permettersi.” Una definizione che racchiude il tono dell’opera: una narrazione senza concessioni, immersa in un universo in cui la sopravvivenza passa attraverso l’obbedienza, la forza e la rinuncia all’innocenza.

Claudio Cordova, dal giornalismo d’inchiesta alla saga criminale

Il nome di Claudio Cordova è legato da anni al giornalismo investigativo e alla cronaca giudiziaria. Giornalista reggino, è fondatore del quotidiano online “Il Dispaccio” e si è occupato di cronaca nera, cronaca giudiziaria, corruzione e criminalità organizzata per numerose testate. Dal 2014 al 2019 Cordova è stato consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, un’esperienza che si aggiunge a un percorso professionale interamente dedicato all’analisi dei sistemi criminali e dei loro rapporti con la società, l’economia e le istituzioni. Per la sua attività ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Nazionale Paolo Borsellino, Giornalismo in trincea, il Letizia Leviti e l’Arrigo Benedetti. Nel 2019 ha pubblicato il saggio “Gotha. Il legame indicibile tra ’ndrangheta, massoneria e servizi deviati”, dedicato proprio ai rapporti tra criminalità organizzata, massoneria e apparati deviati.

Cordova - I padroni della 'ndrangheta