Etna, Behncke (Ignv): “eruzione che non preoccupa, nessun problema per le zone abitate”

Il vulcanologo dell’Ingv di Catania, Boris Behncke, descrive l’attività effusiva come molto piccola e lontana dai centri abitati, ma significativa dal punto di vista scientifico per la sua origine strutturale collegata alla Voragine

L’Etna torna a mostrare attività effusiva in area sommitale. Dopo poco meno di sei mesi, una nuova colata lavica ha iniziato a scorrere nella parte alta del vulcano, in un’area distante dalle zone abitate e ben visibile dal versante orientale. La notizia più importante per residenti e turisti è che, allo stato attuale, l’attività non rappresenta un pericolo per i centri abitati. A spiegare la fase in corso è il vulcanologo dell’Ingv di Catania, Boris Behncke, intervenuto su Facebook con un commento che unisce rassicurazione, osservazione scientifica e attenzione alla peculiarità del fenomeno. L’attività, per gli standard del vulcano attivo più alto d’Europa, viene definita molto piccola, ma comunque interessante per la sua evoluzione e per il punto da cui la lava sta emergendo.

La colata visibile dal versante orientale ma lontana dalle abitazioni

Il primo elemento evidenziato da Behncke riguarda la posizione della nuova colata. La lava scorre in una zona sommitale, distante dai centri abitati, e dunque senza possibilità di creare problemi alle aree residenziali. La visibilità dal versante orientale, però, rende il fenomeno particolarmente suggestivo anche in chiave turistica. Boris Behncke afferma: “dopo poco meno di sei mesi, scorre nuovamente la lava in area sommitale – una colatina lenta, timida, carina, ma una cosa già vista, rivista e strarivista in questi ultimi tempi. Per fortuna in un luogo distante, e quindi senza alcuna possibilità di creare problemi alle zone abitate, ma ben visibile da tutto il versante orientale, una cosa giusta per la stagione turistica”.

Behncke: attività effusiva “molto, molto piccola”

Il vulcanologo dell’Ingv di Catania sottolinea che, rispetto agli standard dell’Etna, l’attuale fase effusiva resta di dimensioni molto contenute. Nonostante la ripresa del flusso lavico rappresenti sempre una novità, il fenomeno non viene descritto come particolarmente intenso. Nel suo intervento, Behncke osserva che per gli standard del vulcano attivo più alto d’Europa, questa “attività effusiva è, per ora, molto, molto piccola”, ma che è “sempre una novità, e chissà come evolverà nei prossimi tempi”.

Attività subterminale collegata ai crateri sommitali

Uno degli aspetti più importanti dell’analisi riguarda la definizione dell’attività come subterminale. Behncke chiarisce che la colata è strettamente collegata ai crateri sommitali, quindi rientra in una dinamica interna all’area alta del vulcano e non in un’eruzione laterale più vicina alle quote abitate. Il vulcanologo spiega: “notiamo bene – osserva Behncke – che si tratta di un’attività subterminale, cioè strettamente collegata ai crateri sommitali. Non sta, allo stato attuale, producendo quantità significative di cenere (stanno continuando le modeste emissioni di cenere dalla bocca, il cosidetto “pit”, sull’alto fianco orientale del cratere Voragine)”.

Nessuna quantità significativa di cenere

Un altro dato rilevante per cittadini, operatori turistici e territorio riguarda l’assenza, allo stato attuale, di quantità significative di cenere. Le emissioni di cenere dell’Etna possono infatti avere effetti sulla viabilità, sui centri abitati, sull’agricoltura e sull’operatività delle infrastrutture, ma in questa fase Behncke parla soltanto di emissioni modeste dalla bocca denominata “pit”. La precisazione consente di distinguere la colata in corso da altre fasi più intense del vulcano, caratterizzate da parossismi, fontane di lava o ricadute consistenti di materiale piroclastico. La nuova fase viene invece descritta come un’attività contenuta, visibile e interessante, ma non associata a un impatto significativo in termini di cenere.

Una “eruzioncina” già vista, ma con una particolarità strutturale

Behncke definisce l’attività “simpatica”, pur sottolineando come l’aspetto visivo possa ricordare episodi recenti già osservati sull’Etna. Le immagini della colata, secondo il vulcanologo, somigliano a quelle dell’anno scorso. Tuttavia, la novità vera non è tanto nell’aspetto esterno del fenomeno, quanto nella sua posizione e nella struttura da cui trae origine. Il commento prosegue: “quindi abbiamo qui un’attività tutto sommato simpatica, anche se, nella mia opinione molto personale, è un po’ troppo “déjà vu”, le foto che stanno girando praticamente dal momento in cui la colata è partita, sembrano fotocopie di quelle dell’anno scorso. Da una certa distanza – spiega il vulcanologo – si può apprezzare meglio quello che dà qualcosa di particolare a questa nuova ‘eruzioncina’: la sua ubicazione strutturale”.

La colata è “figlia della Voragine”, non del Cratere di Sud-Est

Il cuore scientifico dell’analisi di Behncke riguarda l’origine della colata. Il vulcanologo precisa che questa attività non è riconducibile al solito Cratere di Sud-Est, né al Cratere di Nord-Est, pur emergendo alla base orientale di quest’ultimo. La colata viene invece collegata alla Voragine, uno dei crateri sommitali dell’Etna. Behncke chiarisce: “questa colata è figlia della Voragine, non del solito Cratere di Sud-Est, ma nemmeno del Nord-Est alla cui base orientale sta uscendo. Sta emergendo dalla parte terminale della frattura che nei giorni precedenti si è sviluppata partendo dal “pit” della Voragine, quella bocca apertasi il mattino del 27 dicembre 2025 in concomitanza con il primo parossismo del Nord-Est di quel giorno”.

Il riferimento alla frattura sviluppatasi dal pit della Voragine è il dettaglio più rilevante per la comprensione dell’evento. La lava sta emergendo dalla parte terminale di questa frattura, confermando la complessità delle connessioni interne tra le diverse strutture sommitali dell’Etna.

Il precedente di dodici anni fa e le differenze con l’attività attuale

Behncke richiama anche un precedente nella stessa zona, avvenuto dodici anni fa. Allora si aprirono una bocca e poi un’altra, ma con una differenza importante: quelle erano “figlie” del Cratere di Sud-Est, mentre la colata attuale viene attribuita alla Voragine. Nel commento si legge ancora: “nella stessa zona, 12 anni fa, si è aperta una bocca, e poi un’altra, che invece erano figlie del Sud-Est”.

Questo confronto aiuta a capire perché, pur trattandosi di una colata piccola e apparentemente già vista, l’attività attuale susciti interesse scientifico. La stessa area può essere interessata da fenomeni simili in superficie, ma originati da strutture vulcaniche diverse. È proprio questa variabilità a rendere l’Etna un laboratorio naturale di straordinaria complessità.

La complessità dell’Etna secondo Behncke

La conclusione del vulcanologo mette in evidenza ciò che rende l’Etna un vulcano unico: la sua capacità di cambiare configurazione, di intrecciare percorsi interni e di produrre fenomeni che, pur sembrando simili, hanno origini diverse. Boris Behncke conclude: “sono queste le cose che mi fanno impazzire dell’Etna, questa incredibile variabilità e complessità, queste strade che si incrociano in maniera apparentemente arbitraria, ma che hanno un’organizzazione ben precisa, che cambia assetto con ogni singola attività di questo vulcano”. La frase sintetizza il fascino scientifico della nuova fase eruttiva. Anche una colatina lenta e piccola può raccontare molto del comportamento del vulcano, dei rapporti tra crateri sommitali e delle trasformazioni continue del sistema etneo.