Una brezza leggera ha accompagnato la presentazione di “Magnifica Humanitas” promossa dalla comunità dei gesuiti di Reggio Calabria mercoledì 24 giugno nel cortile degli Ottimati. Un cortile diventato spazio aperto di pensiero condiviso, in cui hanno risuonato forte le domande poste dalla prima enciclica di papa Leone XIV “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”. Domande raccolte e rilanciate dalle oltre cento persone che hanno scelto di sostare insieme in dialogo nelle quasi due ore di incontro «senza prendere il cellulare», com’è stato sottolineato durante il dibattito conclusivo.
“L’enciclica “Magnifica Humanitas” è stata firmata il 15 maggio scorso, giorno del 135° anniversario della “Rerum Novarum” promulgata da papa Leone XIII“, ha ricordato nella sua introduzione la giornalista Ida Nucera. La “Rerum Novarum” ha risposto alla questione operaia esplosa con la rivoluzione industriale criticando lo sfruttamento del lavoro, introducendo il concetto di giusto salario e sollecitando l’intervento statale a tutela del riposo e della giustizia sociale. “La dottrina sociale della Chiesa prende forma a seconda delle circostanze storiche in cui l’umanità si trova a vivere“, ha sottolineato padre Piero Lamazza SJ, rettore della chiesa degli Ottimati. “Il fondamento è sempre la difesa della dignità e quindi dei diritti umani, da cui scaturiscono i principi del bene comune, della giustizia sociale, della solidarietà, della sussidiarietà e della destinazione universale dei beni“. Uno dei punti più pragmatici dell’enciclica di papa Leone XIV è proprio la proposta di far rientrare tra i beni universali, quindi destinati a tutti, anche le piattaforme digitali, le infrastrutture tecnologiche e i brevetti algoritmici, nuove forme di proprietà, oggi privata, che incidono fortemente sulla cura della casa comune.
Proprio il legame tra la “Laudato Sì” di papa Francesco e “Magnifica Humanitas” è stato sottolineato da Tonino Perna, sociologo ed economista, che ha ricordato l’attenzione posta dall’enciclica sulla materialità della cosiddetta Intelligenza Artificiale e quindi sull’impatto socio-ambientale della sua filiera di produzione e mantenimento: “una filiera di sfruttamento che non riguarda solo l’estrazione di materie prime come le terre rare, ma anche le persone pagate pochi dollari al giorno per allenare gli algoritmi“. Una filiera che si intreccia “all’impatto ambientale di questi modelli, dal consumo di acqua necessario a raffreddare i datacenter a quello di elettricità utile a farli funzionare“.
Ma l’enciclica di papa Leone XIV non descrive soltanto il processo socio-economico: lo lega a una precisa visione antropologica, decostruendo il mito della tecnologia come mezzo neutrale, che cioè dipende dall’uso che se ne fa. Su questa decostruzione si è soffermata Josephine Condemi, giornalista e ricercatrice, che ha ricordato come già il termine Intelligenza Artificiale, nato nel 1956, si collochi all’interno di una ben precisa idea di intelligenza: “un’intelligenza disincarnata, identificata nel calcolo logico-matematico, che a propria volta risale alla concezione meccanicistica del corpo equivalente alla macchina“.
Un’equivalenza riproposta dalla scienza cibernetica, che dagli anni Quaranta ha costruito circuiti elettro-meccanici di risposta alle sollecitazioni ambientali. È nata quindi l’idea del cyborg, l’organismo cibernetico da cui derivano i sogni di superamento dell’umano proposti dai movimenti culturali contemporanei del transumanesimo e del postumanesimo, rispettivamente in forma di potenziamento e di simbiosi con le macchine. Entrambi questi movimenti rimuovono la fragilità dei corpi viventi, richiamata dall’enciclica nell’immagine della fioritura non nonostante, ma attraverso, il limite.
«È il limite che apre alla relazione» ha ricordato padre Sergio Sala SJ, dell’Istituto di formazione sociopolitica “Mons. Lanza”. Un limite che per il cattolicesimo assume una curvatura particolare: “dal Concilio Vaticano II, è stato chiarito come l’umanità sia magnifica non solo perché creata a immagine di Dio, ma perché è Dio incarnato“. L’incarnazione di Gesù, il Cristo per chi crede, non ha reso solo umano il divino ma, contemporaneamente, divino l’umano per chi segue il suo esempio. “Siamo tutti meravigliosi, magnifici“, ha continuato Sala, “ma per molti non è così, l’umanità magnifica è appannaggio di pochi, solo quelli con più mezzi o più visibilità. L’enciclica interviene su questo, ricordando che l’umanità è magnifica perché è capace di stupore e compassione, che nessun algoritmo è capace di generare”.
È seguito un appassionato e conviviale dibattito, in cui i numerosi presenti sono intervenuti con considerazioni e domande ad alta voce su come ripensare le relazioni tra esseri umani nei diversi ambiti della vita: al lavoro, a scuola ma anche in famiglia e nella cura medica. Se la tecnologia digitale, e l’IA in particolare, tende a chiuderci in un loop di controllo che esclude l’imprevisto e tende a riportarlo al già noto, coltivare relazioni non finalizzate ai ruoli, in cui le persone possano esprimersi, anche emotivamente, al di là delle funzioni, e quindi incontrarsi davvero, è forse ancora una delle forme più concrete di custodia della nostra umanità. Ed è ciò che le persone hanno scelto di fare, mercoledì sera, in un cortile aperto a tutti.

