La cedolare secca agevolata al 10% per i contratti di locazione a canone concordato diventa un caso politico e territoriale. A sollevare la questione è Azione Messina, che denuncia una disparità normativa tra Comuni colpiti da calamità naturali prima del 2014 e territori interessati da emergenze successive. La notizia più rilevante per i cittadini riguarda proprio questo punto: secondo Azione, l’attuale disciplina finisce per escludere dall’accesso al beneficio fiscale molte comunità colpite negli ultimi anni da terremoti, alluvioni, incendi e altre emergenze. Una situazione che, per il partito, crea una distinzione ingiustificata tra territori che hanno subito danni analoghi ma che non possono contare sugli stessi strumenti fiscali di sostegno.
A intervenire è Diana Zingales, vice segretario provinciale di Azione Messina, che in una nota spiega le ragioni dell’iniziativa parlamentare promossa attraverso un’interrogazione a firma dell’onorevole Ettore Rosato, rivolta ai Ministri dell’Economia e delle Finanze e delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Diana Zingales: “Comuni di serie A e comuni di serie B”
La presa di posizione di Diana Zingales è netta e punta a evidenziare quella che viene definita una disparità territoriale priva di ragionevole giustificazione. Al centro c’è il tema dell’accesso alla cedolare secca al 10% nei Comuni colpiti da calamità naturali. Zingales dichiara: “Per lo Stato esistono ancora comuni colpiti da calamità naturali di “serie A” e comuni di “serie B”. È questo il paradosso che Azione ha deciso di portare all’attenzione del Governo attraverso un’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Ettore Rosato, rivolta ai Ministri dell’Economia e delle Finanze e delle Infrastrutture e dei Trasporti.” Il passaggio sintetizza il senso dell’iniziativa politica: ottenere un intervento del Governo per correggere una normativa che, secondo Azione, non risponde più alla realtà dei territori e alle esigenze delle popolazioni colpite da eventi calamitosi anche dopo il 2014.
L’interrogazione parlamentare di Ettore Rosato
L’iniziativa di Azione mira a rimuovere una disparità territoriale ritenuta non giustificabile. L’obiettivo è consentire anche alle popolazioni colpite da calamità naturali verificatesi dopo il 2014 di accedere alla cedolare secca agevolata al 10%, prevista per i contratti di locazione a canone concordato. Nella nota si legge che l’intervento parlamentare riguarda le comunità interessate da terremoti, alluvioni, incendi e altre emergenze. Per queste realtà, l’estensione del beneficio fiscale potrebbe rappresentare uno strumento utile a sostenere il mercato abitativo, favorire la disponibilità di alloggi accessibili e contribuire al rilancio dei territori danneggiati. Il tema riguarda quindi non soltanto la fiscalità immobiliare, ma anche la tenuta sociale ed economica delle comunità colpite da eventi calamitosi. L’agevolazione sui contratti di locazione può incidere concretamente sulle famiglie, sulle imprese e sui territori che devono affrontare le conseguenze di emergenze ambientali e infrastrutturali.
La normativa ferma al 2014 e il nodo delle zone ex calamitose
La questione sollevata da Azione Messina riguarda l’impianto normativo attuale, considerato non più adeguato. Il riferimento principale resta l’articolo 9 del decreto legge n. 47/2014, convertito dalla legge n. 80/2014. La norma prevede il beneficio fiscale nei Comuni colpiti da calamità naturali, ma solo se lo stato di emergenza è stato deliberato nei cinque anni precedenti l’entrata in vigore della legge di conversione. Diana Zingales ricostruisce così il quadro: “L’iniziativa mira a rimuovere una disparità territoriale ritenuta priva di ragionevole giustificazione, consentendo anche alle popolazioni colpite da terremoti, alluvioni, incendi e altre emergenze verificatesi dopo il 2014 di accedere alla cedolare secca agevolata al 10% prevista per i contratti di locazione a canone concordato.”
Il problema, secondo Azione, nasce dal fatto che la normativa generale non è stata oggetto di un aggiornamento strutturale. Nel tempo ci sono stati interventi limitati, legati a specifiche situazioni territoriali o a provvedimenti emergenziali, ma non una revisione organica capace di includere tutti i Comuni colpiti da calamità successive.
Interventi frammentari e assenza di una riforma strutturale
La nota evidenzia che, con riferimento alle zone definite “ex calamitose”, sono stati adottati pochi interventi circoscritti, spesso inseriti nei decreti emergenziali e nei cosiddetti Milleproroghe. Si tratta però, secondo Azione, di misure frammentarie, incapaci di risolvere in modo generale il problema. Zingales afferma: “Ed infatti, con riferimento alle zone “ex calamitose”, fatta eccezione per pochi interventi circoscritti adottati nell’ambito dei decreti emergenziali e dei cosiddetti “Milleproroghe”, che hanno inciso solo in modo frammentario su specifiche situazioni territoriali, l’impianto normativo attuale non è mai stato oggetto di un aggiornamento strutturale. La disciplina generale di riferimento è, ancora oggi, l’art. 9 del decreto legge n. 47/2014, convertito dalla legge n. 80/2014, che prevede il beneficio fiscale nei comuni colpiti da calamità naturali, ma solo se lo stato di emergenza è stato deliberato nei cinque anni precedenti l’entrata in vigore della legge di conversione”.
Perché le calamità dopo il 2014 rischiano di restare escluse
Secondo la ricostruzione contenuta nella nota, l’impianto normativo non esclude in modo esplicito le calamità successive al 2014. Tuttavia, il riferimento temporale contenuto nella disciplina generale produce un effetto limitativo, perché ancora l’applicazione dell’agevolazione a eventi calamitosi antecedenti a quella data, salvo interventi successivi di carattere isolato. Il vice segretaria provinciale di Azione Messina sottolinea: “Ne deriva un impianto normativo che, pur non escludendo espressamente le calamità successive, risulta ancorato a una finestra temporale ormai datata, con l’effetto di limitare l’applicazione dell’agevolazione ai soli eventi calamitosi antecedenti al 2014, salvo isolati interventi di carattere normativo intervenuti nel tempo che, però, hanno avuto natura emergenziale e settoriale.”
Calamità naturali, non solo danni materiali: il rischio sociale ed economico
La richiesta di estendere la cedolare secca al 10% non viene presentata soltanto come una questione fiscale. Nella nota di Azione, il tema è collegato alle conseguenze profonde che una calamità produce su un territorio. Quando un evento estremo colpisce una comunità, infatti, non vengono compromessi soltanto edifici, strade, infrastrutture e ambiente. A essere colpito è anche il tessuto sociale: diminuisce la disponibilità di abitazioni accessibili, aumentano le difficoltà per famiglie e imprese e cresce il rischio di abbandono dei territori più fragili. Zingales lo afferma chiaramente: “Quando una calamità colpisce un territorio, non vengono danneggiati soltanto ambiente, edifici e infrastrutture: si indebolisce il tessuto sociale, si riduce la disponibilità di alloggi accessibili, aumentano le difficoltà per famiglie e imprese e cresce il rischio di spopolamento. Per questo, sollecitando un ripensamento della misura in chiave strutturale, chiediamo al Governo di intervenire con urgenza per superare una disparità ormai non più ragionevole e garantire così a tutti i territori colpiti da eventi calamitosi gli stessi strumenti fiscali di sostegno, ricostruzione e rilancio economico”.
Affitti a canone concordato e sostegno ai territori colpiti
La cedolare secca agevolata sui contratti a canone concordato può diventare, nella prospettiva indicata da Azione, uno strumento di sostegno non solo per i proprietari, ma anche per gli inquilini e per l’intero sistema territoriale. In un Comune colpito da una calamità naturale, il tema della casa assume un valore centrale. La disponibilità di alloggi a costi sostenibili può favorire la permanenza delle famiglie, aiutare i lavoratori, sostenere le attività economiche e contribuire a contenere il rischio di spopolamento. Per questo, la proposta punta a rendere la misura accessibile a tutti i territori colpiti, senza distinzioni legate alla data dell’evento calamitoso. L’interrogazione parlamentare firmata dall’onorevole Ettore Rosato chiama dunque in causa il Governo su un principio di equità territoriale. Per Azione Messina, la stessa condizione di fragilità deve poter ottenere gli stessi strumenti di risposta, ricostruzione e rilancio economico.
La richiesta al Governo: aggiornare la disciplina e superare la disparità
La posizione di Azione Messina è costruita attorno a una richiesta precisa: aggiornare la disciplina nazionale e superare il limite di una normativa ancorata a una finestra temporale non più attuale. Il punto politico sollevato da Diana Zingales riguarda la necessità di una misura strutturale. Non più interventi sporadici, settoriali o legati a singole emergenze, ma un meccanismo stabile capace di includere tutti i territori colpiti da calamità naturali, indipendentemente dall’anno in cui lo stato di emergenza è stato deliberato. Al centro della richiesta c’è l’estensione della cedolare secca al 10% per i contratti di locazione a canone concordato, così da garantire a tutte le popolazioni colpite da eventi calamitosi gli stessi strumenti fiscali. Una misura che, secondo Azione, potrebbe incidere sulla ricostruzione, sulla tenuta abitativa e sul rilancio economico dei territori.

