Aeroporti di Catania e Comiso, esposto sulla privatizzazione della S.A.C.: chieste verifiche ad Autorità e Corte dei conti

Socialdemocrazia SD, PSI, Socialismo XXI, PLD e MEC chiedono di accertare atti, valutazioni economiche, garanzie e possibili profili di danno erariale nella procedura di privatizzazione della società che gestisce gli scali di Catania-Fontanarossa e Comiso

Socialdemocrazia SD, PSI, Socialismo XXI, PLD e MEC hanno presentato un esposto-segnalazione per chiedere alle Autorità competenti di verificare le ragioni, gli atti amministrativi, le valutazioni economiche e le garanzie poste a fondamento della procedura di privatizzazione della S.A.C. – Società Aeroporto Catania S.p.A., che gestisce l’aeroporto di Catania-Fontanarossa e, a seguito dell’incorporazione di SO.A.CO., anche l’aeroporto di Comiso.  L’esposto è stato indirizzato alla Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Siciliana e, per quanto di rispettiva competenza, alle Procure della Repubblica di Palermo, Catania e Ragusa, nonché, per conoscenza, all’ENAC. “Riteniamo che la procedura di privatizzazione abbia saltato un bel po’ di passaggi amministrativi essenziali e che la vigilanza regionale, così come quella dell’ente di regolazione aeronautica, appaia quantomeno distratta”, afferma Claudio Melchiorre, esponente di Socialdemocrazia SD e del MEC.

Nell’esposto viene richiamata una lunga serie di atti e circostanze che, secondo i firmatari, restituiscono il quadro di una situazione amministrativa gravemente incompleta, o comunque non sufficientemente chiarita alla pubblica opinione: dalla cessione della maggioranza del capitale sociale di S.A.C. alla possibile partecipazione di operatori esteri o extra-UE, dal nodo del fondo di quiescenza della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia agli investimenti infrastrutturali programmati, sino al tema decisivo della perdita del controllo pubblico su una infrastruttura essenziale per la Sicilia orientale e per l’intera Regione.

“A noi risalta immediatamente agli occhi — prosegue Melchiorre — che questa privatizzazione rischia di essere pagata dalla stessa società in vendita. In sostanza, mentre nel bando sembrano previste garanzie a favore degli attuali amministratori, non risultano con altrettanta chiarezza garanzie adeguate su chi sosterrà effettivamente il costo dell’operazione. Il rischio concreto è che l’acquirente scarichi sulla società di gestione S.A.C. i costi di acquisizione di S.A.C. stessa. Risultato: costi di gestione più alti, minore capacità di investimento e possibile ulteriore aumento dei diritti aeroportuali, che finirebbero ancora una volta per essere pagati dai viaggiatori siciliani”.

I firmatari dell’esposto sono, tra gli altri, Vicky Amendolia, Antonio Matasso e Giovanni Candido, per Socialdemocrazia SD, Nino Oddo, Roberto Polizzi e Dario Aloisi per il PSI, David Bonaventura per il PLD, Ezio Iacono per Socialismo XXI, Claudio Melchiorre per il MEC e quale segretario organizzativo regionale di Socialdemocrazia SD.

Amendolia: “serve una valutazione pubblica e trasparente”

“Il problema — sostiene Vicky Amendolia, Vicesegretario vicario nazionale di Socialdemocrazia SD — è che per privatizzare un’opera strategica non basta un bando e non basta una procedura apparentemente regolare. Occorre una valutazione complessa, pubblica, trasparente e comparativa, che tenga conto non soltanto del prezzo di vendita, ma del valore strategico, infrastrutturale, economico e sociale degli aeroporti di Catania e Comiso. Tale valutazione non risulta, o comunque non risulta essere stata resa conoscibile in modo adeguato”.

Secondo Amendolia, la vicenda appare ancora più delicata perché la procedura di alienazione sembra intrecciarsi con l’esigenza di coprire il deficit del fondo di quiescenza della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, nata dall’accorpamento delle Camere di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa, con esclusione, a suo tempo, della Camera di Commercio di Enna.

“Il fondo di quiescenza delle Camere di Commercio — aggiungono i firmatari — è certamente un problema reale, serio e meritevole di soluzione. Ma non può essere affrontato sacrificando il controllo pubblico di una infrastruttura aeroportuale strategica. Quel deficit deve essere preso in carico, nei modi legittimi e trasparenti, dalla Regione Siciliana e dallo Stato, non scaricato indirettamente sui cittadini, sui passeggeri e sul futuro degli investimenti aeroportuali”.

Il tema del controllo pubblico e del danno erariale

Nell’esposto viene prospettata anche l’esigenza di verificare possibili profili di danno erariale. Secondo i firmatari, infatti, la cessione della maggioranza di S.A.C. potrebbe determinare non soltanto un pregiudizio patrimoniale immediato, ove il prezzo non fosse pienamente congruo, ma anche una perdita stabile di controllo pubblico su un’infrastruttura che produce valore, governa flussi turistici e commerciali, condiziona la mobilità dell’Isola e incide sulla continuità territoriale.

“Se si vende l’aeroporto di Catania, e domani magari anche quello di Palermo, gli introiti e le leve strategiche derivanti da queste infrastrutture rischiano di finire altrove, in astratto anche all’estero. È accettabile che un asset essenziale per la mobilità, l’economia, il turismo, la sicurezza e la coesione territoriale della Sicilia venga alienato senza una piena valutazione pubblica? Possiamo lasciare che la principale porta d’ingresso della Sicilia orientale sia consegnata a soggetti privati senza aver prima verificato ogni alternativa pubblica praticabile?”, si chiedono i firmatari.

La soluzione indicata nell’esposto è semplice e politicamente lineare: la Regione Siciliana dovrebbe intervenire per coprire, con strumenti trasparenti e verificabili, il disavanzo dell’ente camerale e, in cambio, acquisire a titolo definitivo le partecipazioni azionarie aeroportuali, mantenendo in mano pubblica il controllo di S.A.C.

Il richiamo al diritto europeo e al golden power

“Che l’Unione Europea obblighi la Sicilia a vendere un asset strategico come la porta d’ingresso di milioni di passeggeri l’anno è un falso argomento — affermano ancora i promotori dell’esposto —. Il diritto europeo non impone affatto la privatizzazione generalizzata degli asset strategici. L’Unione Europea lascia agli Stati membri la scelta tra proprietà pubblica e privata, purché siano rispettati i principi di trasparenza, concorrenza, proporzionalità e non discriminazione. Dunque, la Regione Siciliana può e deve decidere politicamente se considerare gli aeroporti infrastrutture strategiche e comportarsi di conseguenza”.

I firmatari evidenziano, inoltre, i profili di sicurezza e interesse nazionale connessi alla possibile partecipazione di operatori stranieri o extra-UE alla procedura. La Sicilia, regione insulare e frontaliera al centro del Mediterraneo, non può considerare i propri aeroporti come semplici beni commerciali da mettere sul mercato secondo mere logiche di cassa.

“Il cosiddetto golden power — si legge nell’Esposto — non può diventare un alibi. È una garanzia estrema, non una politica industriale. Una rete di protezione, non una strategia regionale dei trasporti. Prima di arrivare alla cessione, occorre sapere se la Regione abbia valutato l’acquisizione pubblica delle quote, se siano state svolte perizie indipendenti, se siano state considerate le ricadute sugli investimenti, sulle tariffe, sui diritti aeroportuali, sulla continuità territoriale e sulla sicurezza dell’infrastruttura”.

La richiesta di acquisire tutti gli atti

Per queste ragioni, i soggetti firmatari chiedono che siano acquisiti e verificati tutti gli atti della procedura, le deliberazioni degli enti pubblici coinvolti, le valutazioni della Regione Siciliana, i pareri tecnici, legali, contabili e finanziari, le perizie di stima, gli studi sul fondo di quiescenza, la documentazione ENAC/S.A.C. relativa agli investimenti programmati e ogni eventuale interlocuzione tra Regione, S.A.C., Camera di Commercio, ENAC e Ministeri competenti.

“Non siamo davanti a una normale operazione societaria — concludono i firmatari — ma a una scelta che può incidere per decenni sulla Sicilia. Vendere un aeroporto significa perdere una leva strategica. Vendere senza avere prima dimostrato che non esistono alternative pubbliche significa esporre la collettività a un rischio enorme. Per questo chiediamo verifiche rigorose, tempestive e trasparenti. Il resto, se non sarà chiarito, rischia di apparire come mala amministrazione; e sulle eventuali opacità saranno le Autorità competenti, non la politica, a dover fare piena luce”.