Tutti uniti e senza polemiche: il bellissimo messaggio (di speranza) dall’Aeroporto di Reggio Calabria

Oggi, seppur per qualche ora, dall'Aeroporto di Reggio Calabria è arrivato un bellissimo messaggio. Di speranza. Tutti uniti e senza polemiche

C’erano tutti. E non era scontato. Non mancava nessuno. E non era scontato. Ieri, seppur per qualche ora, dall’Aeroporto di Reggio Calabria è arrivato un bellissimo messaggio. Di speranza. Tutti uniti e senza polemiche. Perché di divisioni ce ne sono state. Di uscite a vuoto, di propaganda piena di livore, indivia e bufale. Di frottole. E quindi, ribadiamo, non era scontato. Occhiuto e Cannizzaro i grandi protagonisti, ovviamente, così come davamo per certa la presenza dei due Sindaci f.f. Battaglia e Versace. Ma davanti al palco, ad ascoltare, c’erano anche il Senatore Nicola Irto e, soprattutto, l’ex Sindaco e ora Consigliere Regionale, Giuseppe Falcomatà. Il fu “volano frottole”, colui che non ci credeva e che non ha fatto nulla per rendere omaggio (o valorizzare) ai “vincitori”.

Perché sì, è chiaro che in questa vicenda ci siano dei vincitori. Ma non era oggi il giorno giusto per celebrarli. E loro lo hanno capito. Ieri era il giorno di una Reggio Calabria unita e senza polemiche. Una Reggio Calabria che può dotarsi di un Aeroporto che è ovviamente a disposizione di chiunque, della Destra così come della Sinistra, dei democristiani così come dei comunisti o dei socialisti. Dei Sindaci bravi e di quelli meno bravi. Non era di certo il giorno delle frecciate, dei veleni, delle rivendicazioni di un atto cui i meriti sono ben impressi nella memoria dei reggini. Grandi applausi, agli interventi sul palco, verso Cannizzaro e Occhiuto, che l’ha detto chiaramente: “ho fatto vedere un video perché a volte bastano i fatti a parlare e non servono parole”.

I fatti sono quelli, dunque, e oggi è servito solo a coronarli, a mettere la ciliegina sulla torta rispetto al gran lavoro effettuato. In una città piena di incompiute, in cui le opere si iniziano e non si sa quando finiscono, in cui si fatica a terminare un ponticello di qualche metro, un’opera così futuristica realizzata in meno di un anno è un qualcosa di straordinario ed eccezionale, roba da far invidia ai giganti del mondo che tutta Italia – non Reggio Calabria – invidia. Perché se nel nostro paese guardiamo con ammirazione le grandi opere realizzate in pochi mesi in Cina, in Giappone, negli Stati Uniti, oggi possiamo osservare con orgoglio l’esempio pratico di una Calabria che lavora, di un Sud che lavora, di una Reggio che lavora, in barba ai soliti stereotipi.

Tutto questo ha un merito, dei nomi, dei cognomi. Ma ieri non era un giorno da campagna elettorale. Non era un giorno in cui parlare tanto, in cui parlare troppo. Era il giorno in cui mostrare alla città che può essere anche unita, lontana da divisioni, invidie e contrapposizioni. Perché, come diciamo spesso, anche in altre situazioni, le opere non sono di nessuno. Sono del popolo, della comunità. Quel popolo che, anche oggi, ha sorriso, entusiasta, felice.