“La gestione del narcotraffico dei boss mafiosi comodamente dalle celle del carcere di Palermo è solo l’ennesimo caso dopo quello recente di estorsioni dal carcere di Foggia contro imprenditori foggiani. Con sempre maggiore frequenza da carceri siciliane, pugliesi, campane e calabresi si continua a svolgere attività criminali e a controllare lo spaccio di droga sui territori”. Ad affermarlo è Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria che aggiunge: “dalle indagini è emersa l’esistenza nell’istituto palermitano di un’organizzazione gerarchica, «stabilmente destinata al traffico di stupefacenti, la gestione di una cassa comune e, l’utilizzo della forza di intimidazione, derivante dall’affiliazione o dall’aderenza a Cosa Nostra». Dunque la mafia – come denunciamo da troppo tempo, inascoltati – continua ad operare anche dal carcere. L’effetto immediato è quello di incutere paura e al tempo stesso di scoraggiare la collaborazione con magistrati e forze dell’ordine. La prima conseguenza di tutto questo è la forte riduzione di collaborazione con inquirenti e magistrati: scoraggiati da questo andazzo in poco tempo appena il 7-8% è disponibile alla denuncia di estorsioni e crimini. Nella lotta alla criminalità invece di andare avanti – evidenzia Di Giacomo – siamo tornati indietro di 20 anni. Solo l’Amministrazione Penitenziaria, il Parlamento, la politica non se ne accorgono non affrontando radicalmente la situazione. Tutto questo accade mentre le aggressioni e le violenze al personale penitenziario come il ritrovamento di droga sono diventati fatti quotidiani al punto da non avere nemmeno un rigo di giornale. Siamo al capolinea: le carceri sono diventate per boss e capi clan un’ulteriore testimonianza di potere che ha l’effetto di seminare paura tra i cittadini. E il Governo finge di non saperenulla”.
Sicilia, mafia e droga comandate dal carcere. L’allarme: “boss ancora padroni dai penitenziari”
Il sindacato denuncia il controllo delle attività criminali da parte dei boss detenuti: “le carceri sono diventate una testimonianza di potere dei clan”

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