A Scilla cresce la tensione attorno alla decisione di avviare, a partire dal 15 maggio, i lavori di messa in sicurezza del costone che collega Marina Grande al Porto. Una scelta che ha acceso la protesta di commercianti, imprenditori e cittadini, scesi in piazza, come si evince nel video di Graziano Tomarchio per StrettoWeb, per manifestare la propria contrarietà a un intervento ritenuto necessario sul piano della sicurezza, ma contestato con forza per tempi e modalità.
Il nodo principale riguarda il periodo scelto per l’apertura del cantiere. Secondo quanto emerso, i lavori avranno una durata prevista di circa 60 giorni e comporteranno la chiusura di un’arteria considerata strategica per la mobilità interna e per l’accesso alle aree più frequentate del borgo. Una prospettiva che, alla vigilia dell’estate, viene vissuta dagli operatori locali come un colpo durissimo all’economia cittadina.
Lavori dal 15 maggio: il nodo della stagione turistica
L’avvio dei lavori il 15 maggio arriva in un momento particolarmente delicato per Scilla, località che proprio in queste settimane si prepara ad accogliere visitatori, turisti e vacanzieri. L’inizio della stagione turistica rappresenta infatti una fase cruciale per ristoratori, albergatori, commercianti, stabilimenti balneari e attività legate all’accoglienza, che concentrano nei mesi primaverili ed estivi una parte decisiva del proprio fatturato.
La chiusura del collegamento tra Marina Grande e il Porto rischia di creare disagi pesanti non solo alla circolazione, ma anche alla fruibilità complessiva del territorio. Gli operatori temono che le difficoltà di accesso possano scoraggiare i visitatori, compromettere prenotazioni già effettuate e rendere più complessa l’organizzazione dei servizi turistici. Per questo la scelta viene definita da molti una decisione “folle”, non tanto per la natura dell’intervento, quanto per la tempistica individuata.
Chianalea e l’accesso al borgo: il timore di un blocco
A preoccupare maggiormente è il possibile impatto sull’accesso a Chianalea, cuore identitario di Scilla e inserita tra i borghi più suggestivi d’Italia. Il borgo marinaro, con le sue case affacciate sull’acqua, i vicoli stretti e la forte vocazione turistica, rappresenta uno dei principali attrattori del territorio. Ogni limitazione alla mobilità, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso, rischia dunque di tradursi in un danno economico e d’immagine.
Per commercianti e imprenditori, il collegamento interessato dai lavori non è una strada secondaria, ma una vera e propria arteria vitale. La sua chiusura per due mesi potrebbe determinare un effetto domino: minore accessibilità, calo delle presenze, difficoltà logistiche per fornitori e residenti, disagi per i turisti e possibili ricadute sull’intero comparto dell’accoglienza a Scilla.
Commercianti e cittadini in piazza: “così si paralizza il paese”
La protesta nasce dalla consapevolezza che un cantiere di lunga durata, collocato alle porte dell’estate, possa incidere direttamente sulla tenuta economica del paese. In piazza non sono scesi soltanto gli operatori commerciali, ma anche cittadini e imprenditori che chiedono attenzione, ascolto e soluzioni alternative in grado di contemperare l’esigenza della sicurezza del costone con quella della sopravvivenza economica delle attività locali.
Il malcontento è alimentato dalla paura che Scilla possa presentarsi ai visitatori con difficoltà di accesso proprio nel momento in cui dovrebbe offrire la sua immagine migliore. La richiesta che arriva dal territorio è chiara: evitare che un intervento pubblico, pur importante, si trasformi in un danno per chi vive di turismo, ristorazione, ospitalità e servizi.
Sicurezza e turismo, la sfida di una soluzione condivisa
La messa in sicurezza del costone viene riconosciuta come un intervento rilevante, soprattutto in un territorio fragile e complesso dal punto di vista morfologico. Tuttavia, il caso di Scilla pone ancora una volta il tema della programmazione dei lavori pubblici nelle località turistiche. Quando un cantiere incide su un asse strategico, la scelta del calendario diventa decisiva quanto l’opera stessa.
Per questo commercianti e cittadini chiedono che la vicenda venga affrontata con maggiore sensibilità istituzionale, valutando eventuali rimodulazioni, percorsi alternativi, aperture parziali o soluzioni capaci di ridurre l’impatto sulla stagione. L’obiettivo, spiegano gli operatori, non è fermare la sicurezza, ma impedire che la chiusura dal 15 maggio produca conseguenze pesantissime su un’economia già legata a equilibri stagionali delicati.
Scilla teme il danno economico all’avvio dell’estate
Il timore diffuso è che i 60 giorni di lavori coincidano con una fase decisiva dell’anno, generando un danno difficilmente recuperabile. Per molte attività, infatti, maggio e giugno rappresentano il periodo in cui si consolidano prenotazioni, si intercettano i primi flussi turistici e si costruisce l’andamento dell’intera estate. Un blocco prolungato dell’accesso potrebbe quindi incidere non solo sull’immediato, ma anche sulla percezione della destinazione.
La protesta di Scilla racconta il disagio di una comunità che chiede di non essere penalizzata proprio mentre prova a rilanciare la propria vocazione turistica. Sullo sfondo resta una domanda centrale: è possibile garantire la sicurezza del territorio senza compromettere l’economia locale nel momento più importante dell’anno? Per commercianti, imprenditori e cittadini, la risposta deve arrivare subito, prima che il cantiere apra e che la stagione entri nel vivo.

