Attese interminabili, esami rinviati e controlli salvavita che rischiano di diventare un lusso per pochi. È la denuncia di Lucia Anita Nucera, assessore alle Politiche sociali del Comune di Reggio Calabria, che in questi giorni sta raccogliendo testimonianze di cittadini, in particolare malati oncologici, lasciati soli davanti alla malattia. Secondo quanto riferito dall’assessore, a Reggio Calabria sempre più pazienti oncologici vivono una condizione di disperazione silenziosa, fatta di difficoltà nell’accesso ai controlli periodici, monitoraggi rinviati e prestazioni diagnostiche non garantite nei tempi indicati dagli specialisti.
“Sto incontrando decine di persone malate di tumore che non riescono ad effettuare i controlli periodici e il monitoraggio della propria malattia nei tempi stabiliti dagli specialisti. Persone fragili, già provate dalla sofferenza fisica e psicologica, costrette a sentirsi dire dal CUP Calabria che per un esame fondamentale bisogna aspettare mesi, in alcuni casi addirittura oltre due anni. Due anni. Un tempo che, per un malato oncologico, può significare la differenza tra vivere e morire”.
Altri pazienti, secondo la denuncia, non trovano alcuna disponibilità sul territorio della provincia di Reggio Calabria e vengono inviati in altre province, affrontando viaggi estenuanti, spese insostenibili e ulteriori sacrifici. Per chi non può permettersi esami diagnostici a pagamento, il rischio è quello di rinunciare a curarsi, a controllarsi e, spesso, alla speranza. “È una vergogna istituzionale che non può più essere nascosta dietro comunicati, slogan o passerelle politiche – afferma Lucia Anita Nucera – perché qui non stiamo parlando di numeri o statistiche: stiamo parlando di esseri umani abbandonati”.
Un altro nodo sollevato dall’assessore riguarda il budget destinato alle strutture private accreditate. La provincia di Reggio Calabria, secondo Nucera, continuerebbe a essere penalizzata rispetto ad altre realtà regionali. “Mentre Catanzaro e Cosenza dispongono di risorse significativamente maggiori, Reggio continua ad avere un budget insufficiente e dimezzato, incapace di rispondere al reale fabbisogno sanitario del territorio. Questa disparità non è più tollerabile”. Per l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Reggio Calabria, il territorio reggino continua a essere trattato come una periferia dimenticata della sanità regionale. “Il silenzio oggi diventa complicità. I cittadini devono svegliarsi e pretendere rispetto, dignità e diritto alla salute. Perché la salute non può dipendere dal conto corrente di una famiglia o dalla provincia in cui si vive”.
“Non si può continuare a morire di burocrazia, liste d’attesa e disuguaglianze territoriali nel 2026. Non si può accettare che un malato oncologico viva con l’angoscia di non riuscire a fare un controllo nei tempi necessari”. Da qui l’appello alla Regione Calabria, chiamata a intervenire con risorse, programmazione e investimenti per rispondere a un’emergenza che, secondo Nucera, riguarda direttamente la vita delle persone. “La politica regionale ha il dovere morale e istituzionale di intervenire immediatamente. Servono risorse, programmazione, investimenti e rispetto per un territorio che da troppo tempo paga il prezzo dell’indifferenza. Perché qui non è in gioco il consenso. Qui è in gioco la vita delle persone”.
