Reggio Calabria, l’incredibile storia del detenuto 58enne che gioca a nascondino e preferisce il centro alla periferia

Un cinquantottenne pluri-pregiudicato evade dai domiciliari di Pellaro per tornare in Vico Vitetta ma finisce incastrato tra un armadio e la parete

In una città dove il sole bacia il lungomare e le storie di cronaca spesso superano la fantasia, l’ultima vicenda accaduta a Reggio Calabria sembra uscita direttamente da una sceneggiatura di una commedia degli equivoci. Il protagonista è un uomo di 58 anni anni, un volto decisamente noto alle forze dell’ordine e con un curriculum criminale piuttosto nutrito che gli è valso il titolo di pluri-pregiudicato. Dopo diversi passaggi nelle patrie galere per reati di vario genere, l’uomo stava scontando un cumulo di pene definitive in regime di detenzione domiciliare. Per andare incontro alle sue precarie condizioni di salute, il magistrato aveva deciso di concedergli un trattamento di favore, permettendogli di risiedere in un appartamento a Pellaro, proprio accanto all’abitazione del fratello. L’idea era semplice: garantire all’uomo la vicinanza della famiglia in un momento di fragilità fisica, evitandogli lo stress della sua solita dimora nel caos cittadino di Vico Vitetta, a due passi dal trafficatissimo Viale Calabria.

La fuga di mezzanotte e il coordinamento tra le stazioni dei Carabinieri

Tuttavia, il richiamo del centro città deve essere stato più forte di qualsiasi prescrizione medica o giudiziaria. La quiete di Pellaro non faceva evidentemente per lui. Il primo atto di questo bizzarro episodio si è consumato nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio scorsi. Durante un normale controllo di routine per verificare la presenza dell’uomo in casa, i Carabinieri hanno trovato la porta sbarrata e l’appartamento deserto. A quel punto è scattato immediatamente l’allarme che ha visto un coordinamento serrato tra diverse stazioni dell’Arma, da quella di Pellaro a quella di Modena. Gli inquirenti, conoscendo bene le abitudini del soggetto, hanno subito intuito che il fuggitivo potesse essersi rifugiato nella sua vecchia casa di Vico Vitetta, ma i primi sopralluoghi non avevano dato l’esito sperato, dando il via a una breve ma intensa caccia all’uomo durata alcuni giorni.

Il blitz dei Vigili del Fuoco e il nascondiglio degno di un bambino

La svolta decisiva è arrivata nella giornata di ieri, il 5 maggio. I Carabinieri si sono presentati nuovamente davanti al portone dell’abitazione in Vico Vitetta. Nonostante i ripetuti squilli al campanello non ricevevano risposta, ma le orecchie attente dei militari hanno percepito chiaramente un confuso mormorio di voci provenire dall’interno. Senza perdersi d’animo, hanno richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco per forzare l’ingresso e fare irruzione. Una volta dentro, la compagna convivente dell’uomo ha provato a recitare la parte della vedova bianca, giurando solennemente di non avere idea di dove si trovasse il suo compagno. Peccato che la perlustrazione della casa abbia rivelato una scena quasi tenera nella sua assurdità: il cinquantottenne, nonostante l’età e i problemi di salute dichiarati, è stato scovato mentre cercava di rendersi invisibile rannicchiandosi come un bambino in uno stretto intercapedine tra un armadio e il muro.

Il ritorno forzato a Pellaro con il braccialetto come nuovo accessorio

Dopo essere stato estratto dal suo precario nascondiglio, per il pluri-pregiudicato sono scattate nuovamente le manette con l’accusa di evasione. Portato davanti al giudice, la situazione è tornata al punto di partenza, ma con un’aggiunta tecnologica non trascurabile. Grazie al lavoro difensivo svolto dagli avvocati Demetrio e Maria Teresa Pratticò, l’uomo ha ottenuto nuovamente la misura della detenzione domiciliare presso l’appartamento di Pellaro vicino alla famiglia, quello originariamente assegnato per motivi di salute. Questa volta però, il magistrato non ha voluto correre rischi legati alla nostalgia del centro città: il 58enne dovrà indossare permanentemente il braccialetto elettronico. Un accessorio decisamente meno comodo di un armadio dietro cui nascondersi, ma sicuramente più efficace nel ricordare che le regole, a Reggio Calabria come altrove, vanno rispettate.