L’ultima settimana, quella che porta al voto, la fine di 12 anni di regressione targata Giuseppe Falcomatà. Al netto di qualche persona dissociata con la realtà, di qualcuno che anche con un piede nella fossa e l’altro nella busta di spazzatura direbbe che ci sono anche cose buone, di chi per ideologia politica direbbe anche che “1+1 fa 27”, basta che è diverso da ‘2’ perchè lo dice la destra, al netto di queste categorie, il resto della città attende con ansia di poter esprimere il voto del cambiamento.
Cannizzaro non avrà la bacchetta magica, non è il messia, ma in lui sono riposte le speranze di tante persone deluse da Falcomatà, dalla sua amministrazione, dalle promesse di 12 anni del centrosinistra. Persone come l’Anonimo reggino, il cittadino che gira per la città, in lungo e in largo, per raccogliere problemi, malcontento e riflessioni di chi, come lui, si è stancato di vivere in una città che non funziona.
Di seguito il suo ultimo pensiero, con tanto di citazione a Star Trek, ironico e tagliente, ma anche carico di frustrazione per una città che merita decisamente di meglio. Almeno, è l’ultima settimana.
“Reggio, ultima frontiera. Questi sono gli ultimi giorni di un’amministrazione fallimentare. Durante la sua missione dodicennale, diretta all’abbandono totale, al trionfo del degrado urbano e alla meticolosa ricerca di sempre nuove ed esotiche forme di incuria, l’imperativo categorico è stato solo uno: c’è gente da fregare.
Se quel genio di Gene Roddenberry fosse sbarcato a Reggio Calabria oggi, la celeberrima sigla di Star Trek comincerebbe esattamente così. Solo che la serie non parlerebbe di galassie lontane, ma si intitolerebbe, con tragica ironia, Reggio Trek. Una saga fantascientifica dove l’anomalia spazio-temporale più inspiegabile è come una città intera sia stata teletrasportata direttamente nel terzo mondo amministrativo.
Per anni, noi cittadini abbiamo tentato l’impossibile: farci ascoltare. Abbiamo urlato, scritto, segnalato, mettendo a nudo i problemi quotidiani di chi questa terra la vive e la subisce. Siamo persone dotate di un saggio realismo, non pretendevamo mica la Luna o la risoluzione di ogni male “tutto e subito”. Ci saremmo accontentati delle basi della civiltà: risolvere le criticità più gravi, raddrizzare le storture macroscopiche. E invece, cosa abbiamo ricevuto in cambio di dodici anni di pazienza?
Ci hanno regalato il grande illusionismo della politica-spettacolo: hanno inaugurato in pompa magna campi sportivi, per poi abbandonarli alle sterpaglie il giorno successivo; hanno battezzato spazi verdi, riconsegnati subito dopo alla giungla urbana; hanno millantato strutture avveniristiche firmate da archi-designer di fama internazionale, mentre la quotidianità affondava. Oggi i parcheggi promessi restano fantasmi immobili, l’acqua potabile si disperde in fiumi sotterranei che squarciano l’asfalto, le strade sembrano reduci da un bombardamento tattico e la spazzatura siede sovrana, fiera e immobile, ai bordi dei nostri marciapiedi.
E la cosa più esilarante – se non ci fosse da piangere – è il gioco del rimpallo. Per quanto si affannino a gridare che la colpa è sempre e rigorosamente di “loro” (i cattivi venuti prima, o quelli di sopra, o quelli di fianco), la verità storica è che i “noi” che si sono succeduti al comando non hanno fatto altro che fare peggio, superando ogni record precedente di inefficienza.
Negli ultimi mesi, esausti di lanciare lettere d’amore inascoltate agli uffici competenti, abbiamo trovato l’unico vero alleato: la redazione di Strettoweb. Quello è diventato il nostro faro nella notte, l’unico spazio mediatico capace di concederci la visibilità che meritiamo, l’unico megafono che impedisce di farci sentire semplici “anonimi reggini” invisibili. Hanno pubblicato ogni nostra lamentela, ogni nostra istantanea di ordinaria follia quotidiana. Il “grazie” è riduttivo.
Lo facciamo così: con l’ironia, con la goliardia, a volte con una risata amara. Ma sia chiaro agli scienziati di Palazzo San Giorgio: non lo facciamo per farvi risalire il morale o per farvi ridere. Lo facciamo per sbattervi in faccia, col sorriso dei disperati, il disastro che avete combinato a questa città e sulla pelle dei suoi abitanti, senza il minimo scrupolo, senza l’ombra di un pentimento. Su decine e decine di segnalazioni disperate, non siete stati capaci di risolvere nemmeno l’1% dei problemi. Volete dei promemoria? Una perdita d’acqua storica in via Mazzini lasciata a sgorgare come una fontana monumentale; una buca profonda su un marciapiede; e un’altra voragine memorabile proprio a due passi dagli uffici del Comune. Ah, quest’ultima l’avete rattoppata (e pure male!) solo perché ci è finita dentro, con tutte le ruote, una macchina della Polizia Municipale. Ci voleva il danno collaterale per vedervi operativi.
Avete avuto mesi, anni, ere geologiche per recuperare consensi. Ma invece di scendere tra la gente, di sporcarvi le mani per sanare le ferite del territorio e racimolare qualche voto pulito basato sui fatti, cos’avete fatto nella campagna elettorale? Avete preferito una misera guerra di trincea, gettando fango sull’avversario di turno. E la vera perla drammaturgica è che a farlo con più foga è stata l’unica persona che in queste comunali non c’entrava assolutamente nulla: l’ex sindaco.
Fa male ammetterlo, fa scendere una lacrima di profonda malinconia, ma un vero Capitano si vede nella tempesta. Un vero Capitano non avrebbe mai e poi mai abbandonato la sua nave e il suo equipaggio nel momento esatto dell’affondamento. Il nostro, invece, ha preferito fare le valigie. Dopo 12 anni di frottole favolose, la grande fuga. Lasciando a noi, passeggeri di terza classe, una cicatrice indelebile sul cuore e una montagna di macerie che la nuova amministrazione – chiunque essa sia – si troverà a dover scavare a mani nude.
Siamo arrivati al capolinea. Gli ultimi sette giorni di dodici anni vissuti nell’angoscia della decadenza. Gli ultimi sette giorni per chiudere questo capitolo buio e trovare, finalmente, il coraggio di far rinascere la nostra amata, martoriata Reggio Calabria“.
