Immaginate questa scena: è sabato mattina, finalmente l’asfalto della strada di via Sbarre, uno dei quartieri di Reggio Calabria, è stato rifatto. I residenti, entusiasti, si preparano a percorrere una strada liscia e senza buche, finalmente… Ma poco qualche giorno i lavori ricominciano. Come se qualcuno, dal cuore della notte, avesse deciso di “rompere” di nuovo quel manto appena steso. Forse c’è qualcuno che pensa che l’asfalto sia come il pane, che bisogna “far lievitare” per ottenere una consistenza perfetta. E invece no, i residenti si trovano ancora una volta di fronte alla strada in rifacimento e all’immancabile cantiere riaperto.
Una situazione che ha dell’incredibile: lavori appena finiti e subito “rottamati” per nuovi scavi. Non si sa se dobbiamo fare i conti con la sindrome dell’asfalto instabile o se davvero qualcuno ha deciso che ogni strada debba avere almeno 5 cicli di “riapertura” per essere considerata perfetta. La “perfezione” del cantiere si raggiunge solo dopo il terzo, quarto e, perché no, settimo passaggio.
La “sinfonia” del traffico e del caos quotidiano
E mentre la viabilità viene stravolta, chi vive a Sbarre si trova a fare i conti con il traffico e l’incertezza. Le macchine, come in un gioco di Tetris, devono trovare uno spazio per passare tra i varchi di un cantiere che sembra non voler mai concludersi. Come se l’asfalto fosse un’opera d’arte in continuo divenire, con tanto di riapertura quotidiana per i “ritocchi finali”. E chi non ha l’intenzione di vivere ogni giorno come se fosse su un circuito di rally, si ritrova a chiedersi se ci sia una marcia indietro nella programmazione, o se l’unico obiettivo sia rendere la strada più “misteriosa”, come se fosse un percorso a ostacoli che cambia ogni giorno.
La comunicazione, ovvero… quella che non arriva mai!
C’è chi suggerisce ironicamente che forse dovremmo installare un “cantiere mobile” che possa spostarsi come un camion da circo, pronto a sistemare il manto stradale solo quando i cittadini non se lo aspettano più. Perché, in fondo, l’arte del cantiere è quella di “rinascere” inaspettatamente, come la fenice dalle sue ceneri, ma con un pizzico di confusione e disorientamento in più.
Il futuro di Sbarre: un sogno di asfalto eterno
Alla fine, i residenti di Sbarre si chiedono se il futuro del quartiere sia destinato a rimanere un gioco di incastri tra asfalto e scavi. Se i lavori continuano a ripetersi senza fine, forse l’unica cosa che ci resta da fare è adattarsi. La speranza di vedere una strada completata diventa quasi un sogno irraggiungibile, simile a quello di un altro “miglioramento continuo”, che in fondo è l’unico vero cambiamento visibile da quando sono cominciati i lavori. E chissà, forse un giorno, quando i lavori finiranno davvero, qualcuno dirà: “Guardate, una strada senza cantieri! Che meraviglia… per oggi!”

