Ponte Calopinace e arresti per corruzione: il candidato Azzarà denuncia anomalie nella dirigenza del Comune di Reggio Calabria

Ritardi, rescissioni sospette e mancanza di trasparenza negli appalti a Reggio Calabria mettono in luce criticità strutturali nella gestione tecnica e amministrativa del Comune

“Preliminarmente a qualsiasi considerazione di seguito riportata, ritengo doveroso, da vero garantista,  augurare a quanti sono stati arrestati nella giornata di ieri, per il reato di corruzione, di poter dimostrare la loro innocenza riguardo a quanto loro contestato dalla Procura di Reggio. La vicenda del Ponte Calopinace e gli ultimi fatti emersi in città confermano una questione che sollevo da tempo: il problema di Reggio Calabria non riguarda soltanto la classe politica, ma investe profondamente anche la classe dirigente amministrativa e tecnica del Comune”. Lo afferma in una nota Nuccio Azzarà, candidato al Consiglio Comunale nella lista Reggio Protagonista.

“Un’amministrazione che non garantisce l’accesso agli atti nei tempi e nei modi previsti dalla legge alimenta inevitabilmente un dubbio: che vi sia qualcosa da nascondere, in tutto o in parte. È un principio elementare di trasparenza amministrativa. Se il cittadino chiede documenti su un’opera pubblica e questi non vengono messi a disposizione tempestivamente, il sospetto non nasce dalla polemica, ma dal comportamento dell’Ente”.

Nel caso del Ponte Calopinace, la sequenza degli eventi è ancora più singolare. Dopo la mia richiesta di accesso agli atti, il Comune ha improvvisamente proceduto alla rescissione del contratto nei confronti della ditta incaricata, motivando la scelta con “numerose condotte insanabili praticate nel tempo” dall’impresa. Questa versione contrasta apertamente con quanto sostenuto dallo stesso Comune per mesi e anni. Non solo non erano mai stati evidenziati pubblicamente problemi di tale gravità, ma si era persino scelto di accompagnare il cantiere con annunci, rassicurazioni e iniziative pubbliche, fino alla simbolica cerimonia del cosiddetto “bacio della trave”, presentata come segnale di imminente conclusione dell’opera”.

“Se davvero le criticità erano reiterate e note da tempo, perché non si è agito prima? Perché attendere proprio il momento in cui viene formalizzato l’accesso agli atti? Perché interrompere il rapporto quando, secondo quanto emerso, restavano circa 20 mila euro per ultimare i lavori, dopo che l’impresa aveva già eseguito lavorazioni per importi ben superiori? Una ditta che abbandona un cantiere a pochi metri dalla conclusione e a una somma residuale così limitata rappresenta una circostanza oggettivamente anomala ed estremamente sospetta”.

“Il punto politico è chiaro: se i rapporti tra Comune e impresa erano da tempo deteriorati, la rescissione doveva avvenire prima, nell’interesse superiore della collettività e per evitare l’ennesima incompiuta. Non dopo l’avvio di richieste di chiarimento e accesso documentale. Ma il Ponte Calopinace non è un episodio isolato. Lo stesso modello amministrativo emerge nella gestione del progetto del quartiere Candeloro, dove circa 23 milioni di euro destinati alla riqualificazione urbana e turistica rischiano di essere compromessi da ritardi procedurali e contenziosi. Un’area strategica, destinata a connettere il porto, il futuro Museo del Mare e il waterfront, oggi ostaggio di una macchina amministrativa che mostra evidenti limiti di programmazione e controllo”.

“Per questo ho posto il tema della dirigenza comunale. Non è solo un problema di indirizzo politico. Esiste una struttura burocratica che per legge deve garantire efficienza, imparzialità, rotazione degli incarichi e controllo sui procedimenti. La permanenza pluriennale di dirigenti e responsabili negli stessi settori sensibili, in alcuni casi per decenni, pone interrogativi seri rispetto alla normativa anticorruzione e al principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione”.

“Alla luce di ciò, quanto emerso oggi assume un significato ancora più grave. L’arresto di quattro persone, tra cui due dipendenti comunali, coinvolge direttamente uno dei responsabili unici del procedimento del Ponte Calopinace e dell’Ex Cinema Orchidea. Una figura che, secondo quanto risulta, sarebbe già stata interessata da altri procedimenti penali connessi alla propria attività lavorativa”.

“Infatti, a questo punto la domanda non è più rinviabile: chi è responsabile, in seno al Comune, della scelta di mantenere in una posizione tanto delicata (RUP) un soggetto già gravato da procedimenti penali legati alla funzione esercitata (inchiesta “Revolvo” ) per “corruzione in atti contrari ai doveri d’ufficio” ? Chi ha ritenuto di attribuirgli ulteriori incarichi di Elevata Qualificazione (EQ) scartando probabilmente altri dipendenti? È plausibile pensare che la responsabilità ricada sul Sindaco, sul Direttore Generale, sul Dirigente del Settore Tecnico e sul Responsabile dell’Anticorruzione?  A tale proposito credo che risulti inevitabile per gli inquirenti verificare se la condotta posta in essere dal livello politico possa far emergere responsabilità censurabili sotto il profilo penale”.

L’Amministrazione comunale invece di trincerarsi dietro le frasi retoriche concernenti la fiducia nutrita nei riguardi dell’Autorità Giudiziaria (come se fosse possibile il contrario) avrebbe dovuto vigilare ed intervenire evitando tali macroscopici danni a carico della collettività ed un vero e proprio terremoto giudiziario. Come è stato possibile che l’emergere di “favoritismi, accelerazioni nelle procedure amministrative, scambi illeciti di denaro” e  quanto da tempo vado denunciando in capo alle attività concernenti i RUP per le evidenti “anomalie e mancanze di controlli sui lavori” sia avvenuto all’oscuro di quanti ricoprono responsabilità politiche”.

“La mia attività di denuncia e attenzione verso questo vero e proprio nervo scoperto, rappresentato dalla burocrazia comunale, alla luce degli ultimi gravissimi fatti non può essere considerata fuori luogo. Al contrario, i fatti dimostrano che era necessaria e fondata. E pensare, tornando amaramente allo striminzito ponticello sul Calopinace, che la Calabria ha realizzato alcuni dei ponti più alti e complessi d’Europa, opere ingegneristiche conosciute nel mondo. È inaccettabile che a Reggio una struttura di trenta metri diventi il simbolo di anni di ritardi, opacità e imbarazzo amministrativo. Questo è il mio dovere civico: difendere gli interessi dei cittadini, esercitare controllo, chiedere trasparenza e assumersi anche il peso di denunce pubbliche su temi che toccano il cuore del potere amministrativo. Oggi i fatti dimostrano che avevo pienamente ragione e che questa attività era collegata esclusivamente al mio dovere civico”.