Locride, come ti hanno ridotto? Indietro di un secolo rispetto agli altri

Mentre nelle altre parti della Calabria il progresso avanza, in questo lembo di terra, di colpo si è arrestato per iniziare la sua penosa retrocessione

C’è un lembo di terra, in Calabria, dove il tempo si è arrestato e il futuro non arriva; anche se sarebbe più corretto dire: il futuro non torna! Mentre nelle altre parti della Calabria il progresso avanza, in questo lembo di terra, di colpo si è arrestato per iniziare la sua penosa retrocessione. Questo lembo di Calabria ha un nome: Locride.
Siamo nel 2026 e davvero non siamo davanti a una semplice crisi. Qui, nella Locride, si consuma un assedio feroce e sistematico. Il soffocamento istituzionale verrebbe quasi da dire, che ha trasformato una delle civiltà più antiche del Sud in un relitto abbandonato alla ruggine della storia. Ma quello che è ancora peggio è che, nel retrocedere, non abbiamo che sia sfiorato gli anni 80. Magari fosse stato così. Siamo precipitati direttamente oltre e più oltre ancora: un secolo più indietro, nel baratro assoluto!

50 anni di inganni

Non cerchiamo il colpevole del giorno, il bersaglio usa-e-getta della polemica politica. Il vero nemico ha radici profonde: cinquant’anni di malapolitica, di promesse evaporate, di governi che hanno usato la Locride come un feudo elettorale da spremere e dimenticare. Per mezzo secolo la politica ci ha venduto promesse in cambio di voti. Ha acceso speranze che si sono poi trasformate in cenere. Ha costruito campagne elettorali sulle nostre spalle mentre distruggeva il nostro futuro pezzo dopo pezzo. Ma la verità più “mara” è questa: la Locride è quasi sempre stata il motore silenzioso di vittorie regionali, il bastione che ha consegnato potere ai palazzi della politica calabrese. E cosa abbiamo ottenuto in cambio? Abbiamo ricevuto isolamento, abbandono, infrastrutture fantasma e un deserto di opportunità. Mentre il resto della Calabria prova ad alzarsi in volo, noi siamo insomma rimasti inchiodati a terra, con le ali spezzate da mezzo secolo di bugie istituzionali.

Restituite alla locride i suoi treni

Guardare oggi lo stato delle infrastrutture della Locride significa assistere a una resa dello Stato. Ad esempio dagli anni ’60 fino a parte degli anni 90, le stazioni della Locride erano porte aperte verso l’Italia e l’Europa. I treni attraversavano il Paese, collegavano questa terra a Roma, Milano, Torino, Bari, Bologna ecc. Oggi quelle stazioni sembrano mausolei dimenticati, cattedrali vuote nel deserto dell’indifferenza. Insomma, la scomparsa dei collegamenti ferroviari non è un semplice disagio: è una mutilazione sociale. Perché un popolo privato dei suoi collegamenti è un popolo condannato all’emarginazione. E così, nel 2026, migliaia di cittadini sono costretti a mendicare un passaggio fino alla stazione di Rosarno (dal versante opposto dello Ionio) per poter raggiungere il resto d’Italia da un territorio dove i trasporti pubblici sono fantasmi e i taxi miraggi. Una vergogna indegna di un Paese civile.

Poi ci sono le strade

Non arterie moderne, ma ferite aperte sull’asfalto. La Statale 106: una via crucis infinita, una trappola mortale che altrove è stata modernizzata mentre qui (in questa particolare fascia territoriale) è rimasta inchiodata a un’epoca che il mondo ha già sepolto.
La Bovalino-Bagnara: il simbolo perfetto del fallimento politico calabrese. Cinquant’anni di progetti, conferenze, carte bollate e promesse elettorali. Cinquant’anni di nulla. Un’opera diventata monumento all’inconcludenza. È la Limina l’unico fragile cordone ombelicale di un intero territorio. Basta una frana, basta una chiusura, e la Locride torna isolata come un’isola dimenticata da Dio.

Presidente Occhiuto faccia qualcosa

Presidente, questa terra le ha dato fiducia. La Locride ha sostenuto il suo cammino politico quando altri dubitavano. Ha creduto, ancora, che qualcosa potesse cambiare. Adesso però il tempo delle parole è finito. Signor Presidente, la Locride non pretende miracoli. Nessuno le chiede di cancellare in un giorno mezzo secolo di devastazione politica. Ma oggi lei è davanti a una scelta determinante: essere ricordato come l’ennesimo amministratore del declino oppure come il Presidente che ha avuto il coraggio di spezzare la maledizione della Locride.
Restituisca a questa terra da dignità di tornare a possedere i suoi treni.
Dia essa strade degne del 2026. Completi ciò che altri hanno lasciato marcire per convenienza, paura o incapacità.

Insomma, Presidente, la Locride non chiede pietà. Chiede dignità. Chiede di smettere di essere la periferia dimenticata della Calabria e tornare ad esserne il cuore vivo, fiero, pulsante. Presidente, non lasci che questo grido venga inghiottito dal vento dello Ionio. Perché la storia arriva sempre al momento della resa dei conti. E quel momento è adesso. Presidente, faccia qualcosa! Ora, e prima che il silenzio diventi definitivo.