Da tempo, forse da sempre, pensiamo che Giuseppe Falcomatà sia nato con la camicia. Un modo elegante per dire che abbia una grossa dose di culo. La vittoria netta nel 2014, ma facilitata dalla scia dello scioglimento e dell’eredità del padre, la conferma – ma solo al ballottaggio, dopo una percentuale disastrosa al primo turno per un uscente e grazie a un avversario “debole” – e poi l’elezione in Consiglio Regionale per una manciata di votii. E’ finita? No. Se può consolarlo, anche se in questo momento c’è poco da essere felici, non sta vivendo lui l’immagine più sofferente di una sconfitta clamorosa, rumorosa, disastrosa per la Sinistra di Reggio Calabria. Che ha nell’ex Sindaco, e principalmente in lui, per non dire solo in lui e nelle sue scelte, la responsabilità di questo risultato.
E’ vero: Cannizzaro, questo Cannizzaro, un Parlamentare in ascesa, giovane, energico, vulcanico, pieno di idee, bravo a battersi per Reggio e bravo a narrare le sue azioni, probabilmente avrebbe battuto chiunque, oggi, anche il miglior candidato possibile per il CentroSinistra. Ma se dall’altra parte, pur essendoci il buon Mimmo Battaglia, il protagonista principale della disfatta amministrativa di questi 12 anni si chiama Giuseppe Falcomatà, il risultato non può essere che questo. E la lettura sta tutta qui: l’immagine principale del fallimento è proprio quella dell’attuale Consigliere Regionale, non di certo di Mimmetto, che sicuramente non meritava questo risultato. Anzi, a dirla tutta, questa umiliazione.
E la “fortuna” di Falcomatà, se così si può chiamare, è proprio questa: al posto di Mimmo ci sarebbe dovuto essere lui, per “assaporare” una sconfitta che porta solo il suo nome. L’unico errore, da parte di Battaglia, è stato proprio quello di rimanere troppo “attaccato” a quella stagione fallimentare, facendosi appoggiare pienamente da colui che ha contribuito a rendere sonora la sconfitta, proprio Falcomatà. Un Falcomatà che, non contento dei danni commessi negli anni, ha continuato a commetterne in fase di campagna elettorale. Con post fuori luogo, dichiarazioni assurde, anche nel corso del silenzio elettorale. Delle mosse, avventate, che hanno fatto guadagnare ancora più consenso a Cannizzaro.
E allora no, probabilmente no: il risultato è troppo pesante per Battaglia, per la sua storia, il suo vissuto, la sua persona. Un’umiliazione del genere ha un nome e un cognome, chiaro: Giuseppe Falcomatà. Riteniamo che, anche alla luce dei risultati emersi dal voto, questo weekend elettorale possa aver sancito la sua fine, scavando un solco ancora più profondo di una discesa iniziata già nel 2020, per via di una vittoria elettorale che in realtà aveva più demeriti della controparte, con la scelta Minicuci, che meriti suoi. Il mancato ingresso in Consiglio Comunale di Brunetti e Latella, gli unici due rimasti fedeli in questi 12 anni, sanciscono difatti questa analisi: quella stagione è terminata, e anche nel modo peggiore possibile.
