C’è un uomo che domenica sera, al PalaCalafiore, non giocava solo con le braccia e con le gambe, ma con il cuore e con il coraggio di chi ha visto il buio e ha scelto di tornare alla luce. Andrea Innocenzi, centrale della Domotek Volley, è stato eletto MVP di una finale da urlo, trascinando i suoi al triplete, dopo la vittoria di Coppa Italia e Supercoppa e regalando alla pallavolo reggina una pagina storica.
Dopo mesi anche difficili, Innocenzi ha risposto presente nel momento più importante, con una prestazione maiuscola fatta di muri, attacchi rompenti e quella “cattiveria agonistica” che lascia senza fiato gli avversari. E gli avversari, questa volta, si chiamavano Belluno, già vittima in semifinale di Coppa. Stesso copione, stesso carnefice.
A fine partita, il racconto di Innocenzi è un pugno nello stomaco e una carezza allo stesso tempo: “E’ stata una stagione difficilissima a livello fisico e mentale, perché quando il fisico non va, la mente va di conseguenza. Fortunatamente però, alla fine, tre titoli, il triplete: abbiamo fatto la storia nella pallavolo italiana, calabrese e reggina. Non c’era chiusura migliore di così”. Sul match, una marea di palloni al centro, un lavoro oscuro diventato spettacolo: “Sì, infatti sono un po’ stanco. Tanti salti, avevo un po’ di male alla spalla, ma in partita non ho sentito nulla. Vuoi l’adrenalina, vuoi il tifo. E voglio ringraziare Davide Saitta per la fiducia che ha dato a me e a Luca Presta il mio compagno di reparto”.
Non poteva mancare un pensiero per Matteo Mancinelli
Non poteva mancare un pensiero per Matteo Mancinelli, il compagno di viaggio fermo ai box per un infortunio ancora più beffardo: “Mancio purtroppo è stato più sfortunato di me. Ho visto il suo stendardo all’ingresso in campo. Lui si è sacrificato tanto, quindi questa medaglia è come nostra, è anche sua. Soprattutto sua, che è qua a distanza, ma voleva esserci. Aveva scritto un messaggio sul gruppo che voleva essere qui, poi problemi di trasporti col ginocchio. Faccio un grande in bocca al lupo a Mancio: grande persona, grande amico, grande giocatore. Spero di vederlo più forte di prima a spaccare la palla”.
E poi l’amore per la città, per quel pubblico che ha riempito il PalaCalafiore: “Non ho parole. Tutti dicevano ‘veniamo, veniamo, veniamo’. Alla fine non so quanti fossero, 7.000 e qualcosa, ma si sentivano dal primo all’ultimo, dalla prima fila all’ultima fila. Nei momenti importanti si sentivano e si vedevano”.
