Aurelio Mandica, da Reggio Calabria alla Camargue sulle note della musica gitana | INTERVISTA

Il cantautore reggino, di ritorno dalla Francia, racconta il suo legame trentennale con la Camargue, la musica gitana e il pellegrinaggio europeo in onore di Santa Sara

Di ritorno da una tournée in Francia, Aurelio Mandica, cantautore di Reggio Calabria, rinnova il suo legame con la cultura gitana della Camargue, terra del Sud della Francia non lontana da Marsiglia. Un rapporto nato circa trent’anni fa e diventato, nel tempo, una vera passione artistica e umana. Mandica segue da decenni le sonorità, i riti e le tradizioni del popolo gitano, immergendosi in un universo musicale che ha influenzato profondamente il suo percorso. Nel suo repertorio trovano spazio anche canzoni della tradizione gitana, testimonianza di un interesse coltivato con continuità e rispetto.

Uno dei momenti più significativi di questa cultura è il grande pellegrinaggio dei gitani a Saintes-Maries-de-la-Mer, villaggio della Camargue dove ogni anno, il 24 maggio, si festeggia Santa Sara. Alla celebrazione partecipa il popolo nomade proveniente da tutta Europa, in un rito collettivo fatto di fede, musica e identità.

Una festa che, per intensità e devozione popolare, richiama da vicino le celebrazioni dei santi nei paesi calabresi. Ed è forse anche in questa somiglianza che Mandica ha trovato un ponte ideale tra la sua terra d’origine e la Camargue: due mondi lontani geograficamente, ma uniti dalla forza della tradizione, della spiritualità e della musica.

Di seguito l’intervista realizzata da Graziano Tomarchio, per StrettoWeb.