Villa San Giovanni, Siclari: “la verità sul debito fuori bilancio”

Villa San Giovanni, Siclari: "il punto non è mai stato se il debito riconosciuto fosse pari a circa 93 mila euro. Questo è il dato formale, noto e non contestato"

“Leggo la replica del gruppo “Città in Movimento”, che prova a ridurre la questione del debito fuori bilancio a un problema di numeri, parlando di “dati non corretti” e di operazione tecnica e obbligata. È un tentativo evidente di semplificare il problema. E soprattutto di evitarlo. Perché il punto non è mai stato se il debito riconosciuto fosse pari a circa 93 mila euro. Questo è il dato formale, noto e non contestato. Il punto è come si è arrivati a quel debito. E su questo, le risposte continuano a mancare”. Lo afferma Daniele Siclari, Consigliere comunale di minoranza e Presidente Commissione Bilancio.

“Mancanza copertura del bilancio”

“Dagli atti emerge chiaramente che una parte delle fatture per energia elettrica non è stata pagata per mancanza di copertura nel bilancio; l’Ente è arrivato a un decreto ingiuntivo e a un atto di precetto per oltre 600 mila euro; si è resa necessaria una transazione per evitare ulteriori aggravi. Questi sono i fatti. E non si possono cancellare riducendo tutto a un numero più basso. Dire che si tratta di una spesa “obbligatoria e continuativa” non giustifica nulla. Anzi. Se una spesa è certa, allora deve essere programmata e coperta. Se non lo è stata, il problema non è tecnico. È gestionale. La stessa maggioranza ammette che il debito nasce da “incapienza del capitolo”. E allora la domanda resta senza risposta: perché un servizio essenziale non aveva copertura sufficiente? Il riferimento normativo è chiaro”, evidenzia la nota.

“L’art. 191 del D.Lgs. 267/2000 (TUEL) stabilisce che gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste il preventivo impegno contabile e la relativa copertura finanziaria. In assenza di tali presupposti, non possono essere assunte obbligazioni. Ed è proprio da questa violazione che si genera il debito fuori bilancio oggi riconosciuto. Richiamare il dissesto non basta. Il dissesto impone rigore, non deroghe. E soprattutto non sospende l’applicazione delle norme fondamentali in materia di contabilità pubblica. La transazione viene presentata come una scelta “prudente”. Può anche esserlo. Ma è una scelta che arriva dopo un contenzioso; un precetto; un accumulo di costi. E questo ha prodotto un aggravio per l’Ente. Dire che si è evitato un danno maggiore non significa che non ci sia stato un danno. Significa che si è cercato di limitarlo. A ciò si aggiunge un ulteriore profilo che non può essere ignorato”, rimarca la nota.

“Compressione dei diritti dei consiglieri comunali”

“La proposta di deliberazione è stata trasmessa ai consiglieri tramite PEC in data 25 marzo 2026 alle ore 14:44, ossia in prossimità della seduta consiliare, senza garantire un tempo effettivamente congruo per l’esame di atti complessi e rilevanti. Pur rientrando formalmente nei termini regolamentari, tale modalità ha determinato una evidente compressione sostanziale del diritto dei consiglieri di esercitare pienamente le proprie funzioni di analisi, valutazione e controllo. E anche su questo sarebbe stato necessario un confronto serio in Consiglio. Un confronto che non c’è stato. Perché la seduta è stata chiusa in pochi minuti, senza dibattito, senza contraddittorio, senza opposizione. Ed è questo il punto politico centrale che si continua a evitare. Si può discutere sui numeri. Ma non si può negare che il debito nasce da una gestione che ha violato principi fondamentali della contabilità pubblica; ai consiglieri non è stato garantito un tempo adeguato per l’esame degli atti; il Consiglio non ha discusso. E quando si evita il confronto su atti di questa natura, si evita anche di affrontare le responsabilità”, puntualizza la nota.

“Continuerò a chiedere chiarezza su la gestione delle spese; le responsabilità amministrative; i costi effettivamente sostenuti dall’Ente;  e le modalità con cui si è arrivati a questa situazione. Perché i cittadini hanno diritto di sapere non solo quanto si paga, ma perché si è arrivati a pagarlo. Il resto è solo un tentativo di spostare l’attenzione. E non funziona”, conclude Siclari.