Reggio Calabria, il caso del macellaio di Oliveto finisce su Rete4: la famiglia rompe il silenzio in tv

A “Dritto e Rovescio” il racconto tra lacrime di moglie e parenti: Oliveto si stringe attorno al macellaio condannato a 15 anni e 6 mesi per omicidio e tentato omicidio

L’inviato del programma Dritto e Rovescio, condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4, ha fatto tappa a Oliveto, zona collinare di Reggio Calabria, per incontrare la famiglia di Francesco Putortì, il macellaio cinquantenne condannato lo scorso 3 aprile dalla Corte d’Assise di Reggio Calabria a 15 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio e tentato omicidio. La vicenda riguarda un episodio avvenuto nella sua abitazione, dove Putortì avrebbe colpito con un coltello un ladro introdottosi in casa, ferendo anche un complice durante una colluttazione.

Quello che ci è successo non ce lo aspettavamo, è qualcosa più grande di noi. Mio marito non è un delinquente, ma per lo Stato da vittima è passato a carnefice“, ha dichiarato tra le lacrime la moglie.Siamo amareggiati, ha cercato solo di difendersi“. Un sentimento condiviso anche dalla piccola comunità di Oliveto, che si è stretta attorno alla famiglia. “Il paese è indignato per questa sentenza – raccontano alcuni residenti – perché la propria casa è un luogo sacro. Così si rischia di dare il messaggio che chi entra nelle abitazioni altrui non debba temere conseguenze“.

Dura anche la posizione della cognata, intervenuta ai microfoni del programma: “È una storia che facciamo fatica persino ad affrontare. Mio cognato ha provato a difendere la famiglia, non è un assassino. I delinquenti hanno distrutto la nostra vita. Ha perso anche il lavoro per cui ha lottato una vita. Vogliamo sapere come dobbiamo comportarci nelle nostre case. Non li ha colpiti alle spalle: la colluttazione è avvenuta sulle scale“.

A parlare è anche il figlio Angelo, con la voce segnata dall’emozione: “mio padre è stato condannato a 15 anni e 6 mesi e ha perso tutto. Pensava ci fossi io in casa e invece si è trovato davanti due ladri di grossa corporatura, che gli hanno bloccato la strada“. Una vicenda che continua a far discutere e a dividere l’opinione pubblica sul tema della legittima difesa.