Reggina, Ciccio Cosenza: “Lillo Foti come un papà, non mi faceva mancare nulla”. E quando andò al Casinò con Aronica…

Francesco Cosenza, ex difensore della Reggina, ricorda il bel rapporto con il Presidente Lillo Foti

“A 14 anni andai dal Presidente Foti e gli dissi: ‘io vivo qui, mi devi aiutare economicamente per non chiedere nulla ai miei genitori’. Lui per me è stato un papà, mi trattava come un figlio e faceva sì che non mi mancasse nulla. A quei tempi, 30 euro per un panino o un gelato… diciamo che a fine mese mi trattava bene. Se tifo Reggina? Certo, da sempre, noi della Provincia siamo molto attaccati alla Reggina”. Queste parole sono di Francesco Cosenza, ex difensore amaranto, nel corso di “doppio passo – podcast”. Cosenza ricorda il bel rapporto con l’ex Presidente della Reggina, che ha visto crescere il giocatore, tra i prodotti del Sant’Agata poi arrivati in prima squadra.

Nel suo anno più bello in riva allo Stretto, quello della finale playoff per la Serie A sfiorata, Cosenza ha giocato al fianco di Acerbi. “Ha vissuto due vite” ha affermato parlando di lui. “Lui, Bonazzoli e Costa erano sempre a casa mia, facevamo cene. Calcisticamente, si è visto da subito che aveva qualcosa di diverso, ero io il centrale dei tre e solitamente è il centrale che imposta, invece in quel caso era lui a impostare, era forte, tecnico e aveva personalità, si lanciava in avanti, partendo dalla difesa. Litigare? Con lui era impossibile, è un simpaticone, rideva sempre, faceva sempre la battuta. Se non avesse avuto quello che ha avuto, non sarebbe diventato il calciatore che è. La sua mentalità è cambiata quando ha sposato l’intenzione di essere un professionista serio, dopo quello che ha passato” il riferimento al brutto male contro cui ha dovuto combattere.

Da un difensore all’altro, Cosenza ha parlato anche di Totò Aronica“Di Aronica ho un bel ricordo. Io ero aggregato alla prima squadra di Mazzarri, nel ritiro a Brusson, e dietro la collina c’era Saint Vincent, così andammo al casinò. Noi ci spostavamo tutti con il pulmino, ma non so come lui fosse riuscito a recuperare un’auto. Da buon siciliano riusciva sempre ad accaparrarsi l’amicizia di qualcuno, mollava 50 euro a qualcuno magari. E così io, lui e Ceravolo andammo al casinò, c’era pure Ciccio Cozza, ma io e Ceravolo non avevamo soldi, guardavamo loro giocare” ha raccontando ricordando begli aneddoti in amaranto.