Quinto appuntamento, al Planetario Phytagoras di Reggio Calabria, con la fortunata rassegna “Lo strappo nel cielo di carta”, ideata dal prof. Gianfranco Cordì, filosofo della scienza reggino, e fortemente voluta da Angela Mesiano, direttrice della struttura di proprietà della Città Metropolitana. Venerdi’ 10 aprile, alle ore 21.00, il tema della conferenza sarà: “Portare vasi a Samo”. Sulla scorta del romanzo “La caverna” del romanziere argentino, nonché premio Nobel, Jose Saramago, Gianfranco Cordì, che cura personalmente tutti gli appuntamenti, sposterà l’attenzione dall’originale mito platonico alla critica dei centri commerciali, del consumismo e della disumanizzazione causata dalla tecnologia.
Romanzo
Il romanzo di Saramago – che costituirà il baricentro dell’incontro- sposta, infatti, il focus dal famoso mito del VI secolo a.C. (cioè, dalle ombre dei vasi portati dagli esseri umani fuori della caverna), ai vasi stessi, al loro costruttore, al loro essere oggetti di vendita e commercializzazione. L’incontro del 10 aprile, dunque, costituirà una doppia occasione; da un lato l’idea di attualizzare Platone e dall’altra quella di andare a scovare “il dietro le quinte” di una narrazione che ha fatto epoca nella storia della filosofia. In questo senso, il titolo dell’intera rassegna di incontri del Planetario (“Lo strappo nel cielo di carta”), porterà, questa volta, tutti i presenti dentro i ferri del mestiere e la cassetta degli attrezzi che stanno alla base di ogni rappresentazione, sia essa letteraria o filosofica.
E il titolo stesso dell’iniziativa (“Portare vasi a Samo”), non serve ad altro che a richiamare un motto del tutto eminente nel mondo greco. Samo, infatti, era molto nota per la sua fiorente industria di ceramiche e di vasi. Per cui, l’espressione scelta come emblematica dell’incontro del Planetario vuol dire: compiere un’azione inutile, sciocca e superflua. Samo era già ricca di vasi di suo; portarne altri aveva poco senso… Così come nella caverna platonica, portare altri vasi significherebbe restare ancora dentro una connotazione mitologica. Mentre, invece, la verità e la scienza già si sarebbero potute affacciare soltanto strappando, una volta per tutte, “il cielo di carta”.



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