Gabriele Gravina non si dimette. Lo ha detto ieri, subito dopo la cocente sconfitta dell’Italia in Bosnia che costa al paese la mancata terza partecipazione di fila ad un Mondiale. Sciocco chi ci aveva creduto, verrebbe da dire, considerando come sia andata negli ultimi otto anni. Il capo della Federazione non si è mai assunto responsabilità e non ha mai trovato soluzioni, perlomeno soluzioni che non fossero quelle “classiche”, ovvero i normali avvicendamenti in panchina.
Oggi, però, dalla “tribuna social”, la solita solfa, le solite banalità, i soliti discorsi, come se a cambiare il destino fosse stata la gara di ieri. Una vittoria o una sconfitta non avrebbero cambiato le sorti del calcio italiano, perché nulla è cambiato dal 2014 (né dopo le mancate qualificazioni e né dopo le vittorie di un Europeo) ad oggi e nulla cambierà in modo sostanziale. Eppure nelle ultime ore rispuntano fuori le frasi fatte e già lette e rilette in questi anni: il “piano Baggio” in 10 punti, mai considerato; i settori giovanili; i centri federali; i troppi stranieri in Serie A; i pochi giovanissimi italiani ad alti livelli titolari in Serie A; le troppe squadre in Serie A. Cose dette e ridette, che mai hanno trovato attuazione e che anche stavolta, come le precedenti, svaniranno nel giro di qualche giorno.
La rabbia della politica italiana e quella frase “incriminata”
A differenza del passato, però, questa volta Gravina ha aggravato la sua posizione, riuscendo nell’intento di far arrabbiare la politica italiana e anche gli altri sport. La debacle di ieri, infatti, è stata discussa nell’Aula della Camera. In apertura della seduta Salvatore Caiata di FdI ha chiesto un’informativa al ministro dello Sport sul “fallimento del calcio italiano. Noi ce l’abbiamo particolarmente con Gravina” perché “ha rubato un sogno ai nostri giovani – ha aggiunto – le giovani generazioni ventenni non hanno mai assistito ad una partita dei mondiali, le ‘notti magiche'”.
La Lega chiede una “riforma totale del calcio che è proprietà dei tifosi e non del presidente della FIGC. Rilanciamo subito il limite a 5 extra Ue in campo e l’obbligo di schierare tra i titolari i ragazzi italiani provenienti dai settori giovanili. Se in questi anni non è stato fatto nulla di concreto, la colpa è anche di Gabriele Gravina, una sciagura per il calcio”, ha affermato il deputato Andrea Crippa.
“Vogliamo dissociarci dalla richiesta” di Caiata, “non ci convince in questa narrazione – ha affermato Marco Grimaldi di Avs -. Convocate pure Abodi, chiedete la testa di Gravina ma non vi assolvete dalle responsabilità che avete”. Per Mauro Berruto del Pd bisogna indagare “le ragioni che hanno portato all’abisso del calcio italiano”. A suo avviso “le dimissioni di Gravina non vanno richieste, dovrebbero essere un atto di dignità istituzionale. Per fare una nazionale servirebbe essere attrattivi su giocatori stranieri che alzano il livello”, ma così non è stato. “Mi interesserebbe ascoltare Abodi sulle ragioni” di quanto accaduto “e sui correttivi per invertire la tendenza”.
A far arrabbiare tutti ancor di più, però, è un’altra frase pronunciata ieri dal Presidente della FIGC. Si tratta della risposta alla domanda: perché l’Italia vince in tutti gli altri sport ma non nel calcio? “Il calcio – la replica di Gravina – è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici, facciamo rapporti su basi di equità. Gli altri sono sport di Stato, come quelli invernali: tolta Arianna Fontana, sono tutti dipendenti dello Stato”. Queste parole hanno mandato su tutte le furie gli italiani, quelli amanti anche degli altri sport e che in questi anni si sono sicuramente più avvicinati a figure come Sinner nel Tennis, Antonelli in Formula Uno, le soddisfacenti e vincenti nazionali di Volley, i nuovi miti dell’Atletica e quelli di recente impegnati – con grande successo – alle Olimpiadi Invernali.
A tal proposito Irma Testa, prima pugile donna italiana a salire sul podio delle Olimpiadi con un bronzo a Tokyo, risponde così sui social a Gravina: “i veri professionisti siamo noi che gareggiamo e vinciamo per la maglia e il nostro Paese, guardando giocatori milionari fare brutte figure. Mi alleno più di un calciatore, guadagnando meno dei loro cuochi o delle loro tate” ha scritto su Instagram.
