Manca appena una settimana al 23 aprile, festa del Santo Patrono di Reggio Calabria, San Giorgio. Eppure in città se ne sta parlando poco, troppo poco. Un silenzio parecchio strano, per certi versi sorprendente, sia per le celebrazioni dell’anno scorso, sia per le tempistiche parecchio ristrette. Tant’è che la domanda fra i fedeli sorge spontanea: quest’anno, ci saranno le celebrazioni di San Giorgio, o no? StrettoWeb è andato a indagare.
Che fine ha fatto il Comune?
Abbiamo raggiunto don Nuccio Cannizzaro, volto e anima della Chiesa di San Giorgio al Corso, una delle più belle e apprezzate dai reggini, la famosa Chiesa degli Artisti che sorge al centro del Corso Garibaldi. Gli abbiamo chiesto il motivo di questo strano silenzio e abbiamo scoperto che, in realtà, anche don Nuccio vive nell’incertezza: a una settimana dalle celebrazioni, dal Comune non si è fatto vivo nessuno. Promesse non mantenute, corrispondenze cadute nel vuoto, incontri disattesi.
Un silenzio e un ritardo che ha creato parecchi problemi organizzativi e logistici non solo alla Chiesa, ma anche a tutte le professionalità artistiche e musicali collegate all’evento. Don Nuccio, con una punta di amarezza, ci ha raccontato: “rispetto all’anno scorso non abbiamo fatto molta pubblicità anzi, non l’abbiamo fatta per niente. L’anno scorso abbiamo la festa, in accordo con l’Amministrazione Comunale, tutte le celebrazioni che abbiamo fatto, le abbiamo fatte insieme. Quest’anno, all’insediamento del nuovo sindaco facente funzioni, ho chiesto: ‘volete continuare a fare la festa del Santo Patrono?’. Il sindaco mi ha detto di sì, tutto come l’anno scorso“.
A Don Nuccio è stata chiesta tutta la documentazione, inviata via PEC più volte. Comunicazioni alle quali non è seguita alcuna risposta. “Sono passati diversi mesi, sono andato tante volte al Comune per incontrare i responsabili. Siamo a una settimana dalla festa e non abbiamo avuto risposta, né in bene e né in male. Silenzio. Con i miei collaboratori abbiamo visto che, probabilmente, il Comune non intende più partecipare alla festa del Santo Patrono e allora ci mettiamo d’accordo con la gente, la festa del Santo Patrono la faremo con le piccole forze che abbiamo. Come Chiesa di San Giorgio non abbiamo mai fatto una raccolta fondi per fare la festa, abbiamo sempre fatto una festa religiosa, senza manifestazioni esterne. Semmai, abbiamo fatto tanti concerti“.
San Giorgio: una festa dal grande potenziale trattata con indifferenza
La Festa di San Giorgio, molto vicina al 25 aprile e neanche troppo distante dal primo maggio, potrebbe non limitarsi al solo 23 aprile, ma diventare una celebrazione più lunga, identitaria, nella quale costruire cultura, tradizione, turismo e rilanciare l’immagine della città. Don Nuccio sottolinea: “Reggio ha una devozione a San Giorgio fra le più antiche al mondo, risale circa all’8° secolo. Tuttavia, San Giorgio nel corso degli anni è stato dimenticato dalla città. Questo è il quarto anno che facciamo la festa di San Giorgio, lo stiamo facendo come recupero della nostra identità, non soltanto religiosa, ma anche culturale. Può diventare un fattore identitario, come succede in tantissime parti del mondo. Intorno all’immagine di San Giorgio possiamo costruire un tessuto identitario, sociale, perchè no anche economico. Questo non è solo compito della nostra realtà religiosa, ci vuole anche la collaborazione degli organismi civili. Noi siamo aperti alla collaborazione, purtroppo vediamo che quest’anno c’è indifferenza, ne prendiamo atto“.
Il messaggio di Don Nuccio
Don Nuccio, in conclusione della nostra intervista, ha voluto rivolgere un importante appello: “a tutti i reggini che hanno fede e devozione in questo santo. Uniamoci, partecipiamo alle celebrazioni del 23 aprile alle 11:00 e alle 18:00. Poi sabato, 25 aprile, dopo la messa ci sarà la processione sul Corso Garibaldi. Abbiamo bisogno di riscoprire le nostre radici, da dove veniamo. Perchè altrimenti non sapremo dove andare. Sapere chi siamo, da dove veniamo, per sapere e progettare un futuro, soprattutto per i nostri giovani, ed è quello che noi, in questi anni stiamo tentando di fare. Dare una possibilità ai giovani che frequentano questa chiesa per mettere in atto le loro potenzialità e professionalità, per dare loro una speranza: la speranza che in questa città ci può essere un futuro“.

