Una foto, una ricostruzione, partendo dal nulla. Ma tanto, almeno, la foto è recente, è di ora, giusto? No, è del 2019… Giorgia Meloni faceva già politica? Certo, ma quale sarebbe il senso di tirare fuori un selfie oggi, sette anni dopo, tra l’altro in questo preciso momento storico e politico per l’Italia? Non si sa, o forse sì. I soliti media “anti Meloni” a prescindere, anzi “anti CentroDestra”, e quindi i vari Fatto Quotidiano, Repubblica, Fanpage, Report, hanno tirato fuori una vecchia foto di Giorgia Meloni con un esponente della criminalità organizzata, il pentito Gioacchino Amico, boss camorrista e oggi collaboratore di giustizia nell’ambito del processo Hydra a Milano.
Dall’immagine, da quella sola immagine, il solito “giochetto”: sospetti, presunte inchieste, indiscrezioni, domande e dubbi trasformati in atti quasi concreti e reali. Pur non esistendo uno straccio di prova. Pur rappresentando, quello, probabilmente, un selfie come un altro chiesto da un cittadino a un Presidente del Consiglio. Però intanto il selfie è pubblico, la notizia pure e la macchina del fango è già partita.
La Premier, sui social, si è infuriata: “Oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata” ha scritto Meloni sui social
“Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze” ha aggiunto.
“Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze. Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”.
