Si è svolto oggi un incontro storico presso il Consiglio regionale della Calabria, dove è stato firmato il Protocollo regionale tra il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, l’AIGA Calabria e la Presidenza del Consiglio regionale della Calabria. Questo accordo rappresenta un passaggio di alto valore istituzionale e l’inizio di un percorso condiviso volto a promuovere una visione più consapevole e costruttiva del sistema penitenziario. Il Protocollo nasce dalla ferma volontà di costruire una rete stabile di confronto, studio, formazione e proposta, superando logiche isolate e frammentarie. L’obiettivo è affermare un metodo basato sul dialogo interistituzionale, sulla responsabilità comune e sulla capacità di fare squadra, lontano da personalismi e orientato esclusivamente all’interesse pubblico.
“Come Presidenza del Consiglio regionale — dichiara Cirillo — firmiamo insieme al Garante e ad AIGA un Protocollo importante, il primo di questo genere nella nostra regione. La scelta di questo luogo non è casuale. Con questo Protocollo, il Polo culturale ‘Mattia Preti’ viene messo a disposizione per seminari, convegni, giornate di studio e momenti di riflessione scientifica e giuridica sui temi dei diritti, della dignità della persona e della legalità”. “Saremo ben lieti di ospitare queste iniziative, d’intesa con il Garante regionale e con AIGA Calabria — aggiunge il presidente del Consiglio regionale — perché il Polo, come ho già sottolineato fin dall’inizio del mio mandato, sia sempre più uno spazio vivo: da oggi anche un laboratorio di cultura giuridica, aperto al confronto tra istituzioni, giovani avvocati e società civile”.
Il carcere e la tutela dei diritti
Nel suo intervento, Cirillo ha richiamato anche il valore costituzionale e umano della tutela dei diritti delle persone private della libertà. “La tutela dei diritti di chi è privato della libertà è un dovere delle istituzioni. E, come mi ha insegnato una persona a me cara, Maurizio D’Ettore, una democrazia si misura anche da come protegge le persone più fragili, a partire da chi vive la condizione del carcere”, ha sottolineato Cirillo.
Il Garante regionale ha dichiarato che con la firma del Protocollo si assume anche un impegno culturale, civile e istituzionale. “Il carcere non può essere raccontato solo attraverso l’emergenza, il conflitto o la marginalità. Esiste un’altra narrazione possibile: una narrazione che guarda alla legalità, alla sicurezza, alla dignità della persona, alla rieducazione, alla prevenzione e alla costruzione di comunità più giuste”. La Calabria è al centro di questo percorso, che vuole essere una fucina di idee e proposte, non solo per la regione, ma anche come esempio per il resto d’Italia. L’obiettivo è farne un laboratorio avanzato di riflessione e innovazione istituzionale sui temi della giustizia, dei diritti fondamentali e dell’antimafia penitenziaria.
Un punto fondamentale del Protocollo è l’articolo 7, che rappresenta un passaggio innovativo dell’intesa, conferendo al Protocollo una funzione operativa e proiettandolo verso la costruzione di un modello stabile di collaborazione istituzionale. Questo articolo non è solo dichiarativo, ma pratico, con l’obiettivo di generare metodo, continuità e ricadute concrete sul territorio. “Ringrazio il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Dott. Salvatore Cirillo, per la sensibilità istituzionale dimostrata e per la nuova formulazione offerta proprio a tale articolo, che rafforza il valore del Protocollo e ne amplia la portata strategica”, ha aggiunto il Garante regionale.
Il lascito di Maurizio D’Ettore
Un pensiero commosso è stato rivolto alla memoria di Maurizio D’Ettore, figura alta delle istituzioni, che ha creduto nella necessità di cambiare il sistema penitenziario e di creare una giustizia moderna, capace di ascoltare e includere. Il Garante regionale ha ricordato la sua visione di una giustizia che non fosse separata dal resto della società, ma che fosse in grado di chiamare tutti alla responsabilità: istituzioni, avvocatura, magistratura, amministrazione penitenziaria, università, società civile e territori. “Maurizio D’Ettore aveva compreso che il cambiamento non nasce mai dall’isolamento, ma dalla capacità di costruire ponti. La sua idea di giustizia era profondamente umana e istituzionale insieme: una giustizia capace di ascoltare, di includere, di correggere le storture, di superare le rendite di posizione e di aprire spazi nuovi di responsabilità condivisa”, ha concluso il Garante.
Il vero valore del Protocollo sta nella sua dimensione interistituzionale. Solo attraverso un patto di corresponsabilità tra istituzioni, giovani avvocati, organi di garanzia, società civile e mondo della formazione, il carcere potrà essere sottratto alla narrazione sterile e restituito alla sua funzione costituzionale di legalità, dignità e possibilità di cambiamento. Il Protocollo promuoverà iniziative formative, momenti di confronto pubblico, attività di studio e percorsi di educazione alla legalità, tutti finalizzati a favorire una riflessione concreta su carcere, diritti, reinserimento sociale e la funzione della pena.
Il Garante regionale ha inoltre ringraziato tutte le istituzioni e le figure presenti, e ha sottolineato l’importanza della stampa, che segue e racconta questi momenti, contribuendo così alla costruzione di una nuova coscienza pubblica. “Ringrazio tutte le istituzioni che hanno scelto di esserci — sottolinea il Garante — perché la presenza istituzionale non è mai un fatto neutro: è un segnale, è una scelta di campo, è la testimonianza che il tema del carcere, dei diritti, della sicurezza e della dignità non può essere lasciato alla solitudine di pochi. Ringrazio la stampa, perché raccontare questi percorsi significa contribuire a costruire una coscienza pubblica nuova”.
Un primo passaggio verso il cambiamento
La firma odierna del Protocollo rappresenta solo il primo passo di un cammino più ampio che mira a rafforzare il ruolo della Calabria nel dibattito nazionale sui temi della giustizia penitenziaria e della tutela dei diritti. Questo percorso è destinato a diventare una vera best practice regionale, con l’intento di essere replicato in altre regioni, per costruire una rete più forte, coesa e responsabile. “Parlare di carcere oggi significa parlare della qualità della nostra democrazia. Significa comprendere che sicurezza e diritti non sono concetti contrapposti, ma pilastri dello stesso edificio costituzionale. Da qui vogliamo partire: dalla Calabria, dal Consiglio regionale, da una collaborazione leale e concreta, per dare vita a una vera rivoluzione gentile”, ha concluso il Garante.
