Elezioni Reggio Calabria, la lettera alla città da un reggino fuori sede: dal significato della politica alla deriva delle campagne elettorali

"Tra consenso e realtà: il senso perduto della politica e la sfida della scelta consapevole"

Di Alessio Marrari – Partendo dal significato più profondo della politica, intesa come l’insieme delle attività, delle idee e delle decisioni attraverso cui una comunità organizza la propria convivenza, esercita il potere e persegue il bene comune, mediando tra interessi diversi e stabilendo regole condivise, si ha spesso l’impressione che il panorama nazionale smarrisca proprio questa dimensione originaria, offrendo esempi tutt’altro che edificanti, un modello che, per emulazione o adattamento, tende inevitabilmente a riflettersi anche sui territori. Vivo a Novara, in Piemonte, e posso constatare come le campagne elettorali non si discostino in modo significativo da quelle a cui si assiste, nello specifico, nella mia Reggio Calabria.

Il copione appare pressoché identico, attacchi trasversali tra partiti, sistematico discredito dell’avversario, promesse rivolte ai cittadini che fanno leva su bisogni immediati e di pancia, spesso legati a interventi di manutenzione o a questioni di gestione ordinaria, a ciò si aggiungono annunci ambiziosi talvolta enfatici su nuove infrastrutture, crescita economica e occupazionale fino a ipotizzare sviluppi industriali di ampia portata. Parallelamente si amplifica il richiamo all’ascolto della collettività con candidati che si presentano come interlocutori attenti alla raccolta di lamentele e criticità diffuse, eppure questo schema non rappresenta una peculiarità locale né può essere attribuito esclusivamente alla realtà reggina, si tratta piuttosto di una prassi consolidata su scala nazionale, un modus operandi che si replica con sorprendente uniformità da un territorio all’altro del Paese.

In questo quadro, emergono anche dinamiche meno esplicite ma altrettanto significative: la tendenza a personalizzare il confronto politico fino a ridurre le elezioni a una competizione tra figure più che tra idee, la costruzione di narrazioni semplificate che dividono il campo tra “risolutori” e “responsabili del problema”, l’uso strategico della paura del cambiamento o del declino come strumento di mobilitazione, e la ricerca costante di visibilità mediatica come sostituto del radicamento amministrativo. Si afferma inoltre una comunicazione spesso discontinua, che si intensifica in prossimità del voto e si affievolisce nella fase di governo, alimentando una percezione ciclica della politica, più legata all’evento elettorale che alla gestione quotidiana della cosa pubblica.

In definitiva, ciò che dovrebbe essere confronto di visioni e responsabilità collettiva rischia di trasformarsi in una sequenza di messaggi reattivi, costruiti sull’urgenza del consenso più che sulla continuità della progettazione. Basterebbe, forse, lasciarsi coinvolgere meno dalle manie e dalle smanie di protagonismo, e riportare al centro della propria azione la vera missione del politico: il cittadino, prima ancora e dopo ancora dell’elezione.

Tra consapevolezza dei cittadini e responsabilità della credibilità

Nel corso del tempo ho avuto modo di riscontrare candidati di grande garbo istituzionale, dall’educazione raffinata e improntati a buone maniere, accanto ad altri più ruspanti, diretti, talvolta quasi sanguigni nel linguaggio e nei modi. È evidente che qualcuno, alla fine, dovrà pur assumersi la responsabilità di governare, ma la domanda che dovrebbero porsi tutti i candidati è un’altra, più profonda e meno retorica: cosa sceglieranno realmente i reggini? Oggi i cittadini non sono più spettatori ingenui.

Hanno occhi, hanno orecchie, e soprattutto hanno memoria. Conoscono le dinamiche di partito, riconoscono i meccanismi della campagna elettorale, e sanno distinguere le promesse ricorrenti dalle possibilità concrete. Sanno bene che certe dichiarazioni si ripetono con una puntualità quasi rituale a ogni tornata elettorale, e che molte di esse restano spesso sospese tra intenzione e realizzazione. Per questo motivo, “fregare” il cittadino è diventato, di fatto, pressoché impossibile. Ciò che resta, allora, è la responsabilità della credibilità, la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si è, prima ancora di ciò che si promette. Infine, i social network non rappresentano sempre un fattore di equilibrio nel dibattito pubblico; al contrario, per molti candidati si trasformano in un palcoscenico ormai ritenuto indispensabile, sul quale alcuni finiscono persino per percepirsi come vere e proprie “star” territoriali e mediatiche.

È un ambiente che, più che favorire una riflessione autentica sugli obiettivi collettivi, tende spesso a distorcere le priorità, spostando il baricentro dell’azione politica dalla comunità all’individuo. In questa dinamica, il rischio più evidente è la progressiva amplificazione dell’ego personale, alimentato da consenso immediato, visibilità costante e interazione continua, con la conseguenza di perdere di vista la dimensione essenziale della politica: la cura concreta e quotidiana dell’interesse collettivo. In tutto questo, auspico a titolo personale che i reggini possano essere coinvolti nel voto principalmente dalla scelta della persona perbene, portatrice di contenuti improntati alla rettitudine e alla coerenza, e che sappiano, al tempo stesso, distaccarsi dalle logiche di partito e dalle dinamiche spesso omologanti che i partiti impongono ai candidati, secondo uno schema ormai diffuso in larga parte del Paese.

Non credo più, oggi, nei colori politici e nelle ideologie contemporanee così come vengono proposte, spesso prive di reale continuità progettuale e sempre più alimentate da slogan destinati a esaurirsi subito dopo l’intervento davanti a una platea numerosa. Quando i contenuti sono realmente compresi, approfonditi e metabolizzati, allora possono tradursi in azione concreta; quando invece si riducono a poche parole appiccicate, costruite per l’effetto immediato e non per la sostanza, il rischio è che il castello retorico crolli rapidamente, lasciando spazio al vuoto e alla disillusione. In questo senso, l’auspicio è che i reggini possano leggere, riflettere e maturare una scelta consapevole, andando oltre la superficie della comunicazione politica e recuperando il senso più autentico della partecipazione.