Altro che “campo largo“. Quello che, nell’idea della sinistra, doveva essere un contenitore che mettesse insieme tutte le opposizioni al governo di Giorgia Meloni, dai centristi di Carlo Calenda ai comunisti delle varie fazioni estremiste, in riva allo Stretto è già in frantumi. Calenda, infatti, è alleato del Centrodestra con Cannizzaro, gli altri partiti neanche esistono o sono ridotti ai minimi termini, e i nomi delle candidature appaiono così fragili da far presagire un disastro di proporzioni politicamente drammatiche per quell’area politica che ha governato ininterrottamente la città negli ultimi 12 anni. In modo pessimo, certo, ma questo non basta per giustificare un distacco come quello che si prefigura in vista del voto di 24 e 25 maggio.
La politica non è matematica, ma i numeri contano tantissimo. E se Cannizzaro ha già blindato 12 liste, che forse diventeranno 13, il Centrosinistra non andrà oltre le 7, con un numero di candidati di gran lunga inferiore. Quando sabato prossimo, a liste presentate, faremo la conta, non ci dovremo sorprendere se il numero dei candidati del Centrosinistra sarà della metà rispetto a quelli del Centrodestra. E già questo significa tantissimo, in vista del voto. Ancor più grave è poi la situazione delle candidature, se andiamo a vedere la composizione di queste sette liste della maggioranza uscente da Palazzo San Giorgio.
I clamorosi forfait di Movimento 5 Stelle, Canale e Muraca
A fare rumore sono più le assenze che le presenze. Avete mai visto una coalizione in cui il secondo partito non si presenta neanche? E’ vero che il Movimento 5 Stelle a Reggio Calabria è sempre stato inesistente, non è mai entrato in consiglio comunale e non ha alcun radicamento territoriale. Ma è anche vero che almeno alle precedenti elezioni la lista l’ha fatta, la candidatura l’ha espressa, e a maggior ragione oggi con la costruzione del campo largo a livello nazionale, bisognava mandare il messaggio della propria presenza nella seconda città più importante d’Italia (dopo Venezia) in cui si vota questa Primavera. Altro che Conte candidato premier e primarie di coalizione: dopo le elezioni di maggio, il Pd si confermerà unico riferimento della coalizione con un Movimento 5 Stelle totalmente in frantumi.
Meno importanti ma altrettanto gravi le assenze di Massimo Canale e Giovanni Muraca, i due candidati usciti sconfitti dalle primarie: non si candidano e non presentano una lista. A questo punto la domanda sorge spontanea: quelle primarie, che senso hanno avuto? Così Battaglia si ritrova solo, abbandonato in una sfida più grande di lui. Al suo fianco è rimasto soltanto Falcomatà, che presenta le sue storiche tre liste civiche Reset, La Svolta e Innamorarsi di Reggio. Ma l’unica vera Svolta sarà quella di riconsegnare la città al Centrodestra, l’unico vero Reset sarà quello della sinistra e l’unico obiettivo raggiunto da 12 anni di Falcomatà è stato quello di “Disamorarsi di Reggio” per migliaia di cittadini nauseati dalla peggiore stagione di malapolitica, degrado e abbandono della città.
L’unico alleato fedele rimane AVS che punta tutto sul buon Demetrio Delfino per ottenere un seggio in consiglio comunale. Non sarà comunque facile. Poi c’è la lista dei renziani, la Casa Riformista con Italia Viva, PSI e il Partito Repubblicano: riuscirà Quartuccio a riconfermarsi consigliere? Non sia mai lasciasse Palazzo San Giorgio senza una figura allegorica che chiede la parola, si dimentica di ciò che stava dicendo, accusa un suo compagno di partito di averglielo fatto dimenticare e spegne il microfono risentito. Previsioni abbastanza scontate per le civiche di Falcomatà, con La Svolta costruita su misura per Carmelo Romeo e Reset per Gianni Latella. Più difficile raggiungere il quorum per Innamorarsi di Reggio (dove c’è Burrone) e per la civica di Battaglia, “Battaglia Sindaco“, dove c’è il povero Nino Liotta ad ambire concretamente all’elezione. Ma per raggiungere il quorum servono i voti di tanti altri candidati. Magari arriveranno in questi ultimi giorni.
La super lista del Pd: boom di candidati forti e obiettivo 20% con almeno 5 seggi
Tutto il resto è nella lista del Partito Democratico. Una decisione controversa, quella di accentrare tutti i migliori candidati – aggettivo, sia chiaro, riferito esclusivamente al numero di voti che portano in dote e non certo un giudizio sulle persone – in un’unica lista. Ma funzionale alla narrazione dei vertici nazionali del partito, post elezioni. Nel Pd, infatti, troviamo i due vice di Falcomatà, a lungo facenti funzione al Comune e alla Città Metropolitana, Paolo Brunetti e Carmelo Versace , quest’ultimo apertamente sostenuto dal Nino Castorina dopo la clamorosa nomina a Capo di Gabinetto della Città Metropolitana. La candidatura di Brunetti e Versace nel Pd contribuisce a misurare quanto è alta, quasi assoluta, la quota di Falcomatà, o comunque dell’eredità di Falcomatà, nel peso di queste elezioni reggine, ma non è certo finita qui. Nella stessa lista del Pd troviamo anche Marcantonio Malara, Giuseppe Marino, Enzo Marra, Anna Briante, Lucia Nucera convinta a rientrare dopo aver provato la candidatura a Sindaco, e ancora Franco Barreca, Angela Martino e un elenco sconfinato di persone che prendono oltre 500-600 voti e che sono stati in Giunta con Falcomatà. Per questo motivo riteniamo che il Pd sarà il partito più forte in assoluto nella coalizione di Centrosinistra, con 5 seggi sicuri, probabilmente sei e forse anche sette se riuscirà a superare il 20% dei voti totali. Così, tutto sommato, diranno anche di essere andati bene pur avendo perso la città dopo 12 anni di governo, e si giocheranno il dato a livello nazionale contro il Movimento 5 Stelle di Giuseppi l’amico storico di Trump.
Per il resto, tornando a Reggio, gli assestamenti dei prossimi giorni saranno decisivi per le strategie elettorali. Perché, come abbiamo già illustrato nell’approfondimento sul Centrodestra, per vincere le elezioni non è importante soltanto quanti voti prendi, ma anche in quale lista sei.



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