“Messina è il principale nodo di continuità territoriale tra Sicilia e continente, ma non trattiene il valore che produce. Per questo abbiamo presentato il disegno di legge ‘Messina, Porta del Mediterraneo’”. A dichiararlo il senatore Antonio Nicita, vicecapogruppo del Partito Democratico al Senato e promotore del provvedimento, nel corso della conferenza stampa svoltasi presso il comitato elettorale del candidato sindaco Antonella Russo, in via Ghibellina 17. “Un intervento strutturale, quello proposto, che punta a colmare il divario tra la funzione strategica della città e il suo sviluppo economico”, evidenzia Nicita.
“Parliamo del primo porto d’Europa per traffico passeggeri – ha aggiunto Nicita – ma con un tasso di disoccupazione del 19,3% e retribuzioni medie annue intorno ai 16.500 euro, inferiori di oltre 6.000 euro rispetto alla media nazionale. È un caso evidente in cui il mercato non corregge gli squilibri e serve un intervento pubblico mirato”. Il quadro demografico ed economico appare altrettanto critico: nel 2024 oltre 1.300 persone hanno lasciato la provincia, di cui più di 800 giovani tra i 18 e i 39 anni. “Una dinamica strutturale che impoverisce il territorio e riduce la sua capacità di crescita. E Messina non può più permetterselo”, ha commentato Antonella Russo, candidata sindaca per la coalizione di centrosinistra.
Dettagli
Nicita spiega: “il disegno di legge introduce una disciplina speciale per la Città Metropolitana di Messina, sul modello di esperienze già adottate in altre realtà strategiche italiane, e si articola su tre direttrici principali:
• rafforzamento infrastrutturale e logistico;
• sostegno all’occupazione stabile e contrasto alla fuga dei giovani;
• governance unitaria degli investimenti pubblici.
Sul piano finanziario, il provvedimento mobilita esclusivamente risorse già esistenti – tra cui Fondo sviluppo e coesione 2021–2027, Piano nazionale complementare, fondi europei TEN-T, strumenti della ZES Unica Mezzogiorno e fondi nazionali per mobilità e occupazione – per un valore complessivo stimato tra i 650 e i 700 milioni di euro nel quinquennio”, conclude Nicita.
