Via libera alla trasparenza nei comunicati di polizia: indicare età, sesso e nazionalità

Il Consiglio degli Stati approva l’iniziativa con 23 voti a favore: dati su autori, indiziati e vittime nei comunicati, salvo esigenze di tutela della personalità

Il Parlamento svizzero si è espresso a favore di una maggiore trasparenza nei comunicati di polizia. Secondo un’iniziativa parlamentare già approvata dal Consiglio nazionale, e accolta martedì anche dal Consiglio degli Stati con 23 voti favorevoli, 16 contrari e un’astensione, le informazioni diffuse dalle autorità dovranno includere età, sesso e nazionalità delle persone coinvolte nei reati — autori, indiziati e vittime — salvo nei casi in cui vi siano esigenze di tutela della personalità o il rischio di rendere identificabili i soggetti interessati.

La decisione della Camera alta va in direzione opposta rispetto alla raccomandazione formulata dalla commissione preparatoria, che aveva invitato il plenum a respingere la proposta avanzata da Benjamin Fischer (UDC, destra conservatrice). La commissione, come spiegato dal relatore Daniel Jositsch (PS, sinistra), riteneva infatti inopportuno stabilire per legge quali dati le autorità di perseguimento penale debbano rendere pubblici riguardo ai sospettati. Attualmente, circa la metà dei Cantoni fornisce già queste informazioni nei propri comunicati, pur in assenza di un obbligo formale, mentre gli altri preferiscono valutare di volta in volta le modalità di diffusione.

Di diverso avviso il consigliere agli Stati Marco Chiesa (UDC), secondo cui esiste un chiaro interesse pubblico affinché i cittadini ricevano informazioni complete, veritiere e trasparenti sulla situazione della sicurezza. A suo giudizio, soprattutto in un sistema di democrazia diretta come quello svizzero — che prevede ampie possibilità di partecipazione popolare — è fondamentale che la popolazione possa disporre di dati sufficienti per comprendere pienamente i fatti. Questo implica, ha sostenuto, anche la comunicazione di età, sesso e nazionalità delle persone coinvolte nei reati.

Chiesa ha inoltre sottolineato che l’obiettivo non è quello di stigmatizzare alcun gruppo, bensì di attenersi ai dati e alla realtà dei fatti. Secondo il senatore ticinese, la mancanza di chiarezza e certe scelte considerate opportunistiche rischiano di erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Una comunicazione più trasparente, al contrario, contribuirebbe a rafforzare il dibattito pubblico e a garantire un’informazione realmente completa.