Quando in una separazione o in una causa sui figli emerge un problema di tossicodipendenza, alcoldipendenza o altra dipendenza patologica, la domanda arriva quasi sempre subito: quel genitore perde automaticamente l’affidamento? La risposta, giuridicamente, è no. Nel nostro ordinamento non esiste un automatismo di questo tipo. Il giudice, infatti, deve assumere i provvedimenti relativi ai figli con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale del minore, valutando in concreto tempi, modalità di presenza e capacità di ciascun genitore di garantire cura, educazione e stabilità.
Questo significa una cosa molto importante: non decide il passato in sé, e non decide neppure una semplice etichetta. Il fatto che un genitore abbia avuto o abbia problemi di dipendenza non comporta, da solo, l’esclusione dalla vita del figlio. Il punto è capire se quella situazione incida davvero sulla capacità genitoriale, sulla sicurezza del minore, sulla continuità della relazione e sull’equilibrio quotidiano del bambino o del ragazzo.
Naturalmente, questo non vuol dire che il problema venga ignorato. Se il giudice ritiene che l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore, può disporre l’affidamento a uno solo dei genitori con provvedimento motivato. E nei casi in cui la condotta del genitore non sia tale da giustificare la decadenza dalla responsabilità genitoriale, ma appaia comunque pregiudizievole, il tribunale può adottare i provvedimenti ritenuti opportuni per proteggere il figlio.
Se poi il quadro è più grave, la legge prevede strumenti ancora più incisivi. L’art. 330 c.c. consente infatti al giudice di pronunciare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i propri doveri oppure abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio. Ma anche qui il punto centrale resta lo stesso: serve un pregiudizio concreto e serio per il minore, non basta un sospetto, una paura generica o una condizione astratta.
In questo contesto conta molto anche il percorso che il genitore sta facendo. I Ser.D. non si occupano soltanto della persona con dipendenza, ma anche della presa in carico dei familiari e lavorano con un approccio multiprofessionale di prevenzione, cura e riabilitazione. Essere in trattamento, seguire un percorso, dimostrare stabilità e adesione alle cure non cancella automaticamente i problemi, ma è certamente un elemento che può assumere rilievo nella valutazione complessiva del caso.
In definitiva, nelle cause di famiglia la domanda giusta non è se un genitore con dipendenze “meriti” o meno di vedere i figli. La domanda giusta è un’altra: oggi, concretamente, quel genitore è in grado di garantire al minore tutela, presenza, affidabilità e serenità? È su questo che il giudice decide. Ed è per questo che, in materie così delicate, servono prudenza, prove concrete e soprattutto la capacità di distinguere il pregiudizio sociale dalla reale tutela del minore.
