Relazione annuale sicurezza: “in Italia cresce minaccia anarco-insurrezionalista e ProPal”

Nella relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2026 'Governare il cambiamento' si legge come

Quanto all’evoluzione dello scenario contestativo ed eversivo interno, resta centrale il tema dell’opposizione alla guerra, agli investimenti bellici e all’imperialismo, anche in funzione degli sviluppi delle crisi internazionali, in particolare dell’andamento del conflitto in Medio Oriente. L’attivismo anarco-insurrezionalista si conferma come il vettore di minaccia più concreto anche alla luce dei recenti attentati compiuti nel contesto delle proteste contro i Giochi Olimpici Milano-Cortina ai danni della rete ferroviaria nazionale”. E’ lo scenario descritto nella relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 ‘Governare il cambiamento’.

Nel 2025 l’attenzione dei circuiti libertari si è concentrata soprattutto sulla denuncia delle ricadute interne delle guerre, attraverso la critica all’aumento della spesa militare e all’asserita spinta verso la militarizzazione della società, nonché sul contrasto alla ‘repressione’, nel cui solco s’inseriscono le mobilitazioni contro i recenti interventi legislativi in materia di sicurezza – prosegue la relazione – Gli ambienti dell’oltranzismo marxista-leninista hanno anch’essi riservato un’attenzione strumentale agli sviluppi delle crisi internazionali in corso, con l’obiettivo di dare maggiore risonanza a iniziative antimilitariste e anti-atlantiste, nonché di collocare il sostegno alla causa palestinese in una cornice anticapitalista.

Non è mancato un rinnovato attivismo in favore dei ‘rivoluzionari prigionieri’, sviluppato anche in concorso con omologhi circuiti internazionali, che ha cercato sinergie con le componenti del dissenso più attive sul fronte del sostegno alla causa palestinese. Analogamente, l’eterogeneo movimento antagonista ha cavalcato l’onda mobilitativa contro il conflitto a Gaza per favorire la convergenza tra tematiche e istanze diverse, nonché per ricompattare il fronte del dissenso facendo leva sull’antisionismo, sulla denuncia della cosiddetta ‘economia di guerra’ e sulle sue ricadute in ambito socio-economico. Tale mobilitazione, nel corso del 2025, si è progressivamente sovrapposta al percorso di lotta contro il cosiddetto ‘Decreto sicurezza’”.

In questa cornice, la campagna anti-repressiva ha stigmatizzato l’asserita criminalizzazione del dissenso ProPal, anche in seguito ad alcune operazioni di polizia giudiziaria condotte contro militanti coinvolti nelle violenze occorse durante iniziative di piazza”, si legge nella relazione.